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Zebra Dry Plates
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Da Tse' Bii' Ndzisgaii
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Volevo condividere con voi le mie esperienze con una tecnica antica che ultimamente è tornata un po' di moda grazie all’amico sloveno Nejc Unkarar, titolare della Lost Light Art.
L’algoritmo di FB mi proponeva continuamente i Prodotti di Nejc, tanto che dopo essermi iscritto ad uno dei gruppi FB dedicati e, complice un Black Friday galeotto di Lost Light Art, ho rotto gli indugi e ho fatto un corposo ordine di materiale a Nejc (a proposito, ragazzo geniale e cordialissimo, oltre che estremamente efficiente e disponibile!).
La curiosità era tanta e complice anche un po' di reazione polemica verso il continuo incremento dei prezzi dell’analogico mi sono buttato. Come dire … dalla padella a brace..!

Ma andiamo con ordine… ci si trova subito davanti ad un bivio: “Dry Plate Negatives” o “Dry Plate Tintypes”? 4x5 o 8x10?

Dopo qualche ricerca e aver letto opinioni sul web (non c’è molto a dire il vero) avevo scartato, almeno inizialmente, la tecnica Dry Plate perché sostanzialmente si tratta di un negativo su vetro e quindi con necessità di invertire in positivo o digitalmente o tramite stampa su carta negativa. Niente di diverso da un negativo su cellulosa insomma.
Ulteriore possibilità un procedimento di inversione con riesposizione alla luce, che alla fine ci restituisce una diapositiva BN su vetro. Molto interessante ma cercavo qualcosa di più immediato e semplice per iniziare.
Esiste una ulteriore possibilità, che descriverò più avanti con i Tintypes (Ferrotipi in italiano) perché i risultati sono similari.

Con i ferrotipi, il supporto è metallico (alluminio o latta) ma la superficie viene poi verniciata di nero prima del coating dell’emulsione. Come detto, ho acquistato i ferrotipi già pronti.

La lastra viene esposta utilizzando appositi chassis, anche questi forniti da Nejc. A proposito, questi chassis sono prodotti direttamente da lui con stampanti 3D e sono costruiti veramente molto bene. Sono disponibili sia per Wet che Dry Plate. La versione Dry può accomodare sia il vetro che il ferrotipo.

Caricamento, scaricamento e processo sono fattibili tranquillamente in luce rossa poiché questi supporti sono sensibili prevalentemente alla luce UV.

Una volta esposti (e il capitolo esposizione è la vera sfida … di cui parlerò più avanti), a differenza del Wet Plate che richiede di procedere immediatamente allo sviluppo, lo sviluppo Dry Plate si può differire nel tempo esattamente come nel caso della pellicola classica. In fondo la tecnica fu inventata a fine 800 proprio per questo.

Come avviene lo sviluppo in positivo? Grazie ad un componente “strano” cioè l’Ammonio Tiocianato (AT) che va addizionato allo sviluppo (HC110 ma non solo). Questo è un componente da maneggiare con cura e con gli opportuni dpi in quanto particolarmente tossico. Non conosco la meccanica chimica grazie alla quale si ottiene l’inversione (a prop. l’inversione avviene durante il fissaggio) ma la cosa funziona e con solo i classici tre bagni si ottiene un positivo.

Ma la domanda è: perché molti si ostinano ad usare il Wet Plate quando è disponibile il più comodo Dry Plate? La risposta forse ce l’ho, anche se non sono sicuro visto la mia limitata esperienza: la qualità del risultato è a mio parere molto migliore a favore del wet, soprattutto nel contrasto. I ferrotipi in Dry che ho ottenuto fino ad ora sono piuttosto ”scuri” e poco contrastati. Essendo la base verniciata di nero sono molto “avidi” e vanno osservati sotto una luce potente. Questo è vero anche per il Wet ma non so dire perché con quest’ultima tecnica il risultato sia migliore.

Lo sviluppo con AT si può applicare anche alle lastre in vetro, con l’unica avvertenza di verniciare il lato emulsione con spray nero, dopo averlo sviluppato. E’ un effetto interessante perché l’emulsione è visibile, oltre che protetta, attraverso 3mm di vetro.

Per tirare le somme, sto sperimentando i ferrotipi in 4x5 per non svenarmi (12 lastre sbagliate prima di beccarne una giusta!) poi passerò all’8x10 ma francamente non so se continuerò a causa degli alti costi e dei risultati ancora un pò ambigui. A meno di attrezzarsi per il coating delle lastre in autonomia.

Come accennato il capitolo esposizione è tutta una storia a sé ed è la vera difficoltà di questa tecnica, ma ne parlerò un’altra volta quando magari avrò imparato a padroneggiarla un po'.

Inviato: 14/1 17:00
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Re: Zebra Dry Plates
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Ecco un risultato abbastanza accettabile... con la modella entusiasta dei miei test

Allega:



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Inviato: 14/1 17:23
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Re: Zebra Dry Plates
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Ciao Roberto,
interessante, grazie della condivisione.

Avrei voglia di chiederti la sensibilità di queste lastre, ma dalla tua premessa sulle difficoltà di esposizione, suppongo dipenda da un discreto numero di parametri.

A presto.

Fabio

Inviato: 15/1 10:26
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Re: Zebra Dry Plates
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Citazione:

FabioBi ha scritto:
Avrei voglia di chiederti la sensibilità di queste lastre, ma dalla tua premessa sulle difficoltà di esposizione, suppongo dipenda da un discreto numero di parametri.


Ciao Fabio, in realtà la sensibilità è fissata e nota cioè 2 ISO.
Le difficoltà sono rappresentate dal fatto che l'emulsione è sensibile prevalentemente alla luce UV la quale varia nell'arco della giornata, delle stagioni, della latitudine e dell'altitudine.
Si può anche usare l'esposimetro ma essendo questo sensibile a tutto lo spettro visibile e non agli UV ti fornisce indicazioni approssimative.
Nejc fornisce sul suo sito delle tabelle di valutazione che sono tarate su Ljubljana, poi parallelamente ci sono siti ove vedere l'UV index come ad esempio questo: https://www.weather-atlas.com/en/italy/ferrara-climate .
Però quello che manca è come armonizzare tutte queste informazioni, ad es. se uso l'esposimetro come posso correggere la lettura in base all'UV index?
Da quello che ho capito l'esposizione si impara con il tempo e (molta) esperienza.
Al momento io uso l'esposimetro e le tabelle di Nejc visto che la latitudine tra Ferrara e Ljubljana non è troppo dissimile: confronto le due fonti e al limite faccio due lastre a esposizioni differenti.
Un'altra cosa che ho notato è che nei paesaggi e nelle scene aperte i raggi UV sono abbastanza incontrollabili e vengono rappresentati sull'emulsione come una cascata bianca che scende dal cielo. Si può limitare questo effetto indesiderato con un filtro giallo ma alla prova dei fatti, se ci fai caso, la gran parte delle foto Wet o Dry plate sono ritratti in studio e a luce controllata: una volta trovata la quadra con pochi test non si cambia più niente.
Insomma, è una disciplina molto particolare che ti restituisce risultati unici e penso che possa avere un discreto successo proprio per questa ragione.

Inviato: 15/1 10:47
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Re: Zebra Dry Plates
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Grazie Roberto per questa segnalazione! Come sai ho praticato il collodio umido per diversi anni per la ritrattistica nel mio studio, sia con la 8x10 che con la 16x20, ma alla fine ho deciso di non offrirlo più ai miei clienti perché è un processo tanto affascinante quanto macchinoso, tanto suggestivo quanto costoso, io ho sempre scattato in studio con luce flash (quindi condizioni controllate e dopo tanti errori alla fine ho trovato il modo di replicare i risultati in modo abbastanza costante), però sinceramente tra tempi e costi di preparazione, costo dei materiali, tempi e costi dei materiali per finalizzare lo scatto era troppo complicato capire i costi totali e quindi commercialmente poco allettante, a meno di far pagare 500 euro a scatto

Il dry plate sembra decisamente più comodo ed efficiente, i costi della singola lastra se acquistata dal tipo che indichi tu quantomeno sono chiari, voglio sicuramente provare!

Due domande:potresti darci qualche dettaglio in più sullo sviluppo? Cioè, se ho capito bene, il dry plate Zebra è un negativo che diventa un positivo nel combinato sviluppo e fissaggio, quindi non basta un normale sviluppo ma bisogna aggiungere dell’Ammonio Tiocianato, e poi aggiungi un "non solo", se ti va potresti dettagliare meglio quando/quanto AT aggiungere e cosa intendi per "non solo"?

Poi, hai provato a scattare in luce artificiale? Do per quasi scontato che dovrei "ragionare" allo stesso modo del collodio umido per quanto riguarda la luce flash, però chiedo se hai avuto esperienza...

Grazie!!!

Inviato: 15/1 11:36
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Re: Zebra Dry Plates
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Ciao Marco, bentrovato!
Sì certo che ricordo i tuoi lavori in collodio umido e ricordo anche la qualità e la brillantezza dei risultati. Risultati che non ho ritrovato nel Dry Plate (meno contrasto, meno "presenza") tuttavia come dici tu il processo è mooolto più comodo!

Citazione:

Due domande:potresti darci qualche dettaglio in più sullo sviluppo? Cioè, se ho capito bene, il dry plate Zebra è un negativo che diventa un positivo nel combinato sviluppo e fissaggio

Esattamente. L'Ammonio Tiocianato fa "qualcosa" durante lo sviluppo ma senza invertire nulla, l'immagine comincia ad apparire in negativo come se nulla fosse. L'inversione vera avviene durante il fissaggio.

Citazione:

, quindi non basta un normale sviluppo ma bisogna aggiungere dell’Ammonio Tiocianato, e poi aggiungi un "non solo", se ti va potresti dettagliare meglio quando/quanto AT aggiungere e cosa intendi per "non solo"?

il "non solo" era riferito al fatto che oltre ad HC110 si possono usare anche altri sviluppi, tipo il Fomatol LQN oppure 510 Pyro, D76/ID-11, Moersch ECO, Bellini Euro HC Ilfotec HC.
I principali sono HC110 (che restituisce toni più caldi) e Fomatol LQN (più neutri).

Esempio per il 4x5 lo sviluppo è composto da 5ml di HC110, 3gr.di Ammonio Tiocianato e 300ml di acqua. Tutto qua.
Poi segue un normalissimo fissaggio in BN . Niente di più facile.

Citazione:

poi, hai provato a scattare in luce artificiale? Do per quasi scontato che dovrei "ragionare" allo stesso modo del collodio umido per quanto riguarda la luce flash, però chiedo se hai avuto esperienza...

Purtroppo non ho ancora avuto occasione, ma da quanto leggo in giro le regole dovrebbero essere le stesse.

Quindi fai anche il 16x20? Fico! Credo che Lost Light Art possa fare sia l'holder che le lastre già sensibilizzate. Non oso pensare ai prezzi però.
Tanto per un veloce riscontro, un 8x10 holder costa circa 180€ mentre una lastra sui 16€ ... considerando anche lo sviluppo e l'Ammonio Tiocianato, escludendo la spesa fissa una tantum dello chassis, una volta inchiodato il processo puoi considerare 20€ che penso ti possa lasciare spazio per riuscire a commercializzare il servizio.


Inviato: 15/1 13:38
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Re: Zebra Dry Plates
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Grazie Roberto per l'esauriente risposta!! Ma ci sentiamo sicuramente per telefono nei prossimi giorni...
Sinceramente la facilità operativa probabilmente per me andrà a compensare tutto il contrasto del mondo ah ah ah, anche perché sul lato contrasto sono già ben messo con la carta baritata della Harman che utilizzo per la gran parte dei ritratti, vedremo, ovviamente senza aver fatto ancora alcuno scatto trovo la tecnica perfetta commercialmente ma non posso sapere da un punto di vista "espressivo"...
Per gli chassis speravo di poter utilizzare quelli della Chamonix per il collodio umido, possono alloggiare lastre di vetro da 1mm a 3mm, proverò a scrivere al ragazzo genialoide che ci hai indicato, sicuramente mi darà risposte certe a riguardo, unico svantaggio degli chassis Chamonix rispetto ai suoi è che posso caricare solo una lastra anziché due, ma come dicevamo in questo caso caricare e scaricare gli chassis è molto più veloce e comodo perché le lastre sono già pronte allo scatto e non è obbligatorio svilupparle subito.
Si, scatto con una bellissima folding Stenopeika 16x20", la uso solo per la ritrattistica in studio, Samuele ha fatto un lavoro egregio per unire rigidità ad una eventuale trasportabilità, ma è veramente un bestione ingombrantissimo, ti dico solo che per portarla in giro la devo infilare in una box di quelle che si usano per mettere le casse e gli amplificatori per i concerti, insomma un delirio di pesi e ingombri, quindi meglio che rimanga in studio...d'altronde ho scelto il formato 16x20 proprio per la mia attività di ritrattista, come ti dicevo utilizzo prevalentemente carta baritata positiva della Harman che viene già commercializzata in confezioni di 10 fogli nel formato 16x20, quindi in questo formato niente ordini speciali o serate in camera oscura a tagliare i rulli su misura...

Inviato: 15/1 18:28
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Re: Zebra Dry Plates
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Citazione:

Marco ha scritto:
Grazie Roberto per l'esauriente risposta!! Ma ci sentiamo sicuramente per telefono nei prossimi giorni...

Ma certo!
Citazione:

Per gli chassis speravo di poter utilizzare quelli della Chamonix per il collodio umido, possono alloggiare lastre di vetro da 1mm a 3mm, proverò a scrivere al ragazzo genialoide che ci hai indicato, sicuramente mi darà risposte certe a riguardo, unico svantaggio degli chassis Chamonix rispetto ai suoi è che posso caricare solo una lastra anziché due, ma come dicevamo in questo caso caricare e scaricare gli chassis è molto più veloce e comodo perché le lastre sono già pronte allo scatto e non è obbligatorio svilupparle subito.


Le misure esatte per 8x10 sono:
201 x 251mm (7,91 x 9,88in) e lo spessore 0,6mm , che puoi compensare con un pò di spugnetta/spessore.
Altrimenti quelle di vetro sono 2mm di spessore. Puoi anche invertire quelle e verniciare di nero il retro con la bomboletta.
Secondo me il tuo holder Chamonix dovrebbe andare ben. Magari puoi iniziare con quello e poi più avanti tirare le somme.

https://zebradryplates.com/product/zebra-8x10-dry-plate-tintypes/#

Citazione:

Si, scatto con una bellissima folding Stenopeika 16x20", la uso solo per la ritrattistica in studio, Samuele ha fatto un lavoro egregio per unire rigidità ad una eventuale trasportabilità, ma è veramente un bestione ingombrantissimo, ti dico solo che per portarla in giro la devo infilare in una box di quelle che si usano per mettere le casse e gli amplificatori per i concerti, insomma un delirio di pesi e ingombri, quindi meglio che rimanga in studio...d'altronde ho scelto il formato 16x20 proprio per la mia attività di ritrattista, come ti dicevo utilizzo prevalentemente carta baritata positiva della Harman che viene già commercializzata in confezioni di 10 fogli nel formato 16x20, quindi in questo formato niente ordini speciali o serate in camera oscura a tagliare i rulli su misura...


Bellissima camera..complimenti anche a Samuele.
E la lente? Che copertura monstre deve avere?

Inviato: 15/1 21:09
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Re: Zebra Dry Plates
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Gli chassis della Chamonix hanno un paio di linguette di alluminio flessibili e incurvate sul volet che hanno la funzione di tenere in posizione qualsiasi cosa ci infilo tra 0,5mm e 3mm di spessore, quindi dovrebbero funzionare, grazie per le misure così accurate!!


Citazione:

Desertglow ha scritto:

E la lente? Che copertura monstre deve avere?


Eeeh qui ho capito che quando passi all'ULF non si tratta più di dire "compro questo e quello" come con il 4x5" o l'8x10", ma ahimè devi fare i conti con un numero molto limitato di opzioni, che si reperiscono solo sul mercato dell'usato (e quindi bisogna armarsi di tanta pazienza) e spesso a prezzi folli, come ad esempio il Fujinon 600C che copre appena il formato o le lenti della serie XXL fine art della Schneider (il 550,il.780 e il 1100) che coprono fino al 20x24", opzioni che ho subito scartato .
Anche perché lavorando con materiali tra ISO 1 e ISO 2 io non ho bisogno di un otturatore, quindi prima ho guardato agli obiettivi repro che dal 600mm in su coprono tutte il formato, ma poi mi sono orientato verso obiettivi con singola lente a menisco che hanno un grande cerchio di copertura e sono pure soft focus, cosa per me importante per quelle volte che ho clienti non più giovanissimi, "perdonano" molto relativamente ai segni dell'età, e poi hanno un effetto "glow" complessivo che trovo veramente unico e molto suggestivo...sono obiettivi molto semplici che volendo si possono anche auto costruire, io che non so nemmeno avvitare una lampadina li ho ordinati da un pazzerello zona Seattle che li produce e li vende, i prezzi sono molto molto bassi: https://www.re-inventedphotoequip.com/Formats.html

Mi sono preso il 550mm e il 790mm, volevo prendere anche il 1000mm ma è f/13 e qualcosa, troppo poco luminoso, io uso i flash e non luce continua o naturale...poi giusto per avere comunque un obiettivo con l'otturatore, ho preso lo Schneider 360mm/620mm Convertibile, togliendo l'elemento frontale diventa appunto un 620mm, copre al pelo il formato ma per la ritrattistica va bene, ma soprattutto si trova a prezzi umani, tra i 350 e i 500 euro

Inviato: 16/1 10:20
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Re: Zebra Dry Plates
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Marco ha scritto:
ho preso lo Schneider 360mm/620mm Convertibile, togliendo l'elemento frontale diventa appunto un 620mm, copre al pelo il formato ma per la ritrattistica va bene, ma soprattutto si trova a prezzi umani, tra i 350 e i 500 euro


Interessante questo convertibile, quanto pesa il solo 620mm ?
Al momento mi fermo al 450 Nikkor che per la verità mi va benissimo sebbene arrivare a 600 non sarebbe male.

Inviato: 16/1 17:00
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Re: Zebra Dry Plates
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desertglow ha scritto:
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Marco ha scritto:
ho preso lo Schneider 360mm/620mm Convertibile, togliendo l'elemento frontale diventa appunto un 620mm, copre al pelo il formato ma per la ritrattistica va bene, ma soprattutto si trova a prezzi umani, tra i 350 e i 500 euro


Interessante questo convertibile, quanto pesa il solo 620mm ?
Al momento mi fermo al 450 Nikkor che per la verità mi va benissimo sebbene arrivare a 600 non sarebbe male.


Domani in studio lo peso così ti do una risposta precisa...tieni presente che sono obiettivi molto vecchi, il mio ha un otturatore Prontor ad aria compressa ed il tempo di scatto più rapido se non ricordo male è 1/75 di secondo, non puoi fotografare una Ferrari che viaggia a 300km l'ora in parabolica a Monza

Inviato: 16/1 19:13
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Re: Zebra Dry Plates
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Pesato lo Schneider, senza lente frontale è 1030 grammi circa, poco più di 1 kg...

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