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6x7 “Ideal format”

 

Ribattezzato “Ideal format” perché il suo ingrandimento si adatta perfettamente le dimensioni della pagina di una rivista: non un millimetro di fotogramma viene sprecato e la qualità che offre viene sfruttata al massimo.

Il formato reale del fotogramma è di circa 56x70mm , per una superficie utile di 3920 mm ², oltre  4,5 volte quella di un fotogramma 35mm (24x36=864mm²) .

La qualità che si può ottenere (e meglio che si può potenzialmente ottenere ) da un tale fotogramma è notevole e nettamente superiore a quella del piccolo formato. Un distinguo è d’obbligo perché tali prestazioni non vengono gratis, per poter trarre massimo profitto dal 6x7  è necessaria una impeccabile tecnica operativa e la consapevolezza di alcuni compromessi da accettare: macchina sul treppiede, specchio sollevato, profondità di campo a posto, incurvamento pellicola messo in conto, stampa eseguita a regola d’arte, ottiche di elevata qualità.

Se ci si pone il limite massimo di 10x lineari di ingrandimento per produrre delle stampe di qualità (io in realtà sono un po’ più pignolo e mi  pongo un limite max di 7x ) .si possono ottenere stupende stampe 60x70.

Chiariti i pregi indiscutibili del 6x7, passiamo ad analizzarne i difetti.

 

1) Limitata Profondità Di Campo

Nella foto di paesaggio la PdC è essenziale, il fotografo cerca spesso in questo genere di foto, di dare “profondità” cioè di avere contemporaneamente a fuoco soggetti vicini e lontani.

La diagonale del fotogramma 6x7 è circa 100mm . La profondità di campo del normale è quindi quella di un 100mm che nel 35mm è già un tele da ritratto, limitata quindi. Nella formula del calcolo della PdC la focale compare al numeratore ed al quadrato, va da sè quindi che anche se la focale è solo doppia rispetto al 35 mm , la PdC si riduce di un quarto. Per i formati superiori, e limitatamente anche nel medio formato, la situazione sarebbe disperata se in loro soccorso non venissero la regola di Scheimpflug e i basculaggi.

Ma nel campo del 6x7 solo Mamiya RZ e Fuji GX680 offrono la possibilità dei basculaggi, e con prezzi da capogiro. Col solo costo di uno di questi obiettivi si può acquistare un buon sistema folding 4x5 !

Quindi bisogna cercare di ottimizzare al massimo l’uso delle ottiche classiche “rigide” non basculabili, utilizzando la focale più corta possibile e il diaframma più chiuso possibile, accollandosi anche la perdita di nitidezza dovuta alla diffrazione.

Il sistema Pentax 67 offre due possibilità interessanti: un 45mm rettilineo con apertura minima f:22  e uno zoom 55-100 con a.m. f:32 . Con questi si può ottenere una iperfocale di circa 1,8-2 metri, assumendo un Circolo Di Confusione di 0,05mm , sufficientemente piccolo per una buona stampa 40x50. In particolare col 45 mm si può emulare il classico “4x5 look” visibile in molti lavori di colleghi d’oltreoceano.

Il sistema Mamiya RZ offre un 50mm con a.m. f:32  , e da poco è stato annunciato anche un 40mm rettilineo sulle cui prestazioni e prezzo non si hanno ancora notizie (nutro qualche riserva poiché ho il sospetto che sia stato progettato per utilizzo con dorsi digitali e quindi possa essere stata privilegiata la zona centrale del fotogramma a scapito dei bordi).

Il sistema Mamiya 7 annovera un 43 con a.m. 22 a schema simmetrico tipico dei grandangoli grande formato. Ottimo ma costoso.

Bronica GS1 inoltre offre un 50mm con a.m. f:22 , che porterebbe una iperfocale di 2,2 metri , un po’ scarsina per i nostri utilizzi di fotoavventuriero.

 

 

2) Peso e dimensioni

Siamo ai limiti della trasportabilità. Di tutti i sistemi 6x7 disponibili gli unici che,a nostro modesto parere, sono ragionevolmente trasportabili per passeggiate o camminate almeno superiori ai classici 200metri dal parcheggio, sono Mamiya 7 , Fuji GW670, Pentax 67 , Bronica GS-1.

Con Pentax 67 sussiste ancora comunque qualche problemino nel trovare una borsa/zaino adatti.

Mamiya 7 e Fuji GW sono ottime ma sono delle macchine a telemetro , non per tutti quindi .

Una osservazione: parlando di peso e dimensioni scendendo di formato anche di poco, es. 6x6 , il discorso cambia sensibilmente. Quel centimetro di fotogramma in più ce lo dobbiamo veramente sudare!

 

3) Tecnica operativa

Un sistema reflex 6x7 ha sempre uno specchio gigantesco mosso da molle e meccanismi sottoposti a notevole sforzo e pressione. Durante il funzionamento gli urti vengono dissipati sotto forma di vibrazioni che a loro volta causano perdite di nitidezza. E’ quindi altamente consigliabile presollevare sempre lo specchio. E con la Pentax 67 questo è addirittura possibile, con un minimo di accortezza, anche a mano libera.

Se il sistema presenta un otturatore centrale (Mamiya RZ, Mamiya 7, Fuji GW, Bronica GS1, Fuji GX680) allora grossi problemi di vibrazioni da parte dell’otturatore non ce ne sono; con Pentax 67 invece siamo in presenza di un gigantesco otturatore in seta sul piano focale, che genera notevoli vibrazioni anche con lo specchio sollevato. Quindi un cavalletto di generose dimensioni e peso è altamente consigliabile.

 

4) Planareità della pellicola.

Vi è mai capitato di esaminare un fotogramma e scoprire con orrore immotivate zone fuori fuoco, ad esempio i punti vicini e lontani a fuoco e le zone a media distanze sfuocate? Oppure la parte alta di un fotogramma fuori fuoco e la parte bassa ok, assumendo un soggetto equidistante? Benvenuti nel mondo del 6x7! Non si tratta di un problema specifico di qualche sistema in particolare ma che riguarda tutte le fotocamere a medio e grande formato. Mentre nel grande formato il supporto è più rigido della pellicola 120, e normalmente si lavora con diaframmi molto chiusi, nel 6x7 ci troviamo nel caso più sfavorevole: la pellicola 120 ha uno spessore uguale a quello di una  pellicola 35mm ma con una superficie quasi 5 volte superiore e questo fa sì che, non importa il giro che fa la pellicola nel dorso, il fotogramma pronto per essere impressionato non sarà mai perfettamente piano e presenterà sempre un certo grado di incurvamento, anche di qualche decimo di millimetro. Per ovviare a questo problema qualche produttore ha adottato esotici e costosi sistemi a vuoto d’aria per tenere piana la pellicola prima dello scatto (Contax 645) ma per noi comuni mortali il problema si pone completamente.

Inoltre ci sono varie scuole di pensiero, tutte egualmente plausibili e cioè tentare di predisporre  subito il fotogramma successivo in modo da lasciare un po’ di tempo perché la pellicola si “rilassi”  e si appiattisca il più possibile, oppure al contrario riavvolgere subito prima dello scatto in modo che la tensione del trascinamento, ancora presente, mantenga la pellicola “strirata”. In realtà , almeno per quello che sono le nostre esperienze, il fenomeno dell’incurvamento della pellicola ha una sola soluzione: diaframmare il più possibile e trarre vantaggio dalla profondità di fuoco (fenomeno duale alla profondità di campo).

 

Conclusioni

Per la fotografia di paesaggio pura, consigliamo una folding 4x5 . Per avere invece un sistema un pochino più versatile che offra grande qualità fotografica sia per il paesaggio che per il ritratto che per altri settori, con rapidità operativa comunque enormemente superiore a quella di una folding 4”x5” , allora il 6x7 è l’ideale, anche se probabilmente un sistema 6x6 o 6x4,5 offrirebbe in questo senso alcuni vantaggi in più a scapito di una tutto sommato non enorme differenza qualitativa.

 

Roberto  Manderioli © 6/2003

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