Tutti i post (orso)Re: Arte Contenporanea |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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E' esattamente così. Citazione:
Io ci ho provato (e non solo con Fontana), ma non sono mai riuscito ad andare oltre il primo step. Per tanto che mi concentri sul suo “percorso”, alla fine mi appare solo sempre il risultato finale, ciò che questo "percorso" ha prodotto, cioè una tela tagliata e null’altro, che a me dice meno di zero. Ne avevo già parlato a proposito di View from an Apartment di Jeff Wall in questa discussione https://www.effeunoequattro.net/htdocs ... at&order=ASC&type=&mode=0
Inviato: 18/5 8:17
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Re: I Becher a Bologna |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Io fatico un po’ a vedere queste storie raccontate da una singola foto. Diverso il discorso su un progetto fotografico (insieme di fotografie).
La calla di Mapplethorpe che storia racconta? E la racconta perché so che è stata fatta da Mapplethorpe? Vedessi quella foto senza sapere chi l’ha fatta, racconterebbe la stessa storia? Probabilmente sono io che non capisco bene cosa intendi per “storia raccontata da una foto”.
Inviato: 18/5 8:08
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Arte Contenporanea |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Lo scorso inverno, nella cinquecentesca chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia, il dipinto “L’Ultima Cena” del Tintoretto temporaneamente in restauro, che potete vedere qui https://www.ultimacena.afom.it/venezia ... ena-di-jacopo-tintoretto/ , era sostituito da un dipinto di Tuymans, pare appositamente realizzato dall’artista belga, che potete vedere qui https://www.thenewworld.co.uk/florence ... ry-artist-goes-to-church/ . Entrambi sui 4 x 6 metri. (in realtà erano due i Tintoretto in restauro e due le tele sostitutive)
Ci sarà chi preferisce il primo, chi il secondo, de gustibus (non sto ad annoiarvi coi miei). Però si poteva leggere (parole del Curatore dell’operazione) che il secondo “si intreccia profondamente con il tessuto architettonico e rituale” e che “enfatizza la competenza contestuale dell’Arte Contemporanea, e in particolare di adattarsi e contribuire al contesto in cui è esposta” Sono rimasto un bel po’ in quella chiesa fredda e deserta a guardare cercando di dare un senso a queste parole, ma non ci sono riuscito, sicuramente per ignoranza. Qualcuno è in grado di spiegarmele? PS: la stessa cosa mi succede 9 volte su 10 quando leggo gli scritti dei curatori che accompagnano dipinti o fotografie contemporanee. Deve essere un (serio) problema mio.
Inviato: 6/5 10:40
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Re: I Becher a Bologna |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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No, non ci devo passare (non potevi startene zitto? ), ma sto già pensando a qualche scusa per passarci...
Inviato: 6/5 10:26
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Re: la vostra (realizzata proprio da voi) fotografia s-preferita |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Luciano e Oscar, magari sono io a non aver capito niente... ma mi sembra che Sander parli di foto "s-preferita" (esatto contrario di preferita)
Se invece ho interpretato bene, allora io ammetto di averla fatta la foto s-preferita, imbarazzante, compromettente,... però purtroppo non riesco a ricordarmela bene (sarà l'età, abbiate pazienza!) Ma di una cosa sono assolutamente certo: si trattava dell'esatto contrario di "un servizio per un catalogo di biancheria intima femminile che aveva il suo clou in un micro-tanga"...
Inviato: 30/4 14:23
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Re: Raghu Rai |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Grazie Luciano, anch'io non lo conoscevo.
Foto stupende!!! R.I.P.
Inviato: 30/4 14:09
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Re: Bruce Percy |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Non è da escludere che in un futuro che fortunatamente non vedrò, si attribuisca maggior valore artistico a foto scattate da un umano e postprodotte con l'ausilio dell'AI rispetto a quelle che verranno create di sana pianta dall'AI in base al profilo psico-qualcosa dell'autore. ![]() A me le foto di questo autore piacciono e non mi stufano. In effetti "ricordano un po' certi scatti di Kenna", ma là siamo su un altro pianeta, e non solo perché è fotografia BN stampata con l'ingranditore senza la minima postproduzione...
Inviato: 25/4 7:16
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Re: Macchie tonde su negativa. |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Infatti, ed è questo a farmi pensare allo sputazzamento. Ciò che me lo fa mettere in dubbio è il fatto che lo spezzone di pellicola, durante l'estrazione dalla macchina fotografica e il caricamento sulla spirale, è sempre rimasto col dorso del film rivolto verso la mia bocca e l'emulsione dietro, protetta. Dato che in passato con questa pellicola ho anche riscontrato difetti sicuramente o probabilmente di fabbrica, non me la sento neanche di escluderli del tutto. E prima di utilizzare il resto del rullino, farò qualche scatto su cartoncino grigio e svilupperò un nuovo spezzone.
Inviato: 25/4 6:55
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Re: Macchie tonde su negativa. |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Grazie per le risposte.
Sì, le macchie hanno disposizione diversa nei 3 fotogrammi in cui si vedono. Non uso imbibente, solo acqua distillata (distillata, non demineralizzata) per l'ultimo lavaggio. Il problema delle bolle d'aria ce l'ho avuto in passato con altri sviluppi, ma da quando sviluppo in TMax, cioè 25 anni, è (o era) completamente scomparso; probabile che lo sviluppo contenga dei tensioattivi. Inoltre, se ben ricordo, le bolle erano di dimensioni inferiori. Però l'effetto era lo stesso. Tra le ipotesi assurde... potrei aver sputazzato sopra lo spezzone mentre lo tagliavo dalla macchina col dorso aperto, tenuta in posizione orizzontale, per caricarlo sulla spirale. Di sicuro non ho sternutito, ma magari un colpetto di tosse... Certo che sarebbe veramente il colmo...
Inviato: 13/4 7:02
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Re: Progettare il dopo fotografia |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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A differenza di te, Oscar, collezionare progetti che rimangono nel cassetto a me non pesa affatto. Provo a spiegare il perché, portando la mia esperienza, in qualche modo complementare almeno come ambito a quella di Mxa descritta all’inizio in modo chiaro e vivace.
I miei progetti fotografici non potrebbero mai finire in una galleria o in un concorso, troppo fuori sintonia con i media ed il momento. Però esistono, ci sono, e nel realizzarli provo grande soddisfazione. Otto anni fa ho conosciuto un Grande Fotografo, purtroppo scomparso recentemente, col quale è poi nata una sincera amicizia. Entusiasmato da alcuni miei progetti in terra francese, mi spinse insistentemente ad intraprendere la strada che aveva percorso lui anni prima (aveva sottoposto alcuni suoi lavori al Ministero della Cultura Francese, erano piaciuti, glieli avevano comprati, avevano inserito le fotografie in alcune mostre, gli avevano affidato degli incarichi, e avanti fino a conferirgli la massima onorificenza, quella di Cavaliere delle Arti e delle Lettere, con tanto di una settantina di sue foto entrate nelle collezioni permanenti del Louvre). Ricordo ancora la telefonata che fece mentre eravamo a casa sua. Inviai un assaggio via mail alla responsabile del Polo Immagini del Centre des Monuments Nationaux di Parigi, dichiarandomi disponibile ad andare su per far vedere le stampe. Mi arrivò la risposta che iniziava con: Vos photographies ont une qualité artistique indéniable. e proseguiva con la richiesta di un maggior numero di fotografie, dato che Nous travaillons comme une agence photographique, per finire con tutte le indicazioni sui formati digitali e i vari moduli allegati da rimandare compilati per iniziare la collaborazione. Con prezzi da agenzia di stock (almeno credo, perché tali agenzie non le ho mai prese minimamente in considerazione), di cui un 50% sulle vendite al fotografo in caso di esclusiva per 10 anni, altrimenti solo il 30%. Forse qualche caffè mi sarebbe venuto fuori, ma... sono oltre 40 anni che non prendo il caffè. Cinque anni fa terminai un progetto sulla città di Arles, al quale avevo lavorato per una ventina d’anni. Molto apprezzato dal Grande Fotografo di prima, anche perché ci diede modo di confrontarci intimamente su come avevamo ritratto, in modo differente, una città che entrambi conoscevamo molto bene. Mi fornì nominativi e indirizzi, e scrisse lui stesso delle mail, ma alla gente che invecchia ne subentra della nuova e gli scenari cambiano. Riuscii comunque a far vedere il lavoro ai nuovi direttori di un paio di musei, che nonostante i trent’anni in meno di me personalmente le apprezzarono molto, forse anche perché arlesiani almeno d’adozione. Il fatto che uno mi abbia concesso sua sponte un permesso permanente per poter entrare al museo e fotografare cosa volevo quando volevo, persino di notte previo preavviso per organizzarsi (cosa che qualche anno prima, quando avevo chiesto per il progetto, mi era stata negata), mi fa pensare che fossero sinceri. Ma la cosa è terminata lì. Col Grande Fotografo constatammo che i tempi erano cambiati profondamente. Avrei potuto provare coi Rencontres, ma anche lì gente nuova e orientamenti nuovi. Negli ultimi anni ho sfogliato il catalogo ma non ho sentito il bisogno di visitare mostre, a parte qualcosa del circuito Off. Dalle interviste al nuovo direttore (“la fotografia deve avere un contenuto sociale, politico…”) e dai modi, mi arriva un certo odore di gauche mondaine al quale sono fortemente allergico. Facile indovinare i temi che tirano. Non una sola immagine dove non sia presente almeno un essere umano (in tutte le mie foto di Arles non c’è anima viva). Il supplemento in carta patinata Madame di Le Figaro interamente dedicato all’evento e distribuito ai visitatori negli anni precedenti ha lasciato il posto a Libé in carta riciclata. Alla terza frase sulle malefatte di Trump l’ho buttato in un cassonetto (ero lì per altro, mi dispiace…) Il mondo va avanti nella sua direzione, mentre io rimango felicemente quel che sono. Terminata l’attività professionale e conquistata finalmente la libertà di fotografare quel che sento nel modo che mi pare e piace, dovrei farmi indirizzare da altri per avere, forse, qualche probabilità di far vedere in pubblico le mie foto? Ma non scherziamo… restino pure i miei progetti in un cassetto (in realtà si tratta di un armadio https://www.effeunoequattro.net/htdocs ... at&order=ASC&type=&mode=0), con qualche trasferta a casa di una ristretta cerchia di amici che mi chiedono di vederli. Per me va benissimo così. Vista la Solennità odierna, voglio anch’io chiudere solennemente con due citazioni che ben si addicono al mio essere fotografo:Io progetto quello che mi interessa, non quello che mi aumenta la probabilità di essere visto - Marco Annaratone (da un post su Effeunoequattro) Soffro, in generale, di atrofia del presente; non solo non ci vivo, non ci capito neanche di tanto in tanto - Marina Cvetaeva (da una lettera a Boris Pasternak)
Inviato: 5/4 21:37
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Re: Peter Bialobrzeski |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Ho "conosciuto" questo fotografo nel 2012 a Reggio Emilia dove esponeva Urban Changing, lavoro che mi è piaciuto molto (ne avevo accennato qui: https://www.effeunoequattro.net/htdocs ... id=124854#forumpost124854
Di questi altri lavori ho guardato quelli relativi alle uniche due città che conosco abbastanza bene, Torino e Donostia, e non mi hanno entusiasmato.
Inviato: 3/4 21:25
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Re: la vostra foto preferita in assoluto |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Io non solo non ho una foto preferita, ma neanche un lavoro (insieme di foto) preferito, e neppure un fotografo preferito.
Tra i vari lavori che mi piacciono, in nessuno mi piacciono tutte le foto contenute, e tra i miei fotografi preferiti di nessuno mi piacciono tutte le foto. E' così...
Inviato: 3/4 21:18
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Macchie tonde su negativa. |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Solita TMax 400 135 sviluppata in TMax 1+4 per 6' a 24 °C, preparato fresco, tutto come sempre.
Spezzone di 5 fotogrammi scaricato dalla macchina e caricato direttamente su spirale Paterson, sviluppata assieme ad altra spirale con 36 fotogrammi in tank a 2 posti, in posizione inferiore. Il rullino da 36, perfetto. Lo spezzone presenta queste macchie tonde, chiare sul negativo e scure sul positivo nei 3 fotogrammi dove si riesce a vedere (gli altri 2 sono foto notturne con molto nero, e non si può capire s le macchie ci siano o no. Qualcuno ha qualche idea di cosa possa essere successo?
Inviato: 3/4 21:12
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Re: progettare la fotografia |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Ne avevo parlato qui https://www.effeunoequattro.net/htdocs ... id=133934#forumpost133934
Inviato: 15/3 19:45
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Re: progettare la fotografia |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Ho rivisto tutte le foto con attenzione (che poi è ciò che faccio sempre almeno due volte quando vado ad una mostra fotografica).
Mi piacciono molto le foto in BN, stupenda la luce su quella al min 5, di grande effetto quelle esposte per il cielo o per i forti riflessi di luce in basso che mi fanno pensare a chi cammina assorto in pensieri profondi, guardando in alto o a terra senza curarsi troppo dell’ambiente ben conosciuto che sta attraversando. Ed in quest’ottica si alternano bene quelle a colori, diversissime, con i dettagli del paesaggio urbano che si hanno davanti agli occhi come soggetto, presentato in modo sobrio, rilassato, non enfatizzato da effetti di luce particolari. Mi piace molto, dunque, il lavoro nel suo insieme, che trovo rappresenti molto bene quel che volevi rappresentare. Non conosco le eventuali aggiunte in più o in sostituzione, ma personalmente toglierei pochissimo da questa versione beta. Tocco alcuni punti scrivendo cose che riguardano esclusivamente i miei gusti, quindi da leggere e voltare pagina. Presentazione in video Indubbiamente una presentazione originale. A fronte di una indubbia perdita di qualità rispetto ai file originali, mostra però che sono state fatte delle stampe, non mostra delle stampe. Mi viene in mente la pipa di Magritte. Il Sony Center troppo visto e fotografato. Per me non sarebbe una ragione sufficiente per escluderlo. Dipenderebbe da quanto/come lo guardavo io, dal rapporto evocativo che ha per me quell’immagine rispetto alle altre. Mancanza della base di alcuni edifici A me non da alcun fastidio in un lavoro del genere, anche perché è cosa che faccio abitualmente nei miei lavori, accanto ad immagini architettoniche dove cerco il maggior rigore possibile. La foto della tazzina di caffè che a te dice molto. Qui devo alzare la voce. Tienila!!!Ma scherziamo? Una foto che a te dice molto, in un progetto che è un tuo percorso, ci deve assolutamente stare. Chi guarda, se consapevole di cosa sta guardando, dall’anomalia ed unicità dell’immagine, capirà che si tratta di un qualcosa di importante, di fortemente evocativo, di intimo. E se non lo capirà, pazienza. Alla domanda “Per chi scrivi?” Igor Stravinskij rispose “Per me stesso e per il mio ipotetico alter ego”. Non ti convince al 100%? Torni su e la rifai. Per me sarebbe la cosa più naturale del mondo. Nel giro di un anno sono tornato tre volte a Salamanca per fotografare un particolare dell’Escalera del Conoscimiento con la luce che volevo e lo sfocato che cercavo. Quest’estate, se Iddio vuole, tornerò a Lisbona per rifare una foto con più ombra in basso rispetto a quella che ho già fatto. E se mia moglie crede che sia una scusa per tornare ancora una volta a vedere il Trittico delle Tentazioni di Sant'Antonio di Bosch o per mangiare il Polvo à lagareiro in una taverna dell’Alfama, pazienza. La presenza del colore per te indispensabile. Fai bene a mantenerla. Io però la penso come Marco. Il misto colore/BN non riesco a concepirlo. Lo stacco complessivo che vedo è troppo forte, tanto da suggerirmi un altro autore. L’avevo anche detto a Fabio commentando il suo lavoro I Custodi del Borgo, dove ne aveva messe due a colori alla fine per via degli affreschi antichi. Ammetto di essere stato tentato su una foto di un mio lavoro, che rappresentava un quadro dove i colori avevano una certa importanza, ma non ho ceduto… li ho descritti nella didascalia. (manie, non farci caso )L’idea del libretto Ho già scritto prima, ma rivedendo la sequenza di foto lo trovo ancor più il modo migliore di presentarle Parole di accompagnamento. Anche qui quoto Marco. Magari un breve scritto di introduzione che non sia una spiegazione esplicita ma che in qualche modo suggerisca il Percorso. Io faccio così in ogni mio lavoro. Quello su Arles, il più corposo finora, svolto nell’arco di vent’anni, è suddiviso in 3 album. Nella prima pagina di ognuno ho raccontato qualche fatto vissuto in quella città, non necessariamente legato alle immagini che seguono, ma che da l’idea che la “Balade” del titolo si è svolta in modo capillare e sentito. Oppure poche parole calibrate più dirette, al limite anche condensate nel titolo… qualcosa tipo “Dreizehn Jahre rikken kontrastanten emozionen in Berlin Mitte” Le due foto che potrebbero stare in piedi da sole o addirittura come dittico. Da sole le trovo stupende, in dittico stratosferiche. Se esposte, le metterei una sopra l’altra e non di fianco. Fossero fatte da me (magari…) sarebbe una di quelle rarissime eccezioni dove lascerei senz’altro le figure umane. PS: perdona le continue citazioni di lavori o modus operandi miei, ma era per dire che ciò che ho scritto non sono cose improvvisate, ma facenti parte da tempo del mio modo consolidato di essere. PS2: bellissimissima la foto "fatta in casa" da Oscar.
Inviato: 14/3 18:22
Modificato da orso su 14/3/2026 18:37:54
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Re: progettare la fotografia |
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Iscritto il:
22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Citazione:
Personalmente le foto a doppia pagina non riesco a digerirle in nessuna salsa, non parliamo di quelle su pagine cucite che non possono essere aperte completamente, vero e proprio stupro e assassinio dell’immagine. E in questo modo le foto orizzontali avrebbero un’area doppia rispetto alle verticali, cosa che potrebbe suggerire un’importanza maggiore. Ho fatto stampare un paio di libri in formato circa 21x21 cm che contenevano, oltre al testo, delle foto sia verticali che orizzontali, una per pagina, tutte del medesimo formato, circa 13x18. Testo, preponderante, stampato da me su carta Bristol Avorio 140 fronte-retro, foto stampate sempre da me a pigmenti su carta fine art Hahnemühle Photo Matt Fibre 200. Rilegatura dei singoli fogli eseguita da una legatoria di fiducia con listatura dei fogli e cucitura a telaio (che permette di unire i due tipi di fogli di diversa grammatura, oltre all’apertura completa delle pagine), con elegante copertina rigida e titolo stampato. Risultato molto bello, molto elegante. Costo legatoria sui 35 euro a copia qualche anno fa. A mia discolpa per i consigli non richiesti, informo Mxa che ho guardato per intero il filmato con tutte le foto, e che lo riguarderò sempre per intero una seconda volta tra qualche giorno. Questo perché è un lavoro che mi interessa molto, vertendo la maggior parte dei miei progetti fotografici su città europee, in BN, senza persone, ecc. Poi scriverò qualche considerazione anch’io. Ma devo prima seminare i piselli che è tardissimo, e mettere giù cipolle e scalogni… (come potrebbe capire la fotografia concettuale uno che fa di queste cose? )
Inviato: 7/3 21:45
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Re: progettare la fotografia |
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Iscritto il:
22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Citazione:
Oh sì, un progetto lungo impegnativo e dispendioso. E il risultato è quella singola foto. Io, senza conoscere la storia che c’è dietro, la guardo e vedo due donne che si fanno ognuna i fatti propri in un appartamento discretamente disordinato con una vista dalla finestra che invoca un pesante tendaggio. Non mi piace, non mi dice nulla. Poi leggo la storia, torno a guardarla, ci vedo le stesse cose, niente che riesca a mettere in relazione alla storia del progetto, e ancora non mi piace, non mi dice nulla, esattamente come prima. Evidentemente non sono in grado di comprendere certa fotografia concettuale. PS: davanti a Mimic o Insomnia, tanto per citarne due, ci starei ore, ma qui… (l’avevo detto prima che non tutte la foto di Wall mi piacciono, non lapidatemi!) Citazione:
Ma quindi tu (“tu” in generale) guardando quella foto prima e dopo aver conosciuto la storia del progetto, ci vedi due immagini diverse? Prima un banale momento sui generis immortalato in un’immagine fotografica, e dopo “ben altro”?
Inviato: 7/3 21:28
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Re: progettare la fotografia |
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Iscritto il:
22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Citazione:
Per un (ex) still lifer è il pane quotidiano... Su Jeff Wall (che piace molto pure a me, anche se non in tutte le fotografie) avrei una curiosità: la sue foto sono tecnicamente scatti singoli oppure sono frutto di pesanti elaborazioni in post produzione come quelle di Gursky?
Inviato: 27/2 6:13
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Re: ISO elevati ? Non hanno piu' peso |
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Iscritto il:
22/6/2009 11:34 Messaggi:
1079
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E quindi dopo obiettivi progettati senza correzione di aberrazioni e vignettature che tanto poi ci pensa il software, avremo fotocamere con sensore scadente che tanto poi ci pensa l'AI... speriamo che almeno queste future ciofeche costino poco.
Inviato: 27/2 6:04
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Re: Wideluxx (prodotto, non prototipo) arrivata |
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Iscritto il:
22/6/2009 11:34 Messaggi:
1079
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Io la interpreto come "arrivati sul mercato".
Se invece i primi esemplari (plurale) sono arrivati a casa sua, spero che Mxa ci spieghi che progetto fotografico ha in mente.
Inviato: 27/2 5:55
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), ma sto già pensando a qualche scusa per passarci...

con due citazioni che ben si addicono al mio essere fotografo:
607-3.jpg (512.25 KB)
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