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Fascino e piacere
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8/1/2005 22:33
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Forse dirò una banalità. Tuttavia ci tengo a fare questa osservazione. A mio avviso la vogli di usare un oggetto è profondamente dipendente dal piacere che trasmette nel farlo. Rimanendo in ambito fotografico, non sono rari gli esempi di apparecchi che hanno riscosso notevole successo, non solo per le caratteristiche tecniche ma anche per il lato estetico e piacere d’uso. A fronte, non sono rari gli esempi di strumenti ottimali per caratteristiche tecniche che, invece, non hanno riscosso altrettanto successo.
Io personalmente ho a volte sperimentato questo in prima persona. Ho avuto o maneggiato qualche macchina fotografica e mi sono imbattuto in strumenti che hanno su di me un fascino particolare. Parlando di macchine del passato non posso non citare le Biottiche Rolleiflex. Il piacere fisico che danno nel prenderle in mano è. Per me, unico. Basta impugnarla per avere voglia di giocarci e magari scattare senza pellicola. Solo per il piacere di farlo. Restando a prodotti attuali mi è capitata la stessa cosa con una macchina digitale. Si tratta della Fujifilm X-E4. Dopo essere stato legato a Canon per anni, avevo deciso di acquistare un mirrorless piccola e portatile. Alla fine ho scelto quella. Tutta l’impostazione è fondamentalmente diversa a quello a cui ero abituato. Per me a tratti meno intuitiva e più macchinosa. Eppure l’usarla mi piace un casino e mi soddisfa. A volte mi ritrovo a fare scatti inutili solo per il gusto di maneggiarla e settare i vari comandi. Incredibile…cose da bambini, eppure è così. E per voi ? E’ solo una mia paturnia o avete provato qualcosa di simile? Diciamo che, se si vuole trovare un lato costruttivo della vicenda, forse la soddisfazione d’uso porta a scattare qualcosa di migliore…..sarà vero???

Marco

Inviato: 24/11 12:57
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Re: Camera scanning Valoi
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Io farei un discorso diverso. Basato su facilità, costo, tempi.
Penso sia assodato che, peer stampe fino ad una certa dimensione (A3+ o leggermente maggiori), l’uso di una macchina digitale+Lente macro non abbia nulla da invidiare ad uno scanner dedicato. E per scanner dedicato intendo d’alta gamma. Ora, io mi chiedo quanti e in che numero necessitino di gigantografie. Detto questo mi viene spontaneo pensare al mercato attuale degli scanner. Per strumenti d’alta gamma in produzione vedo prezzi mostuosi. L’usato? Buona alternativa, ma in bocca al lupo per assistenza e pezzi di ricambio per oggetti delicati ed un mercato che, salvo eccezioni, è commercialmente morto. Insomma, il mercato consumer d’alto livello sta sparendo. Si, esiste il settore professionale d’altissima gamma (tamburo et simili) ma è forse appannaggio di un privato non milionario?
Per concludere, trovo l’alternativa macchina digitale sempre piu’ valida per il 99% degli usi. Poi per quell’1% esistono service appositi (anche questi con i loro bei prezzi…, ma tant’è).

Marco

Inviato: 24/11 9:30
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Re: Deluso dalla baritata...
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Si, lo ammetto, quando ho detto che si puntualizza tropo sulla durata delle stampe e che a me non interessa piu' di tanto.....voleva essere una provocazione ma, SI mi interessa la durata. Sono convinto che, in fondo, ogni fotografo vorrebbe che le sue creazioni si conservassere bene. Non le vedrà nessuno? Andranno perse? fa niente. "devono conservarsi in eterno" Punto e basta.

Marco

Inviato: 17/11 16:23
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Re: Deluso dalla baritata...
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Non saprei, ma la questione archiviabilità è un concetto che ha preso piede negli ultimi tempi. Tutte queste puntualizzazioni circa i trattamenti per garantire grande durata delle stampe sono emersi (forse e almeno per quanto conosco) con l’avvento delle stampe digitali inkjet e simili. Poi hanno tirato dentro anche tutto il settore stampe chimiche. Non dico che il concetto di archiviabilità non ci fosse per il chimico. A naso pero’ è tornato in auge e ha preso importanza con la nascita della questione durata delle stampe inkjet. Non saprei, ma se una stampa mi dura anche solo 30 anni io ne sarei contento. Certo, il discorso è diverso per opere sul mercato e gallerie. Ma questo forse è un settore in percentuale molto esiguo rispetto al totale delle stampe esistenti e private. Allora mi chiedo: perché spendere soldi e tempo e fatica per avere 100 anni di archiviabilità invece che 40 per una stampina personale? Magari fai una stampa che dura 150 anni ma dopo un paio d’anni che sei defunto viene buttata nella spazzatura da un nipote che non sa che farsene e dove metterla.
Questa è una provocazione. Poi chiaramente un autore vorrebbe che il suo, sfidasse il tempo….

Marco

Inviato: 14/11 16:53
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Re: INTERVISTA ESCLUSIVA A JAN-KLAUS STABROVINSKJ
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Citazione:

luciano ha scritto:
Indipendentemente dalla maggiore o minore condivisibilità delle opinioni espresse, direi che si tratti di un fake.


Sentiamo le argomentazioni di chi ha postato.

Marco

Inviato: 9/11 11:48
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Re: INTERVISTA ESCLUSIVA A JAN-KLAUS STABROVINSKJ
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Prima di tutto grazie per l’intervista. Tuttavia manca di contestualizzazione. A parte il fatto che non conosco il personaggio (mia pecca), non vi è un minimo di introduzione. Basterebbero due parole. A che periodo si riferisce? Connotati fondamentali ? chi è l’intervistatore e per chi/quale motivo è stata fatta l’intervista? Si colloca/può collocarsi in un certo contesto?

Marco

Inviato: 8/11 13:05
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Re: Com'era bella questa America.
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Capisco la tua riflessione ma non sono d’accordo al 100%. Sono concorde ma non completamente.
Non saprei, non ho “vissuto” quegli anni in quella società. Molto mi sa di filtrato e ripulito, conservando solo i lati positivi. Mi pare cioè il voler vedere solo ed unicamente le cose positive dell’epoca e della società, della vita in quel periodo ed in quei luoghi. Come quel filone cinematografico pieno di giovani allegri e sbarazzini , calato in una società perfetta ed idilliaca. Oggi è diverso, chiaro, ma alcuni aspetti non sono forse migliori al giorno d’oggi? E poi, vedendo una periferia cittadina americana negli anni ’50, ci andreste a vivere? Lasciamo stare una periferia di una metropoli e consideriamo invece un paese di periferia. Tutto perfetto? Razzismo a go go, ferrea separazione delle classi sociali. Paletti civili invalicabili. Povertà di alcune classi sociali non facilmente superabile. Assistenza sociale scarsa. E poi si, ci sono anche le ragazze con i bellissimi vestiti del momento….

Marco

Inviato: 22/9 15:44
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Re: Colpo di cu..o, colpo d'occhio, e taglierina
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Pino, io la trovo molto più bilanciata con il taglio a sinistra. Perdonami ma per quanto mi sforzi non ci arrivo alla definizione di “barche a mezz’aria”. Non trovo vi sia un cambiamento sostanziale rispetto alla prima versione; comunque non una variazione tale da sovvertire l’immagine.Sempre mie idee personali, beninteso.

Marco

Inviato: 15/9 15:40
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Re: Colpo di cu..o, colpo d'occhio, e taglierina
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Grazie per gli interessanti esempi.
Mio gusto personale: Ok la prima. Per la seconda non mi ci vedo. Io personalmente non avrei tagliato in basso eliminando così la piacevole simmetria cielo/acqua. Forse bastava eliminare un filino del lato sinistro per “pulire” la scena.

Marco

Inviato: 14/9 11:05
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Re: La Parigi dell'800 scomparsa e fotografi della vecchia città
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Il mio pensiero sulla Parigi medioevale coincide con quello di Luciano. Diversa in toto con quella odierna. Molto comune, ai tempi, quasi anonima e senza connotati di distinzione.

Marco

Inviato: 29/8 10:53
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Re: Ritratti al Gran Ballo dello Zar del 1903
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Grazie Luciano dell’interessante segnalazione. Ho visto il tutto con piacere. Mi ha colpito una cosa. Ritratti del 1903, ma a parte il vestiario, a mio avviso godono di una modernità notevolissima. I visi e le espressioni non sono minimamente collocabili all’inizio del secolo scorso. Certamente ha il suo peso la colorazione delle fotografie, ma da subiti mi è balzato alla mente il raffronto con fotografie di persone degli anni ’40 o ’50, che da subito mostrano il sego inequivocabile del passato. Questi ritratti per niente. Sembrano scattati recentemente.

Marco

Inviato: 19/8 12:54
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Re: L’evoluzione della fotografia
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Citazione:

archifoto ha scritto:


E ci credo! "ciò che vedi è ciò che fotografi" può andare bene per uno slogan pubblicitario e nient'altro perchè con qualunque macchina al mondo dal banco ottico alla leica alle reflex alle mirrorless non stanno così le cose.
A parte l'ovvietà che nessuno vede in bianco e nero, c'è tutto il capitolo stampa. In un bel video in rete il figlio di Ansel Adams mette a fianco due stampe di moonlight, una come scattata (quello che ha visto dal vetro o con gli occhi?) e una stampata con la sua tecnica, quella che poi è diventata famosissima. Ovviamente c'è un mondo tra le due! Ma senza scomodare Ansel Adams, chi ha mai stampato un negativo senza alcuna mascheratura? Lo stesso dicasi per il digitale reflex o mirrorless che sia, c'è qualcuno che stampa le fotografie come escono dalla macchina credendo che quello che ha fotografato è quello che ha visto? C'è qualcuno che crede che la fotografia riproduca fedelmente quello che l'occhio vede? Io credo proprio di no perchè altrimenti dovremmo riscrivere completamente la filosofia della fotografia!


No scusa. Stiamo parlando di due cose diverse. Vedo quello che fotografo significa che fotografo quanto vedo dal reale nel momento in cui premo il pulsante di scatto. Quanto faccio dopo (anche la selezione al momento di tempi e diaframmi) è altro. Con il termine “vedere” ci si riferisce alla scena reale e non filtrata e non dal vivo ma attraverso un monitor. N.B. Non dico che la penso in ugual modo, cito solamente quanto da alcune fonti si sostiene. Sono questioni filosofiche delle quali, nell’uso pratico, non vi è molto peso.

Marco


Inviato: 8/7 10:44
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Re: E comprare una Leica (analogica) nuova?
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A me personalmente, Leica non è molto simpatica. Io mai ne comprerei una. Senza ombra di dubbio sono strumenti costruiti a regola d’arte e con tutti i crismi. Impeccabili direi. Tuttavia, come in ogni campo, il nome ha un suo peso. Nel caso di Leica tale peso è esageratamente rilevante. Si sfocia troppo spesso (forse sempre) nel collezionismo puro. Detto questo, io ho un’altra convinzione. Senza buttare i soldi, se uno può farlo, penso sia bello potere soddisfare i propri desideri. Quindi, Luciano, se non vai in bancarotta fraudolenta, ti dico di comprartela. Il piacere e la soddisfazione di avere per le mani un oggetto del desiderio non ha prezzo. E poi che ti frega; se ti penti o stufi a posteriori un oggetto del genere lo rivendi senza problemi e senza rimetterci.

Marco

Inviato: 7/7 11:32
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Re: L’evoluzione della fotografia
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Il titolo che ho scelto per questo 3ad non è corretto. Tutto l’ambito creativo del fotografare non c’entra nulla. La mia voleva essere una valutazione dell’evoluzione strumentale delle macchine fotografiche (ed in parte del marketing). Ho giusto illustrato l’esempio delle automobili per fare un parallelo con gli strumenti fotografici.
Circa l’affermazione “quello che vedi è quello che fotografi”, devo dire che si, è vero che con le mirrorless riesci ad avere la visione di come sarà la fotografia. Tuttavia il punto non è questo. Come sarà la fotografia dipende dall’esposizione scelta e non c’entra con l’idea di vedere direttamente la scena inquadrata. La visione diretta con l’occhio della scena è (filosoficamente parlando) diversa dal vederla proiettata su uno schermo. In un caso vedo la scena. Nell’altro vedo una sua immagine ripresa da un sensore. Sono fondamentalmente questioni che non hanno peso nel “fare fotografia”, ma molti sottolineano tale diversità concettuale. Io personalmente non do alla cosa peso, ma ho voluto riportarla. Quanto è veramente diverso e ha creato una rivoluzione di considerevole portata, è il cambiamento tecnico e costruttivo dello strumento fotografico.
Poi vi è tutto il discorso legato alla ricerca fotografica, alla creazione. Come ha detto Luciano, pure io spesso trovo difficile ipotizzare nuovi possibili scenari creativi legati alla tecnologia digitale. Sovente (anzi sempre o quasi) mi trovo a creare fotografie che avrei potuto scattare anche con l’argentico. D’altronde (forse mio limite) ho sempre reputato il digitale al pari dell’argentico. Trovo poi spesso difficile mettere paletti a quanto è da considerare fotografia e quanto sfocia in altri ambiti (grafica, elaborazioe). Forse non si dovrebbe piu’ parlare di fotografia ma di ricerca (artistica?) legata all’immagine.

Marco

Inviato: 7/7 10:41
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L’evoluzione della fotografia
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I nostri tempi sono caratterizzati da un’evidente accelerazione dell’evoluzione tecnica in ambito fotografico. Oltre al progresso tecnologico, vi è anche una velocità molto molto accresciuta dei tempi del mercato. Tutto questo comporta un ricambio veloce, e una scomparsa e sostituzione di quanto appare attuale, con una nuova tipologia di apparecchi. Tutto questo capita in fotografia e parimenti, in tutti i campi industriali. Basta considerare le automobili. Nei precedenti (100?) anni, l’improvement più evidente e notevole è stato l’avvento dell’iniezione elettronica. Ora, nel giro di 10/15 anni si parla di automobili ibride o plug-in o di vetture solo elettriche…addirittura si parla di sostituire tutti i motori a combustione con propulsori elettrici. Sta sparendo il vero cuore di un’automobile come la conosciamo da 100 anni e passa. Prima si trattava di accessori o parti dell’insieme. Ora si parla dell’essenza. Una vettura degli anni ’40, di base, era basata sugli stessi principi di una del 2010. Prima, ciò che caratterizzava e connotava una vettura, di base, era il tipo di motore a combustione del quale era dotata. Poi veniva tutto il resto. Ora il motore a scoppio scompare…
Tornando al discorso fotografico, qui le cose sono un vortice di cambiamenti. Cambiamenti che sradicano le basi che apparivano certe ed inamovibili. Prima l’avvento delle macchine digitali; ma a voler ben vedere si è trattato di un cambiamento non drastico, perché le macchine sono rimaste le stesse come tipologia. Quello diverso è il supporto che raccoglie la luce, pellicola vs sensore. Certo, questo ha causato profonde diversità legate al modo di fotografare, all’approccio allo scatto ed alla filosofia fotografica. Ma parlando solo e solamente delle caratteristiche tecniche e meccaniche del mezzo fotografico, non è una rivoluzione totale. Con l’avvento del digitale si è indubbiamente assistito ad un turnover accelerato ed obsolescenza veloce degli apparecchi fotografici. Fondamentalmente perché il sensore (e processore che lo gestisce), che è fisso e parte inamovibile della macchina, implica il cambiamento di tutto l’apparecchio e non, come avveniva con la pellicola, del solo supporto che raccoglie la luce. Quindi tempi stretti e spinta del marketing al ricambio. Restando all’ambito solo tecnico, l’avvento delle mirrorless (per me) è stato una rivoluzione totale e ha portato alla scomparsa di quello che credevo eterno: le reflex. Sembrerebbe una modifica non di rilevanza assoluta, in fondo si tratta solo di uno specchio che sparisce no? Non esistono e sono esistite le telemetro che non hanno uno specchio? Si, vero, ma con le mirrorless non si tratta solo del fare a meno di uno specchietto. Cambia un aspetto fondamentale. Scompare la vera caratteristica basilare delle reflex: la visione diretta del reale inquadrato. Si vede quanto è trasmesso su uno schermo. Vero è che, oramai, non sussistono le problematiche dell’esordio delle mirrorless riguardo refresh ecc., ma quanto è cambiato è un connotato fondamentale che ha fatto la fortuna delle reflex. Fotografo quello che vedo e quello che vedo è quanto c’è. Senza contare che si inizia a vociferare che cadrà nell’oblio anche una parte di primo piano come l’otturatore (con l’avvento dell’otturatore elettronico, che poi un otturatore non è, in sostituzione di quello meccanico). Io ero convinto che nulla avrebbe reso obsolete le reflex…ma poi spariranno davvero? Probabilmente si; modelli nuovi in tale campo non se ne vedono e salvo poche case di nicchia, il settore è fondamentalmente sulla via del tramonto. Concludendo, la combinazione nuova tecnologia + marketing, rende un apparecchio top di gamma superato nel giro di una manciata di anni. Basta pensare a 20 o più anni fa: se si acquistava una reflex top di gamma, si era a posto una vita.

Marco


Inviato: 6/7 13:15
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Re: Annusate i vostri negativi.
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Conservare. Rendere inattaccabili dagli effetti dello scorrere del tempo. Chi non desidererebbe ciò per le opere fotografiche? Se non tutte le proprie almeno qualcuna o quelle altrui giudicate capolavori meritevoli. Rimanendo nel proprio orticello, sono convinto che ognuno vorrebbe che una decina delle fotografie prodotte, magari a fronte di migliaia scattate, fosse in grado di sfidare il tempo ed essere immune dal suo scorrere. Io personalmente, non sono propenso a credere alla modestia di chi fotografa. Almeno di chi, seppur hobbista e dilettante, la pratica con cognizione di causa e con un certo background. Anzi, fotografare non su commissione (e questo vale anche per i professionisti che sviluppano un portfolio fuori dall’ambito lavorativo), ma seguendo il proprio credo e idee, porta ad una sorta di affezione a quanto prodotto ed a una sopra-valutazione di esso; con conseguente formazione di un legame molto molto forte. Come ho prima detto non di tutto il prodotto ma senz’altro di una parte. Magari esigua. Pronto ad essere smentito (in fondo parlo di una mia convinzione personale) ma credo fermamente che qualsiasi fotografo vorrebbe che una parte, magari esigua, di quanto prodotto sopravvivesse in eterno. In soldoni io non ci credo quando sento un fotografo dire: “se tutto il mio sparisse o venisse distrutto, non me ne importerebbe un fico secco”. Ripeto: magari se sparisse il 99% potrei fregarmene, ma quell’1% no. Sbaglio ed ho torto?
Comunque, supponendo che si voglia/debba rendere duraturo uno scatto, cosa conviene fare? Affidarsi ad un file digitale o ad un concreto e tangibile manufatto fisico? In teoria un file è eterno ed inattaccabile, ma abbiamo visto ed elencato i problemi/pericoli ai quali è esposto. Pericoli legati al “dove” è ospitato fondamentalmente (obsolescenza, cancellazioni accidentali, non leggibilità). Una fotografia impressa su un supporto, essendo un qualcosa di fisico, incorre agli insulti del tempo. Quindi? Quindi occorre avvalersi di supporti e tecnologie allo stato dell’arte, con dispositivi di conservazione e di backup ad hoc….con spese molto molto rilevanti e garanzie non del 100%.
Infine, perché io fotografo? Risposta banale: perché mi da qualcosa.
Mi appaga, mi piace. Sono sempre convinto che creerò un qualcosa di buono. Immodesto? Si, forse. Ma sono realista e riesco a discernere e giudicare quanto faccio con cognizione di causa. Su miriadi d scatti che faccio sono conscio che magari solo uno o due sono sopra le righe. Ma in fondo quanto mi piace della fotografia (quando non è il semplice punta e scatta) è il suo essere una sorta di input per riflessioni, ricerca e documentazione che vanno in ogni ambito dello scibile.

Marco


Inviato: 28/6 14:53
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Re: A volte ritornano...
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Felice di ritrovarti.

Marco

Inviato: 24/6 13:21
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Re: Per gli appassionati di Leica e non solo
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Una delle false credenze riguardo il digitale (in qualsiasi ambito) è la sua infinita permanenza e conservabilità (è eterno, infinitamente duplicabile) . Restando in ambito fotografico si è portati a credere che un file immagine sia eterno. Effettivamente un file lo è. Sfortunatamente non si può dire la stessa cosa riguardo i supporti che lo ospitano. Vuoi perché si possono danneggiare, vuoi perché l’obsolescenza non li rende facilmente fruibili (non sono passati secoli da quando tutti i PC avevano un lettore di floppy). Vuoi per una erronea cancellazione. Se una fotografia su carta o un negativo possono essere distrutti da un evento avverso, un file si può perdere in una frazione di secondo per un semplice e banale errore. A chi non è mai capitato di cancellare inavvertitamente una scheda di memoria? Tutto questo, come ha detto Luciano, vale per ogni ambito digitale. I geroglifici Egiziani sono giunti fino a noi. Se fossero stati “scritti” su un foglio di testo informatico sarebbe accaduta la stessa cosa?
Ricordo un vecchissimo film (non rammento il titolo) dove in un futuro ipotetico una guerra combattuta sulla terra aveva provocato una tempesta elettromagnetica che aveva spento tutti i sistemi informatici del mondo. L’effetto era stato il ritorno all’età della pietra per gli uomini, visto che tutto quanto basato sulla tecnologia aveva smesso di esistere.

Marco

Inviato: 22/6 12:44
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Re: Un nuovo giocattolino: PhaseOne P25
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Di dorsi digitali come il suddetto non ne ho mai usati e non ne so un piffero. Quindi non posso aiutarti in alcun modo. Quanto posso fare è dirti che hai fatto benissimo a prendertelo. Non vivi di fotografia; è qualcosa che pratichi perché ti da imput e soddisfazione. Dici che le tue idee e gusti sull’attrezzatura raramente coincidono con quelli altrui? E chi se ne frega. Non devi portare a casa il lavoro con scadenze tassative, giusto? E allora vai e divertiti.

Marco

Inviato: 9/6 12:27
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Re: Ecco...ormai ci siamo
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Oscar, hai citato un genere fotografico molto particolare, dove scattare senza accorgimenti (con l’apparecchio in mano a caso) porta a risultati scadenti. Questo vale indipendentemente dall’apparecchio usato, telefonino o attrezzatura professionale che sia. Come tu stesso hai poi precisato, se vengono adottati certi criteri, il risultato può essere buono anche con uno smartphone. Certo, questo vale se si rivede lo scatto su un piccolo monitor, ed è proprio questo il punto della questione. Io ho sostenuto che, oggi il 99% degli scatti sono ad uso di tali piccoli supporti (l’ambito professionale è cosa diversa). Continuo a sostenere che, visti su tali schermetti, le immagini sono per me impossibili da ricondurre al mezzo usato per riprenderle. Questo vale ancora maggiormente per scatti di una festa di compleanno, street o paesaggi. Poi, chiaramente, se il file lo vedo su un monitor con dimensioni e risoluzione decente, le differenze ci sono e saltano fuori. Se poi voglio stamparlo in dimensioni maggiori di un francobollo, allora non ne parliamo.
Sono convinto che tale andazzo ha reso il pubblico incapace di spirito critico, visto che (e lo ripeto) siamo si sommersi da immagini, ma immagini “filtrate” dalla modalità con la quale ci sono presentate.

Marco

Inviato: 9/6 11:12
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