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coronavirus e fotografia

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28/3/2011 17:42
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Buona sera,

sperando di postare nel posto giusto, volevo condividere alcune riflessoni tra fotografia e coronavirus.

In tutti gli eventi drammatici che fin qui hanno punteggiato la nostra storia recente, la fotografia è sempre stata presente come strumento di documentazione, rappresentazione o racconto dell'evento, inutile citare.

Sappiamo pero' che questi eventi hanno visto in prima linea i fotografi professionisti con reportage o scatti unici tanto più efficaci quanto più la sintesi figurativa ha suscitato o coivolto emotivamente un numero maggiore di spettatori.

Ecco nella fattispecie dell'emergenza attuale a me ha sorpreso che la foto diventata icona è quella dell'infermiera spossata sopra il PC, scattata non da un professionista ma da una collega. L'immagine non è perfetta come composizione è stata fatta con uno smartphone e fin qui siamo nell'ovvio, ciò che mi ha sorpreso invece è stato il bianconero...

Come sappiamo quella immagine è diventata simbolo in tutti i media e da quella immagine è nata l'ondata di empatia verso il personale sanitario oramai nota. Si dirà che i fotografi non possono avere accesso negli ospedali in questo momento, eppure immagini che coprono l'attualità fuori dagli ospedali non mancano le avete viste anche voi in rete. Quello che invece a me sembra mancare in questo momento sono propri i Fotografi.


Ammetto la banalità delle mie considerazioni sono ben cosciente di quanto il digitale abbia livellato l'uso del mezzo fotografico, di fatto l'immagine citata ne un esempio, nel caso è nel diritto degli amministratori di eliminare il thread.

Tone


Inviato: 15/3 19:03
tone
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Re: coronavirus e fotografia

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29/5/2009 11:05
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Penso da tempo che oggi i migliori fotografi -nel senso di reporter- siano i cittadini stessi o in generale chi ha una macchina o telefono in mano e si trova dentro la situazione, da Abu Ghraib 15 anni fa all'infemiera di oggi. Non serve uno sguardo, non serve una tecnologia "leica", non serve photoshop devi semplicemente essere lì con un telefono o una macchinetta da due centesimi. Essere lì per i fotografi non è sempre possibile e la tecnologia da 20 scatti al secondo serve solo se devi fare la formula uno. Oggi non mancano i fotografi anzi siamo tutti fotografi e non serve avere una partita iva o una tessera.

Inviato: 16/3 8:21
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Re: coronavirus e fotografia

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Negli ultimi anni il modo di fare fotografia è cambiato in modo esponenziale.
Oggi la fotografia si fa con lo smartphone, il ritratto è il selfie.
Chiunque ha uno smartphone in mano è un Fotografo.
Chiunque ha uno smartphone in mano vuole vedere fotografie fatte con lo smartphone.
Il Fotografo di un tempo non esiste più. E' stato spazzato via dal... Progresso.

Inviato: 17/3 9:11
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Re: coronavirus e fotografia

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29/5/2009 11:05
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A conferma di quello che ho scritto sopra basta vedere il reportage trasmesso a Piazzapulita https://www.la7.it/piazzapulita/video/ ... a-morte-19-03-2020-314507 ieri sera da un reparto di terapia intensiva. le immagini sono fatte dagli stessi sanitari ma hanno una potenza enorme. Quando si tratta di documentare un fatto tremendo non servono particolari abilità visive o tecniche.

Inviato: 20/3 10:02
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Re: coronavirus e fotografia

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La fotografia d'informazione contemporanea ha un punto debole, anzi debolissimo: l'affidabilità della correttezza. Quando scattavano solo o quasi i professionisti, c'erano delle catene di responsabilità, che oggi sono svanite. Le immagini, a causa anche della facilità di falsificazione, sono meno autorevoli che mai.

Quello che manca, tuttavia, è la consapevolezza del linguaggio e della grammatica dell'immagine, per cui non sempre ciò che il fotografo moderno dice corrisponde a ciò che vuol dire. Dovremmo solo adottare una grammatica delle immagini nelle scuole dell'obbligo e il passaggio dal fotogiornalismo classico a quello diffuso sarebbe compiuto.

Qui di seguito una mia immagine da smartphone del 1° Febbraio, scattata un in un Flixbus Lecce-Roma. Il virus era ancora lontano, ma il terrore lo precedeva. Iniziava la settimana del "dagli al cinese".
Scattata in posizione Pro, manuale, 200 iso, 1/100 f/2.4 focale 4,3 mm

L'altra è tratta dal mio libro "Albania on the wave of the years", è del 1991 e illustra la stanchezza di un'infermiera in un paese con un mucchio di malati e solo un pugno di medici ed infermieri. La ho riprodotta con lo smartphone.

Allega:



jpg  img_1580566403735.jpg (892.37 KB)
436_5e74f57c8df18.jpg 2000X2000 px

jpg  20200320_173938.jpg (990.15 KB)
436_5e74f58b67229.jpg 1500X2000 px

Inviato: 20/3 17:55
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Re: coronavirus e fotografia

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22/6/2009 11:34
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Va bene la grammatica…, io però mi concentro anche sull’estetica.
La foto sul Flixbus, non è una foto fatta con lo smartphone (come se ne fanno, tanto per farle, diversi miliardi al giorno), è la foto fatta da un professionista con alle spalle decenni di esperienza che incidentalmente, per farla, ha usato uno smartphone.
C’è una bella differenza.
Io, nella mia ignoranza fotogiornalistica, la trovo così perfetta e completa che mi sembra costruita in studio (non voglio denigrare, ma sono (stato) uno still-lifer…), mi porta immediatamente alla mente “Mimic” di Jeff Wall…
E come davanti a tutte le foto attinenti a un genere che non mi appartiene capaci di emozionarmi, mi inchino. Quell’inizio della settimana del "dagli al cinese", a mio avviso, non poteva essere rappresentato meglio.

Ma la domanda che mi pongo è: in quanti, oggi, riescono ad apprezzarla?
O peggio: se metto quella foto accanto ad una “fatta con lo smartphone” (una qualunque dei diversi miliardi giornalieri, tanto sono tutte uguali), e chiedo a 100 persone quale delle due preferisce, che risposta ottengo?

Inviato: 21/3 14:24
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Re: coronavirus e fotografia

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Orso, mi fai ripensare a quanto detto da Depardon a proposito di McCullin prendendo come esempio due loro fotografie del medesimo soggetto, riprese nello stesso istante, quasi con la stessa angolazione: "...la mia fotografia era una mrd" (ho usato le virgolette anche se le sue parole non furono proprio quelle).

Inviato: 21/3 15:05
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Re: coronavirus e fotografia

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Citazione:


Ma la domanda che mi pongo è: in quanti, oggi, riescono ad apprezzarla?
O peggio: se metto quella foto accanto ad una “fatta con lo smartphone” (una qualunque dei diversi miliardi giornalieri, tanto sono tutte uguali), e chiedo a 100 persone quale delle due preferisce, che risposta ottengo?


E' uno dei motivi per il quale ho lasciato il fotogiornalismo (l'altro era meramente economico), o delle giustificazioni che mi sono dato nel tentativo di non rimpiangerlo-

P-S. Grazie per l'apprezzamento. Quasi mi commuovo. Davvero.

Inviato: 21/3 17:51
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Re: coronavirus e fotografia

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Tone,ti sei risposto da solo: in questo momento negli ospedali non possono accedere i fotografi pro, c'è una pandemia in corso e non mi sembra il caso, è ovvio a questo punto che chiunque deve per forza di cose permanere negli ospedali, possa documentare ciò che succede e non si può pretendere che infermieri, dottori, portantini, ecc. si improvvisino dei Cartier Bresson, ma la differenza sta proprio qui, la qualità delle immagini prescindendo dallo strumento con cui sono fatte, abbisognano anche di un'anima che può apportare solo chi è dotato di "consapevolezza del linguaggio e della grammatica dell'immagine", come dice Franz. Lo stesso Franz poi ci ha mirabilmente mostrato con due soli scatti il drammatico tema coronavirus, le fobie dell'uomo comune fino allo stress degli addetti ai lavori. Insomma come in tutte le cose "la classe non è acqua".

Inviato: 2/4 21:42
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Re: coronavirus e fotografia

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Un fotografo americano - non ne faccio il nome ma alcuni di noi di fotoavventure sanno di chi parlo - decise di fare un servizio fotografico - ancora in piena emergenza - sull'uragano Katrina che travolse la Louisiana.

Fu strapazzato pubblicamente da alcuni colleghi, da parte del pubblico e - a quanto mi è sembrato di capire - ebbe anche un danno di immagine non trascurabile.

Io non sono un foto-giornalista, quindi parlo solo da uomo della strada. Dico solo due cose:

1. Non tutto è fotografabile. Esistono limiti. Limiti interpretati dall'etica e la dignità del singolo fotografo (inteso come essere umano, non come professionista), e non certo solo quelli fissati per legge.

2. La linea di demarcazione tra informare e documentare le tragedie umane e farsi una carriera sui morti è molto sottile. Procedere quindi con grande cautela.

Marco


Inviato: 3/4 8:39
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Re: coronavirus e fotografia
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“la qualità delle immagini prescindendo dallo strumento con cui sono fatte, abbisognano anche di un'anima che può apportare solo chi è dotato di "consapevolezza del linguaggio e della grammatica dell'immagine”

Mmmm……che la qualità dell’immagine richieda conoscenza del linguaggio, tecnica e grammatica dell’immagine non posso contestarlo e sono d’accordo. L’anima che può permeare e rendere vive e reali le scene penso invece che non sia (in casi come questo) appannaggio di un fotografo. Un fotografo non vive realmente ed in prima persona quanto provano sulla pelle coloro che vivono quotidianamente lavorano negli ospedali. Scene non solo viste ma vissute in prima persona. Certo, vivere le cose non vuole dire essere “capaci” automaticamente di raccontarle per immagini, ma sicuramente la vera consapevolezza di quelle cose non permea in egual modo e misura chi le vive in prima persona e chi le sfiora.

Marco

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Re: coronavirus e fotografia

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pamar5 ha scritto:
Certo, vivere le cose non vuole dire essere “capaci” automaticamente di raccontarle per immagini, ma sicuramente la vera consapevolezza di quelle cose non permea in egual modo e misura chi le vive in prima persona e chi le sfiora.

Concordo solo con la prima parte della frase. Ed è da questa capacità di raccontare per immagini che si vede la bravura del fotografo.
Vedi la foto di Franz..., se io fossi stato al suo posto in quel Fixbus, con ogni probabilità non l'avrei neppure "vista".

Se fosse vera la seconda, i cuochi sarebbero i migliori fotografi di food, gli atleti i migliori fotografi di sport, gli architetti i migliori fotografi di architettura, ecc.

PS: se poi un architetto (faccio un esempio a caso ) si mette a fare il fotografo professionista di architettura, probabilmente si ritrova con una marcia in più in quel campo.

Inviato: 3/4 18:00
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Re: coronavirus e fotografia
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quanto dici è vero, tuttavia il fatto di essere un esperto di tecnica, cultura fotografica e modus operandi non rende in automatico capace di avere un’anima e sensibilità della situazione in questione. Come dici ci sono fotografi e fotografi. Tendenzialmente sono convinto che ci voglia meno ad imparare la tecnica fotografica e la cultura fotografica che fare propria a vivere un certo tipo di sensibulità e comunanza con i fatti che si vorrebbero descrivere.

Marco

Inviato: 6/4 9:31
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Re: coronavirus e fotografia

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Citazione:

orso ha scritto:


Se fosse vera la seconda, i cuochi sarebbero i migliori fotografi di food, gli atleti i migliori fotografi di sport, gli architetti i migliori fotografi di architettura, ecc.

PS: se poi un architetto (faccio un esempio a caso ) si mette a fare il fotografo professionista di architettura, probabilmente si ritrova con una marcia in più in quel campo.


gli architetti a differenza dei cuochi e degli atleti devono buona parte della loro formazione alle fotografie di architettura...se un architetto vuole fare il fotografo di architettura parte già da una buona base...(ogni riferimento al sottoscritto è puramente casuale)

Inviato: 6/4 14:52
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Re: coronavirus e fotografia

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Citazione:

pamar5 ha scritto:
Tendenzialmente sono convinto che ci voglia meno ad imparare la tecnica fotografica e la cultura fotografica che fare propria a vivere un certo tipo di sensibulità e comunanza con i fatti che si vorrebbero descrivere.

Non saprei, ma sicuramente la tecnica e ancor più la cultura fotografica non si apprendono con un tutorial su internet.
Ma ciò che io mi chiedo è se oggi sono ancora necessarie. Nel senso, la gente le apprezza ancora? E' ancora in grado di vedere le differenze, oggettive, tra una foto fatta da un bravo fotografo padrone della tecnica e con una sua cultura fotografica, e una foto fatta ad minchiam da chicchessia?



Citazione:

archifoto ha scritto:
gli architetti a differenza dei cuochi e degli atleti devono buona parte della loro formazione alle fotografie di architettura...

Vero, non ci pensavo.

Inviato: 8/4 7:44
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Re: coronavirus e fotografia

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orso ha scritto:
Citazione:

pamar5 ha scritto:
Tendenzialmente sono convinto che ci voglia meno ad imparare la tecnica fotografica e la cultura fotografica che fare propria a vivere un certo tipo di sensibulità e comunanza con i fatti che si vorrebbero descrivere.

Non saprei, ma sicuramente la tecnica e ancor più la cultura fotografica non si apprendono con un tutorial su internet.
Ma ciò che io mi chiedo è se oggi sono ancora necessarie. Nel senso, la gente le apprezza ancora? E' ancora in grado di vedere le differenze, oggettive, tra una foto fatta da un bravo fotografo padrone della tecnica e con una sua cultura fotografica, e una foto fatta ad minchiam da chicchessia?



Io rilancio la questione chiedendomi se in verità in passato ci fosse realmente stata questa maggior capacità di riconoscimento. E, nel caso, perché?

E poi faccio una domanda tra il capzioso e l'ingenuo: ma una buona tecnica non dovrebbe permettere di far risaltare l'effetto voluto quasi a prescindere da chi le osserva?
E quindi la buona foto, almeno questo genere di foto, non risalterebbe di più proprio in questo periodo dove tra tanta "spazzatura", le immagini più riuscite hanno qualcosa di più?

Alberto


p.s.
Sospetto che queste domande siano già state affrontate da molti di voi. In caso chiedo venia, mi basta che lo diciate per poi passarci sopra.

Inviato: 8/4 11:48
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Re: coronavirus e fotografia
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Domanda alla quale ognuno può rispondere con dati oggettivi o in base alle proprie idee e convinzioni. In ogni caso è facile cadere nel tranello di tirare in ballo luoghi comuni ed amenità varie. Io (fregandomene di sciorinare luoghi comuni) provo a rispondere in base a quello che io credo.
Sono convinto che per ottenere un’immagine realizzata con alla base ottima tecnica e cultura fotografica sia necessario da parte di chi la realizza possedere tali capacità. Ma non mi fermo qui. Anche da parte del fruitore occorre essere dotato di cultura fotografica per apprezzarla ed essere conscio che tale immagine possiede tali doti. E non parlo del semplice effetto wow che permea talune fotografie ma di ben altri connotati. Vi è allora tale differenza fra ieri ed oggi ? Intendo differenza nel livello di cultura fotografica del realizzatore e anche del fruitore ? Io sono portato a dire di no. Secondo me la vera e gigantesca differenza fra ieri ed oggi risiede unicamente nel numero di immagini in circolazione. Se ieri erano 100, realizzate per il 60% da professionisti (si spera tutti capaci), oggi sono 10000 e realizzate per lo 0,2% da professionisti capaci. Il livello di cultura fotografica non penso sia oggi inferiore rispetto a quanto lo fosse ieri. Semplicemente tale cultura è molto molto molto diluita e dispersa in una miriade di immagini che sono in ogni dove. Se per assurdo la stessa quantità di foto fosse stata realizzata negli anni ‘60 o ’70 rispetto a quante ne circolano oggi…..non penso che ci troveremmo in una situazione molto diversa.

Marco

Inviato: 8/4 15:07
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Re: coronavirus e fotografia

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Credo che oggi valga di più l'informazione che l'immagine veicola che la qualità dell'immagine stessa, se parliamo di reportage del virus. Tante immagini passate nel web o in tv sono fatte da infermieri o medici sulla cui formazione fotografica non scommetterei ma le loro foto funzionano perfettamente. Funzionano perchè veicolano un messaggio forte, tipo l'infermiera addormentata o i segni delle maschere sul viso dei medici. Che tecnica serve? Lo smartphone è perfetto perchè queste immagini girano perlopiù in rete. La tecnica o meglio il fotografo preparato tecnicamente serve ancora me per altre fotografie, dall'architettura allo sport alla foto industriale etc... ma per raccontare il virus o per tanti eventi di cronaca basta essere lì col telefono in mano.

Inviato: 8/4 18:20
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Re: coronavirus e fotografia

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Credo inoltre che sia un enorme vantaggio il fatto che oggi i fotografi siano 60 milioni in Italia (esagero lo so) avere una macchina in mano è una grande possibilità, e ognuno è allenato perchè come minimo scatta due foto al giorno da mettere in rete. La possibilità che ognuno ha di fare una fotografia e che questa possa arrivare alle pagine di un giornale è una grande conquista a mio parere perchè spesso l'immagine non è mediata da pregiudizi o da ambizioni ma scattata da un "occhio vergine" per dire che i reporter professionisti possono, al contrario, lavorare maggiormente con la retorica visiva, indirizzare il loro sguardo a seconda della logica editoriale, niente più e niente meno di quello che può fare un giornalista che scrive.

Inviato: 8/4 18:33
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Re: coronavirus e fotografia

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pamar5 ha scritto:
Domanda alla quale ognuno può rispondere con dati oggettivi o in base alle proprie idee e convinzioni...


E' la legge fondamentale della comunicazione ch estabilisce di cosa hai bisogno. La fotografia, in vi generale, non si discosta. Per comunicare hai bisogno, oltre che di un messaggio, di un trasmettitore, di un codice e di un ricevente. Il codice è quanto di più complesso ci sia nel processo di comunicazione. Può essere la lingua, che deve essere comprensibile ad entrambi, in caso contrario non abiamo comunicazione, ma oltre a questo si deve tener conto delle sovrastrutture culturali, che sono diverese da persona a persona, perché comprendono anche la propria storia ed il proprio vissuto quotidiano.

E' mia opinione che non esista in nessun caso un messaggio che venga compreso al 100%.

Una fotografia è espressione dell'autore, ma anche della contingenza, del modo con il quale viene diffusa e, infine, della lettura del fruitore finle.

Un esempio storico è la foto degli appesi di Piazzale Loreto, che se viene letta da un fervente mussoliniano comunicherà rabbia e dolore, ma agli occhi di un antifascista, trasmetterà soddisfazione e senso di giustizia. Questo è un caso estremo, ma efficace.

Le foto di un tempo avevano un valorepiù alto perhé costituivano l'unica comunicazione visiva, poi condivisa con il cinema e più avanti con la tv. Oggi le imagini valgono poco, ma non vi è genuinità in quelle meno perfette tecnicamente, ma solo semplicità.

La diferenza tra una persona che conosce il linguaggio delle immagini, quindi non un professonista ma una figura più ampia (anche perché credo che almeno la metà dei professionisti non si siano mai posti il problema del linguaggio), e una diciamo, più naive, sta nel pensiero che precede lo scatto.

La foto di una gallina in un pollaio è la foto di una gallina per l'inconsapevole, mentre è l'insieme delle forme e dei segni che compongono sia la gallina che tutti gli attributi (mangiatoia, guano, pollaio, rete, altre halline ecc...) per chi pensa all'immaine. Le foto possono essere anche sostanzialmente identiche, perché la diferenza sta tutta nella codificazione culturale del trasmittente. Il ricevente chissà...

Per rispondere ad Archifoto, invece, con il quale sono sostanzialmente d'accordo sulla frase "basta essere lì", è proprio così: l'evento deve accadere sotto lo sguardo dell'occhio meccanico per esistere anche per gli altri. Tuttavia talvolta è il come essere lì, e con quale consapevolezza. Sai che ho incontrato bi Laden nel 1993 a Sarajevo? non lo ho nemeno fotografato benche fosse a 5o cm da me. Non sapevo chi fosse, non ne avevo l
a consapevolezza. Eppure ero lì.

Inviato: 9/4 0:17
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