Tutti i post (archifoto)Re: I Becher a Bologna |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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Si decisamente ma non è una mia affermazione purtroppo, lo ha dimostrato Duchamp un centinaio di anni fa! Se esponi in galleria il tuo è un lavoro d'arte! Anche se esponi un orinatoio (per non parlare di Cattelan!). Poi è vero che se fai una mostra nella tua vita non necessariamente sei un artista perchè può esere anche un colpo di fortuna, ma se rimani nel mondo dell'arte per decenni direi proprio di si. Perchè puoi anche fare il "furbo" e "convincere" un gallerista ma se rimani in quel mondo fatto di gallerie importanti e mercato dell'arte direi proprio che sei un artista senza dubbio. Poi ognuno può anche credere di essere un artista incompreso e tenere le sue opere nel cassetto ma non ho mai creduto alla figura dell'artista incompreso, specie in epoca contemporanea. L'artista, al di là dell'aura a cui spesso viene associato, è un lavoro come un altro, con le sue regole e le sue modalità, dipinge o fotografa anzichè vendere salame o disegnare case: non sei un salumiere se non vendi salame e non sei un architetto se non hai mai progettato neanche un pollaio, (o lo sei solo sulla carta), e questo a mio parere vale per tutti i lavori del mondo.
Inviato: 19/5 9:13
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Re: I Becher a Bologna |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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Questo è un tema interessante e che andrebbe sviluppato a prescindere dai Becher, d'altra parte il parlare di un tema porta poi ad altri stimoli di riflessione. In base a questo ragionamento la fotografia di architettura, documentaria per sua natura non racconta alcuna storia, è anch'essa desinata all'oblio? Secondo me si perchè, salvo rarissimi casi quando si parla di architettura non si parla mai del fotografo, o di altre "storie" che vadano oltre il puro dato descrittivo.Io da un po' di tempo sono alla ricerca di modi di raccontare lo spazio che vadano oltre la sola descrizione ma non so se hanno a che fare con il raccontare una storia, credo di no. grazie Marco MXA.
Inviato: 16/5 13:42
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Re: I Becher a Bologna |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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Beh che il loro metodo sia scientifico ed applicato a qualcosa che non è scienza è vero, ma che la loro non sia arte ma solo estetica o grafica però è troppo riduttivo: producono fotogafie che da decenni vengono esposte in importanti musei, gallerie, mostre internazionali d'arte etc...Se non sono artisti loro allora tanti non lo sono!
Inviato: 16/5 8:24
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Re: I Becher a Bologna |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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Anch'io a volte ho avuto questo pensiero perchè mi annoiano gli artisti prigionieri del loro personaggio, vedi Martin Parr di cui avevo già detto tempo fa, oppure Gabriele Basilico, Guido Guidi e tanti altri che ripetono uno stilema formale e compositivo per anni in una sorta di comfort zone dalla quale non riescono ad uscire. Ma poi ho capito che la potenza dei Becher è proprio lì, nell'aver portato avanti un progetto sistematico e direi quasi scientifico, di catalogazione di strutture industriali per mezzo mondo. Non hanno fatto foto simili o riproposto uno stile, ma hanno fatto proprio foto uguali,la stessa costruzione dello spazio con la stessa luce, la stessa prospettiva; come lo scienziato del settecento che cataloga le piante e le divide per specie. Ricordo a proposito che Hilla Becher nel 2009 al museo Morandi, in un dialogo col pubblico citava proprio Linneo. Se i Becher avessero fotografato 20 altoforni e 20 torri d'acqua e poi fossero passati ad altro avrebbero fatto certamente un bel lavoro ma avendo compilato un catalogo sterminato di forme industriali per 40 anni con migliaia di immagini hanno prodotto qualcosa di straordinario e irripetibile in ambito fotografico, o per meglio dire artistico; e non a caso vennero premiati a Documenta per la scultura e non per la fotografia. Che avessero qualcosa di straordinario e che va oltre lo stilema lo dimostra anche il fatto che come insegnanti alla scuola di Dusseldorf hanno partorito allievi del calibro di Ruff, Gursky, Struth, Hutte etc. Non voglio difendere i Becher perchè non ne hanno bisogno, la penso così da tempo e li ammiro da che li conosco,(fine anni 80) mi piacerebbe avere in casa una loro fotografia ma non posso permettermela. E, da fotografo, mi sarei accontentato di avere un decimo della loro chiarezza progettuale!
Inviato: 13/5 16:21
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Re: Foto Missione Artemis II |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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bellissima la sequenza di foto su Dpreview grazie. Mi piace molto quella con la fila di macchine e telecamere imballate col cellophane, una tecnologia molto terra terra...
Inviato: 12/5 11:29
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Re: I Becher a Bologna |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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nel caso fatti sentire che ti offro un bicchiere, giusto per farmi perdonare!
Inviato: 6/5 17:46
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Re: Arte Contenporanea |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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Non ho visto l'opera in Basilica ma ho qualche dubbio sul fatto che questa possa contribuire al contesto in cui è esposta, credo che l'architettura del Palladio non abbia bisogno di alcun altro contributo, nemmeno del Tintoretto. Condivido però lo stesso problema, sebbene frequenti mostre e fiere d'arte da oltre trent'anni faccio sempre fatica a leggere i testi dei curatori perchè sembrano fatti apposta per non farsi capire. Così guardo le opere e mi faccio una mia idea.
Inviato: 6/5 16:00
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Re: I Becher a Bologna |
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Vedrai delle stampe meravigliose ma di camera oscura non se ne parla però ci sono loro interviste in cui spiegano che tutto veniva fatto in ripresa, aspettavano ore se non giorni soprattutto in certe regioni degli Stati Uniti in cui batteva un sole violento, per avere quella luce diffusa che rendeva omogeneo il tutto. Per lo stessa esigenza scelsero di non lavorare mai a colore perchè in un pannello con 12 foto avrebbero avuto azzurri tutti diversi e quindi disomogenei. Solo il documentario, un po' lungo a dire il vero, vale la visita alla mostra.
Inviato: 4/5 18:33
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I Becher a Bologna |
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Se passate da queste parti non perdetevi questa meravigliosa mostra compreso un documentario sul loro lavoro. https://www.mast.org/bernd-hilla-becher-history-of-a-method
Inviato: 2/5 8:55
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Re: la vostra (realizzata proprio da voi) fotografia s-preferita |
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Anch'io avevo capito male, si può cancellare il mio commento sopra. Foto s-preferita fate da altri ce ne sono milioni, tutte le fotodi guerra, di dolore, di indagine sociale etc... in sintesi tutte quelle immagini, di cui il Word Press Photo è pieno, in cui compare una figura umana sofferente per qualunque motivo. Di mie direi non una in particolare, ma diverse che riguardano architetture senza qualità fatte su commissione.
Inviato: 1/5 19:34
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Re: la vostra (realizzata proprio da voi) fotografia s-preferita |
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Premesso che fotografare architetture non è emozionante come fare cataloghi di intimo, e premesso che ho varie fotografie singole preferite, il lavoro che ho amato di più è stato il recente libro sulla chiesa di Gellner e l'ancora più recente di cui non dico il titolo per scaramanzia, in via di pubblicazione. Questi lavori sono i preferiti perchè ho potuto godere per la prima volta, in trent'anni di attività, di completa autonomia e libertà da ogni vincolo imposto dalla necessità di documentare, pura ricerca, finalizzata alla pubblicazione di un libro. A parole forse non rendo l'idea, le fotografie sono belle ma non è la fotografia in sè ad avermi entusiasmato ma l'intera operazione e com'è nata e come si è sviluppata. Potrò dire di avere fatto almeno un lavoro che mi ha dato soddisfazione.
Inviato: 29/4 13:43
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Re: Bruce Percy |
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Non mi piace, sono foto fatte bene, con una buona dose di post produzione per ottenere questi effetti levigati ma questo genere di immagini non mi dice nulla perchè mi stufano dopo cinque secondi che le guardo.Troppo grafiche e decorative, mi ricordano alcuni poster Ikea e non le metterei mai in casa mia.
https://www.ikea.com/it/it/p/bild-post ... -a-remi-pontili-00554953/
Inviato: 17/4 9:55
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Re: Cosa fare delle mie foto |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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Un pensiero che ho avuto anch'io nel momento in cui l'anno scorso, per vicende familiari che vi risparmio, ho dovuto lasciare lo studio dove tenevo appese buona parte delle stampe che man mano facevo ruotare con altre che tenevo in scaffalatura già in cornice. Lasciando l'uffcio ho dovuto metterle parte im una scaffalatura qui in casa e parte in cantina, sempre fianco a fianco come fossero libri e divise per temi. Avevo pensato che sarebbe stato bello, anche come pretesto dopo la chiusura dell'ufficio, raccogliere le foto in un album - libro dove le pagine avrebbero sostituito le pareti bianche dello studio. Però non ho mai fatto questo passo perchè mi sembrava di guardare indietro, raccogliere foto del passato sottoforma di album non mi interessa più, quando voglio vedere una stampa originale vado in cantina, che ho trasformato in archivio, tiro fuori una fotografia incorniciata e la attacco in casa per un po' di tempo, oppure la guardo e la riporto giù. Un po' come faccio coi libri della libreria, non li guardo tutti in una volta, quando ho voglia di vederne uno lo prendo e lo guardo e lo tengo fuori dallo scaffale. L'idea di avere un loop delle mie fotografie su monitor in casa mi annoierebbe terribilmente oltre appunto a farmi pensare al passato. Poi amo mille volte di più la stampa rispetto al monitor perchè ha una sua fisicità, perchè ha la sua cornice e comunque mi ricorda il momento in cui facevo determinate foto e le stampavo. A volte riguardo negli hard disk e mi capita di trovare qualcosa che anni fa non ritenevo degno di stampa e oggi si, e allora stampo facendo uscire quella determinata immagine dall'oblio. Questo mi serve non tanto per avere una collezione di stampe ma per fissare i pensieri, per vedere come "guardavo" anni fa e magari non ne ero perfettamente consapevole oppure per rivedere scatti vecchi alla luce del mio modo di vedere oggi, o comunque vedere l'evoluzione del mio modo di guardare. Insomma non la voglio fare troppo complicata ma preferisco ragionare sullo sguardo, e le stampe funzionano come quaderni di appunti: le guardo, ci ragiono e le ripongo perchè sempre sotto gli occhi non mi lasciano spazio per il nuovo.
Inviato: 13/4 15:53
Modificato da archifoto su 13/4/2026 16:15:52
Modificato da archifoto su 13/4/2026 16:22:32 |
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Re: Peter Bialobrzeski |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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Beh sono mondi completamente opposti ed è comprensibile che se a uno piace Bialobresky non piaccia Irene Kung o viceversa. Bialobresky fa una fotografia documentaria in cui non c'è alcun messaggio se non la descrizione di scenari urbani ricchi di traffico e abitanti, Irene Kung al contrario si muove su un terreno direi astratto con immagini che faccio fatica a chiamare fotografie perchè sono frutto di grande manipolazione digitale e le assomiglio più ad illustrazioni grafiche, che a fotografie. Un tempo mi piaceva abbastanza Bialobresky e ho il suo libro su Calcutta, però poi ha finito per annoiarmi perchè rifà la stessa foto ovunque si trovi.
Inviato: 10/4 13:56
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Re: Progettare il dopo fotografia |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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Orso mi è piaciuto molto il tuo racconto, e capisco le difficoltà di cui hai parlato nell'affrontare la diffusione delle foto per pagarsi un caffè etc... Il fatto di avere un progetto è già una buona cosa, e il piacere di portarlo a compimento di certo è una forma di soddisfazione. Ma avere un progetto però non è sufficiente perchè per ottenere i permessi per fare certe fotografie devi anche indicare a cosa ti serve il permesso, se dici "vorrei fotografare Palazzo Te a luce naturale (come ho fatto ad esempio per il progetto Black Out appunto per Arles) per tenermi le foto nel cassetto nessuno ti dà il permesso e il progetto muore prima di partire. Quindi l'inizio e la fine del progetto devono essere contemplati insieme, poi le cose possono anche andare diversamente dal previsto ma una finalità devo prevederla da subito. Per questo dico che mi genera frustrazione tenere le foto nel cassetto, perchè se faccio un progetto fotografando cose disponibili (che so i portici di Bologna) e per il gusto di farlo, mi sento un po' come il salumiere che compra la mortadella ma anzichè venderla è costretto a mangiarsela. Credo poi, e l'esperienza della Collana Gellner me lo ha confermato, che i progetti migliori siano quelli che coinvolgono anche altre persone motivate a vario titolo a portare avanti una pubblicazione o una ricerca. Che poi anche i progetti realizzati, tipo questo, non generino un'economia particolare è un altro discorso, non si diventa certo ricchi ma già essere agevolati nel fare certe cose e avere qualcuno disposto ad investirci rende tutto più facile perchè puoi concentrarti solo sulla parte di lavoro che ti compete. Per il futuro ora non vedo tante possibilità, mi piacerebbe portare avanti l'idea delle piccole pubblicazioni monografiche di architettura, qualunque essa sia, mi piacerebbe ad esempio fare un libretto su Ronchamp tipo quello che ho fatto sulla chiesa di Borca ma con le mie conoscenze ora vedo impossibile anche solo la partenza, e non quindi non parto.
Inviato: 6/4 15:00
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Re: Peter Bialobrzeski |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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Caro Y93 Io non ho usato nessun tono, ho segnalato che hai detto cose false perchè nella prima pagina del sito di Bialobresky compaiono tutte città importanti, e il suo primo lavoro neon tiger riguarda città asiatiche a livello di Megalopoli. Se intendevi riferirti agli ultimi diari bastava dire che negli ultimi diari, Bialobresky dopo una scorpacciata di megalopoli si rivolge a centri minori! Forse lo hai pensato ma non ti si può leggere nel pensiero. Bialobresky di fatto è certamente più riconosciuto per le sue megalopoli che per altro,ma se per te è uno che fa città piccole va bene lo stesso. Il mio intervento serve solo a non fornire informazioni confuse a chi si trovasse a leggere queste pagine. Non contesto le opinioni, ci mancherebbe, ma i dati di fatto. Tutto qui. Non ho alcuna intenzione di accusare o fare polemica con nessuno perchè non è nel mio spirito. ciao Oscar
Inviato: 30/3 13:54
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Re: Peter Bialobrzeski |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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Che ti possa paicere ok, è un bravo artista e piace anche a me, ma che Londra New York Istambul Torino Bankok Zurigo Osaka Budapest Beirut Il Cairo Atene Calcutta, e poi il lavoro Neon Tiger fatto a : Bangkok (Thailandia) Hong Kong (Cina) Shanghai (Cina) Shenzhen (Cina) Kuala Lumpur (Malesia) Singapore Giacarta (Indonesia) siano tutte città piccole non è per niente vero. Perchè si devono dire cose false per pubblicare un post? Basta leggere un po' e si evitano inesattezze. O no?
Inviato: 30/3 8:21
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Re: scorci urbani |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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Credo di essermi spiegato male. Il fatto che sia concluso è un dato di fatto, non una mia impressione. L'epoca della documentazione territoriale promosso dall'ente pubblico è stato un fenomeno importante ma circoscritto nel tempo, iniziato in Fracia con la Datar a metà degli anni 80 sviluppatosi poi anche in Italia con varie esperienze, (Dall'Archivo dello Spazio a Linea di Confine a Marghera etc...), ha avuto la sua fortuna in tutti gli anni 90 primi 00 poi via via è scomparso. Non so perchè sia scomparso ma di fatto oggi non si affrontano più campagne di documentazione fotografica del territorio. Personalmente, purtroppo, non ho mai partecipato se non da spettatore e amavo molto quelle operazioni che hanno prodotto cataloghi e mostre bellisime. Oggi le colloco in quel periodo, bello ma concluso. Negli anni è anche cambiato il mio gusto e preferisco una fotografia meno documentaria. Ovvio che nessuno ti vieta di uscire oggi e fare fotografie di documentazione di paesaggio o città, come nessuno ti vieta di ascolare i Beatles ma quel periodo è concluso. Indendevo dire questo.
Inviato: 26/3 12:17
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Re: Progettare il dopo fotografia |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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tutto vero ma chi dovrebbe essere ad educare la committenza se non il fotografo stesso? Io per non dare la colpa ad altri ho sempre cercato di spiegare ai miei committenti di un tempo che avevo una formazione da architetto e che facevo un certo tipo di lavoro che partiva dal grande formato stampe di qualità etc... L'eventuale committente che diceva "ammiocuggino la fa per meno" dicevo vai da tuo cugggino con tre g!
Inviato: 25/3 8:38
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Re: Progettare il dopo fotografia |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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Marco complimenti per la perfetta descrizione, ma che lavoro fai lo scrittore? Tutto pefettamente vero e condivisibile, effettivamente vale ancora la presunzione che sei bravo e "qualcuno" dovrebbe notarti e promuoverti. Chissa perchè poi. Il vantaggio forse di essere professionista (ma non artista) come nel mio caso è che le fotografie (poche) ad un certo punto girano anche da sole perchè si sa che tu fai quello e se uno ha bisogno ti chiama, un cliente può girare il tuo nome ad altri, poi c'è l'archivio e qualcosa ogni tanto viene ripescato etc...e alla fine nella tua città sei conosciuto in quell'ambito, ma non c'entra niente col progettare il dopo fotografia, fa parte della professione. Mi permetto di suggerire una categoria che forse hai dimenticato e che secondo me è la peggiore, il fotografo pseudo professionista, o quello che vorrebbe esserlo "un domani" e intanto arrotonda, cash, con servizi vari a costo scontato o regalato. Non appartiene tanto alla mia categoria perchè non ho a che fare con privati, e uno studio di architettura, un'azienda o un ente pubblico vogliono fattura e non ci pensano neanche al cash. Penso al mondo matrimoni, o eventi di piccola taglia, (tipo devo inaugurare il bar mi fai due foto?) come se questo tipo di partenza, oltre alle due lire cash, potrebbe aprirti la strada per chissà quale mondo professionale: se cominci così in basso rimarrai sempre in basso. Anche quella di "intanto comincio così poi vediamo di crescere" è una mitologia da sfatare perchè in questo modo rimarrai sempre all'interno di un circolo vizioso dove ti chiamano perchè "costi poco", "le foto sono decenti e vanno bene" ma da qui ad arrivare ad una rivista di architettura o a uno studio serio ce ne passa, (da soli senza incontri miracolosi) perchè se ti presenti con le foto del bar nel portfolio fai ridere. In sostanza lo "pseudo porfessionista" che ambisce ad esere il vero professionista "un domani" è come se io dicessi che potrei anche partecipare alla Dakar perchè qualche giro in moto lo faccio! Fa ridere no? Ecco pensadoci bene direi che ho progettato più la mia "figura" che la fotografia, ho aperto partita iva appena laureato cercando di collocarmi fin da subito nel modo più professionale possibile, cercando di costruire un porfolio di lavori di livello più alto possibile, non ho mai regalato nè servizi nè foto "per farmi conoscere". Tutto questo discorso mi serve più che altro per chiarire a me stesso il pensiero che mi gira in testa: o mi riportano indietro trentacinque anni e ricomincio da capo cercando strade nel mondo dell'arte, altrimenti va bene così, rimango un onesto porfessionista anonimo.
Inviato: 24/3 9:53
Modificato da archifoto su 24/3/2026 10:10:11
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), ma sto già pensando a qualche scusa per passarci...


