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Progettare il dopo fotografia

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29/5/2009 11:05
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Non mi viene un titolo sintetico migliore che riassuma il pensiero che segue e che vorrei condividere ed approfondire con voi.
Premetto che queste discussioni vengono aperte un po' come ragionamenti ad alta voce che anzichè riecheggiare solo nella mia testa prendono una forma pubblica e si avvantaggiano di menti meno confuse della mia e mi aiutano nel ragionamento.
Abbiamo citato nella discussione precedente "progettare la fotografia" vari artisti famosi e il bel lavoro di MXA a cui ognuno ha espresso il suo parere le sue critiche etc...Ora tutto bello e interessante ma la cosa che mi chiedo spesso e che blocca buona parte della mia ricerca è : "e poi?" cioè posso progettare la foto singola, la serie, la luce l'ombra e tutto quello che si vuole ma non riesco a progettare il dopo,cioè una volta fatta la fotografia a trovare in qualche modo un'uscita. Dato che sono trent'anni che faccio questo lavoro ovviamente mostre e pubblicazioni ne ho avute diverse ma su lavori perlopiù su commissione, mentre di ricerche personali direi nessuno. Se escludo il recente lavoro "ideale" della collana Gellner dove ho potuto fare quello che volevo senza alcun vincolo, nessuna fatica e con la finalità di pubblicare dei piccoli libri, e perlopiù retribuito, tutto il resto doveva perlopiù soddisfare un committente. Ma tutto questo non l'ho progettato, mi ci sono trovato, è venuto tutto facilmente e ho benedetto la situazione, ma credo si tratti di una benevola congiuntura astrale più unica che rara perchè tante volte sono impazzito con progetti e contatti e capriole senza produrre nemmeno una cartolina. In sintesi direi che in questo caso mi sono trovato nella situazione giusta al momento giusto con una idea da sviluppare. Ora non so se dopo il terzo volume,in preparazione, riuscirò a fare altri lavori del genere perchè puoi progettare tutto quello che vuoi ma la fortuna no. Questo un po' il mio pensiero e mi pacerebbe avere il vostro relativamente al "dopo" cioè una volta fatto un progetto fotografico cosa fate? pubblicazioni mostre etc... anche perchè collezionare progetti che rimangono nel cassetto a me sinceramente comincia a pesare. grazie per il vostro contributo.

Inviato: 18/3 16:59
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Re: Progettare il dopo fotografia

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(Mi scuso con il forum per la lunghissima sbrodolata, ma condensare un argomento così sfaccettato è stato impossibile per poter rispondere con un minimo di serietà.)


Oscar, io ti porto la mia esperienza anche se è troppo piccola per avere significato. È anche quella di un non professionista e questo è il suo difetto maggiore.

I professionisti (fotografi d'arte, chiamiamoli così) con cui mi sono relazionato mi hanno *tutti* detto che passano circa l'80% del tempo nella promozione dei loro lavori e il 20% nella ideazione, progettazione e esecuzione dei lavori. Dato che io non sono un professionista e ho altro da fare (anche altri interessi!) il mio impegno nella promozione è stato ben sotto l'80%. Ho provato un paio di strade, non hanno funzionato, ho piantato li'.

Dal punto di vista del "dopo" c'è progetto e progetto. Vivo in provincia di Pavia: se facessi una ricerca sulle risaie della Lomellina o la vendemmia in oltrePo la strada più naturale è contattare le tante organizazioni culturali locali - inclusi i governi locali - e cercare un luogo per fare una mostra.

Ma io sono sempre risucchiato in un contesto internazionalista / pan-culturale, semplicemente per la vita cho ho vissuto. I miei ultimi progetti sono su Berlino, su come fotografare algoritmi, su come fotografare malattie neurodegenerative senza il paziente, fotografare la vita come partita a scacchi, superare i limiti dell'analogico nel ritratti, gli spazi americani del sud-ovest come esperienza onirica. Ci può essere il consigliere comunale pavese o la ONLUS locale che si interessa a uno di questi progetti, ma francamente ... magari no.

Quindi? Quindi io partecipavo a concorsi internazionali, sono andato a letture di portfolio, ho pure assunto per un paio di consulenze una critica d'arte di New York, più che altro incuriosito dal fare questa esperienza culturale, non certo per esporre in Quinta Strada. Come vedi uso il tempo passato. Non lo faccio più per una serie di motivi

1. La promozione è un lavoro. Non ha senso farla nei ritagli di tempo. O per lo meno, la puoi fare ma - in mancanza di quella fotografia assolutamente eccezionale, iconica, in sintonia con i media ed il momento, etc - il fallimento è quasi certo.

2. Personalmente ho incontrato un ambiente che mi ha deluso, con personaggi improbabili e irritanti. Magari ottimi per il ventenne che si fa prendere a portellate in faccia ma spinge spinge spinge lo stesso perchè ha tutta la vita davanti. Io le portellate in faccia le rimando al mittente (chiarisco: non sto parlando di criticare ferocemente i miei lavori, sto parlando di essere trattato come un pirla da uno di trent'anni di meno - la differenza c'è ed è tanta).

3. Nei concorsi - mia statistica che vale per quello che vale, ma a cui credo molto, a questo punto - il 90% delle foto premiate contengono la presenza umana (corpi interi o anche solo parti di corpo). Un paio di categorie ne possono fare a meno, ma non faccio macrofotografia o caccia fotografica. Nota: non pensare che architettura o paesaggistica siano esenti: riescono a infilare l'essere umano pure li. Data la mia incapacità di fotografare la mia specie questo limita molto la mia speranza di andare da qualche parte nei concorsi.

4. Nei concorsi troppo spesso domina la moda del periodo. Ci sono stati tre quattro anni dove la foto di (1) una ragazza; (2) borderline anoressica; (3) vestita grunge o simile; (4) con lo sguardo semi-disperato / semi-incaxxato; (5) sovra esposta di tre stop e semi desaturata ... ti faceva raddoppiare le possibilità di avere successo in un concorso.

5. I galleristi sono interessati a fare soldi con un artista, giustamente. Il mercato della fotografia IN ITALIA è molto conservatore. Mi ricordo quando [importante gallerista che lavora nel mondo fotografico] mi disse che non aveva alcun problema a vendere a [nome famoso di riccone italico] una stampa bianco e nero di [famoso fotografo americano contemporaneo] per duecentomila euro. Aveva molti problemi a vendere a cinquemila euro la stampa di "Mario Rossi", giovane promettente e già noto fotografo con tutte le carte in regola e curriculum di tutto rispetto. Quindi non investiva molto tempo a promuovere i giovani.

6. Tutti, ma proprio tutti, inclusa la persona di New York (bravissima), mi hanno sempre detto che l'età non conta. Io continuo a non crederci. Penso invece che iniziare a proporsi a - metti - 50 anni sia mission impossible. Per carità, ci sono sempre le eccezioni, ma la statistica è prepotentemente contro di te, quindi per promuoverti devi come minimo lavorare il doppio degli altri, cioè il 160%.

Io progetto quello che mi interessa, non quello che mi aumenta la probabilità di essere visto. In un'ottica di chi vuole diventare un professionista dell'arte e farsi un nome - lasciamo perdere la visione dell'artista che ci ha trasmesso il Romanticismo, che è semplicemente falsa - queste considerazioni sulla scelta del progetto devono essere fatte e non ignorate come faccio io.

La pubblicazione di un libro, se fatta a mie spese, mi interessa solo se ho deciso che il prossimo Natale regalo il libro a quattro o cinque amici sfortunati. Che è come tenere il progetto nel cassetto, dal punto di vista di esporsi al mondo in prima persona per avere elogi o critiche.


Inviato: 19/3 9:05
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Re: Progettare il dopo fotografia

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Mxa ha scritto:
Oscar, io ti porto la mia esperienza anche se è troppo piccola per avere significato. È anche quella di un non professionista e questo è il suo difetto maggiore.


Marco, condivido parola per parola quello che dici e sinceramente qualcosa del genere l'ho già sentito anche da un collega che ha provato senza successo con gallerie di Parigi. Non so se essere non professionista sia un difetto, a volte penso che sia un pregio perchè non devi soddisfare un committente per guadagnare due lire e sei libero di fare quello che vuoi. La differenza tra professionista e non è solo la partita iva che ti consente di essere pagato in regola col fisco ma per il resto non vedo vantaggi. L' età conta e quanto conta! Se cominciare a 50 anni è tardi a 62 non ne parliamo, non hai più voglia di impazzire e non hai più l'energia del trentenne e poi credi che sai fare un lavoro e sei stufo di doverlo dimostrare ad ogni passo parlando con persone che ne capiscono la metà di te, e soprattutto vuoi realizzare le cose in tempo breve perchè capisci che il tempo a disposizione non è infinito. C'è da dire però che non ho mai cercato di entrare nel mondo dell'arte, quando ero più giovane facevo fotografie alle opere dei giovani artisti dell'Accademia ma non mi sono mai considerato e proposto come artista, sarà colpa degli studi che ho fatto ma ho sempre desiderato fare il fotografo di architettura e, dalla laurea in poi, bene o male l'ho fatto. Ecco credevo, quando ho cominciato, che fotografare progetti prestigiosi aiutasse in visibilità ma non è vero, ho lavorato anche con architetti importanti e pubblicato qualche foto su domus e abitare ma non sono mai stato "il fotografo di" e questo forse ha penalizzato la mia visibilità.
La grafica che lavora con me si è offerta per farmi un progetto gratis ma, come dici tu, al massimo potrebbe essere il regalo per gli amici sfortunati a natale...

Inviato: 19/3 13:56
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Re: Progettare il dopo fotografia

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Oscar, il "difetto del mio non essere professionista" di cui parlo è che - avendo altro da fare - non ho mai investito quanto necessario per la promozione. In questo senso molte mie affermazioni che scoraggiano potrebbero essere il risultato di non aver mai lavorato abbastanza al marketing di me stesso. Per lo meno mi piace tenermi in tasca questa spiegazione .....



Inviato: 20/3 8:22
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Re: Progettare il dopo fotografia
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Argomento interessante e complicato. Convinzioni personali circa il modus operandi ed idee di ognuno spesso si scontrano e non collidono con l’ambiente del mondo fotografico. Secondo me ci sono degli ambiti da distinguere e tenere ben separati. Settori a compartimenti stagni che, salvo pochissime eccezioni, non si sovrappongono neppure di striscio. Premetto che io parlo di quello che conosco, escludo quindi totalmente l’ambito professionale della fotografia, perché non facendone parte direi solo frasi fatte e senza coerenza.
Parlo dell’appassionato di fotografia. C’è chi si limita a fotografare per il piacere di farlo; ferma momenti e situazioni e regala le sue opere ad amici e parenti (regale, non vende, quindi solo spese ed introiti zero). Se poi ci scappasse qualche mostra o evento pubblico tanto di guadagnato a livello di soddisfazione personale, ma non ci perde il sonno se nessuno lo caga al di fuori di amici e parenti. Ho usato il termine “chi si limita”, senza alcun connotato che voglia sminuire. Anche perché probabilmente è il settore più “vero”. Solo ed unicamente gioia e divertimento personale e ,si spera e presume, per un ristretto gruppo di persone vicine.
C’è poi chi fotografa per diletto ma vuole qualcosa di più. Non chissà cosa ma una certa visibilità in ambito locale. Solamente a livello di soddisfazione personale, sapendo che introiti economici non ci saranno. Però vorrebbe che le sue immagini fossero viste su scala un poco più ampia della famiglia e amici. Niente di eclatante, non spera in trionfi in ambito nazionale ed oltre. Non ci mira forse perché non si sente all’altezza di così prestigiosi traguardi.
C’è infine il non professionista evoluto che ricerca visibilità per il suo lavoro ed ambisce ad eventi, mostre, esposizioni e che il suo nome acquisti un certo peso. Non solo in ambito locale ma ad altri livelli. Solitamente queste persone ambiscono ad eventi di un certo spessore escludendo ambiti per così dire “di paese”. Non perché li disdegnino ma semplicemente perché il loro percorso e ricerca e studio non ha nulla a che fare con l’ambiente dove vivono.
Secondo me, se si vuole puntare al nome ad un livello abbastanza “alto”, a fare capolino nel mercato artistico, a concorsi internazionali ecc. c’è un equivoco di fondo (Almeno, questo riguarda la mia personale idea, ma penso valga per molti). L’equivoco di base è forse dettato da un modo “romantico” di intendere un’opera, artistica o meno che sia. L’equivoco deriva dal non conoscere l’ambiente e quanto ruota attorno a quel mondo e come si muove. L’equivoco è la convinzione che se qualcosa ha pregi, se l’autore produce idee ed opere ottime, deve immancabilmente emergere ed essere notato. Ma si, le mie creazioni sono visibili, ho il mio sito, sono su Instagram, le invio ad alcuni concorsi di nome. Valgo e devo essere notato. Cavolo, anche sul forum o al circolo fotografico mi hanno tessuto lodi. Ci ho messo l’anima in quel lavoro. Poi immancabilmente dopo di X anni con questo andazzo, dopo anni senza il minimo riscontro, ti crolla il mondo addosso. Poi vieni a sapere che per tentare di farti largo in quegli ambienti ti serve l’80% del tempo per le pubbliche relazioni e “solo” i restanti rimasugli di tempo per fare e progettare le fotografie. Ma come? Che stiamo dicendo? No dai non ci credo, il quadruplo del tempo per cosa? Fare circolare il mio nome e rendermi presente a chi? E quello che veramente dovrebbe contare, ossia le fotografie, ridotti a un semplice corollario? No dai non ci credo. Allora dovesse presentarsi un autentico genio creativo ma senza lavoro di “presentazione” adeguato passerebbe inosservato? Ma allora se Michelangelo fosse vissuto adesso sarebbe passato inosservato senza l’opportuno tempo dedicato alle pubbliche relazioni? Non può essere vero. Magari però questo spiega come mai certi lavori esposti in certi ambiti prestigiosi io li ho immancabilmente reputati banali. Io ho un altro lavoro. Ritaglio il tempo per fotografare e pianificare. Se dedico l’80% di questo tempo in pubblic relation allora mi riduco a scattare fotografie e progettare un portfolio a 90 minuti a settimana….


Marco

Inviato: 23/3 13:27
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Re: Progettare il dopo fotografia

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pamar5 ha scritto:


L’equivoco di base è forse dettato da un modo “romantico” di intendere un’opera, artistica o meno che sia. L’equivoco deriva dal non conoscere l’ambiente e quanto ruota attorno a quel mondo e come si muove. L’equivoco è la convinzione che se qualcosa ha pregi, se l’autore produce idee ed opere ottime, deve immancabilmente emergere ed essere notato. Ma si, le mie creazioni sono visibili, ho il mio sito, sono su Instagram, le invio ad alcuni concorsi di nome. Valgo e devo essere notato. ... Poi vieni a sapere che per tentare di farti largo in quegli ambienti ti serve l’80% del tempo per le pubbliche relazioni e “solo” i restanti rimasugli di tempo per fare e progettare le fotografie. Ma come? Che stiamo dicendo? No dai non ci credo, il quadruplo del tempo per cosa? Fare circolare il mio nome e rendermi presente a chi?

Marco


Marco complimenti per la perfetta descrizione, ma che lavoro fai lo scrittore? Tutto pefettamente vero e condivisibile, effettivamente vale ancora la presunzione che sei bravo e "qualcuno" dovrebbe notarti e promuoverti. Chissa perchè poi. Il vantaggio forse di essere professionista (ma non artista) come nel mio caso è che le fotografie (poche) ad un certo punto girano anche da sole perchè si sa che tu fai quello e se uno ha bisogno ti chiama, un cliente può girare il tuo nome ad altri, poi c'è l'archivio e qualcosa ogni tanto viene ripescato etc...e alla fine nella tua città sei conosciuto in quell'ambito, ma non c'entra niente col progettare il dopo fotografia, fa parte della professione.
Mi permetto di suggerire una categoria che forse hai dimenticato e che secondo me è la peggiore, il fotografo pseudo professionista, o quello che vorrebbe esserlo "un domani" e intanto arrotonda, cash, con servizi vari a costo scontato o regalato. Non appartiene tanto alla mia categoria perchè non ho a che fare con privati, e uno studio di architettura, un'azienda o un ente pubblico vogliono fattura e non ci pensano neanche al cash. Penso al mondo matrimoni, o eventi di piccola taglia, (tipo devo inaugurare il bar mi fai due foto?) come se questo tipo di partenza, oltre alle due lire cash, potrebbe aprirti la strada per chissà quale mondo professionale: se cominci così in basso rimarrai sempre in basso. Anche quella di "intanto comincio così poi vediamo di crescere" è una mitologia da sfatare perchè in questo modo rimarrai sempre all'interno di un circolo vizioso dove ti chiamano perchè "costi poco", "le foto sono decenti e vanno bene" ma da qui ad arrivare ad una rivista di architettura o a uno studio serio ce ne passa, (da soli senza incontri miracolosi) perchè se ti presenti con le foto del bar nel portfolio fai ridere. In sostanza lo "pseudo porfessionista" che ambisce ad esere il vero professionista "un domani" è come se io dicessi che potrei anche partecipare alla Dakar perchè qualche giro in moto lo faccio! Fa ridere no? Ecco pensadoci bene direi che ho progettato più la mia "figura" che la fotografia, ho aperto partita iva appena laureato cercando di collocarmi fin da subito nel modo più professionale possibile, cercando di costruire un porfolio di lavori di livello più alto possibile, non ho mai regalato nè servizi nè foto "per farmi conoscere". Tutto questo discorso mi serve più che altro per chiarire a me stesso il pensiero che mi gira in testa: o mi riportano indietro trentacinque anni e ricomincio da capo cercando strade nel mondo dell'arte, altrimenti va bene così, rimango un onesto porfessionista anonimo.

Inviato: 24/3 9:53

Modificato da archifoto su 24/3/2026 10:10:11
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Re: Progettare il dopo fotografia

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È un discorso poco simpatico da fare ma va fatto. Ci sono certi segmenti del mondo fotografico che l'avvento del digitale ha reso francamente alla portata di chiunque studi e si faccia un po' di allenamento per una settimana. Se a questo si aggiunge che nessuno ha educato la comittenza ad apprezzare un lavoro fatto bene da uno fatto male il cerchio si chiude.

Quindi la barriera di ingresso alla concorrenza è diventata talmente bassa che un qualunque Asdrubale Sculacciatopi può inventarsi di fare il matrimonialista e vendersi per due pizze e una birra. Non sono io che lo dico, sono i fatti che lo dicono.

Quelli che interpretano il settore nel modo giusto sono quelli che alzano la barriera di ingresso, offrendo - butto lì la prima cosa che mi viene in mente - una paio di foto bianco e nero "fine art" della coppia fatte con il banco ottico e la pellicola.

Detto questo, tutte le comittenze che ormai si aspettano di pagare due pizze e una birra non saranno certo interessate a pagare di più. Questo mercato ormai è perso agli Asdrubale Sculacciatopi e non tornerà più indietro. Ci si massacrerà per il prezzo, correndo tutti al ribasso e - nel più classico esempio di meccanismo red queen - morendo poi tutti, il vincitore alla fine essendo quello che lo fa gratis, cioè il solito cugino Ambrogio "che-ha-la-digitale".






Inviato: 24/3 17:11
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Re: Progettare il dopo fotografia

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Mxa ha scritto:
Se a questo si aggiunge che nessuno ha educato la comittenza ad apprezzare un lavoro fatto bene da uno fatto male il cerchio si chiude.


tutto vero ma chi dovrebbe essere ad educare la committenza se non il fotografo stesso? Io per non dare la colpa ad altri ho sempre cercato di spiegare ai miei committenti di un tempo che avevo una formazione da architetto e che facevo un certo tipo di lavoro che partiva dal grande formato stampe di qualità etc... L'eventuale committente che diceva "ammiocuggino la fa per meno" dicevo vai da tuo cugggino con tre g!

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Re: Progettare il dopo fotografia

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archifoto ha scritto:
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Mxa ha scritto:
Se a questo si aggiunge che nessuno ha educato la comittenza ad apprezzare un lavoro fatto bene da uno fatto male il cerchio si chiude.


tutto vero ma chi dovrebbe essere ad educare la committenza se non il fotografo stesso? Io per non dare la colpa ad altri ho sempre cercato di spiegare ai miei committenti di un tempo che avevo una formazione da architetto e che facevo un certo tipo di lavoro che partiva dal grande formato stampe di qualità etc... L'eventuale committente che diceva "ammiocuggino la fa per meno" dicevo vai da tuo cugggino con tre g!


Sono d'accordissimo, la responsabilità era degli stessi fotografi. Un'altro modo per alzare l'asticella sarebbe quello corporativo, ma io ho sempre avuto una profonda allergia per le corporazioni. Pur apprezzandone l'intento iniziale (selezionare i fornitori per garantire al committente un minimo di qualità del servizio) sono diventate nella storia europea un freno fortissimo all'innovazione e alla competitività, proteggendo le mediocrità e tagliando le gambe agli ambiziosi e intraprendenti.

Chi come me ha vissuto tanti anni in Germania trova l'Italia una specie di Far-West (lo dico in senso positivo) perchè in Germania se vuoi avvitare un bullone devi essere iscritto alla corporazione degli avvita-bulloni e avere il tuo attestato che hai seguito i corsi richiesti. (In tutta onestà la situazione è migliorata rispetto a 20 anni fa, ma è ancora parecchio burocratica.)

(Quando a Christian Frederick Martin fu negato dalla corporazione austriaca dei falegnami di costruire chitarre in quanto la corporazione riteneva che le chitarre ricadessero sotto la loro giurisdizione e lui non era iscritto alla corporazione, Martin sbattè la porta e se ne ando negli Stati Uniti, dove fondò la più celebre azienda di chitarre acustiche al mondo.)




Inviato: 25/3 9:18
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Re: Progettare il dopo fotografia
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archifoto ha scritto:

Marco complimenti per la perfetta descrizione, ma che lavoro fai lo scrittore?


Grazie Oscar per i complimenti. No, non sono uno scrittore....tutt'altro. Sono un biologo.

Tornando al discorso "progettare il dopo fotografia", vorrei bypassare la questione che riguarda il rendere noto il lavoro nel mondo commerciale/artistico. Probabilmente è stato sviscerato l'aspetto peculiare di tale settore, i suoi aspetti e caratteristiche spesso ignorati da chi non è parte di quell'ambiente.
Restando nell'ambito piu' personale ed avulso da intenti di affermazione pubblica o notorietà, vorrei sostenere, ai fini della presentazione di un portfolio, la bontà del formato libro. Ho sviluppato nel tempo tale convinzione. Penso che spesso (non sempre ma in molti casi) un libro fotografico abbia caratteristiche ottimali. Prima di tutto è capace di raccogliere un portfolio nella sua completezza e mantenere l'ordine voluto delle immagini. E' indubbiamente comodo nel consentire una presentazione completa di tutto quanto compone il lavoro. Consente inoltre di inserire (volendo) "altro" rispetto alle semplici fotografie. Mi riferisco soprattutto a parti scritte, da semplici frasi a didascalie o titoli. Certo, sono cose avulse dalla pura fotografia ma a volte possono essere indispensabili complementi. Non parlo di spiegazioni pratiche del lavoro fotografico ma di elementi testuali capaci di interagire con le immagini. Ci sono dei contro? Certamente. Un libro, per esempio non consente formati grandi al pari di quanto fattibile con una stampa. Talune fotografie beneficiano senza ombra di dubbio di un formato maggiore e di molto di quanto possibile con un libro. Non esiste la varietà di supporti cartacei possibili con delle stampe fine art. Tuttavia, a mio avviso il formato libro ha un indubbio pregio: la capacità di rendere maggiormente fruibile un lavoro rispetto a stampe songole. E non è un aspetto da sottovalutare.

Marco


Inviato: 26/3 23:36
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Re: Progettare il dopo fotografia

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A differenza di te, Oscar, collezionare progetti che rimangono nel cassetto a me non pesa affatto. Provo a spiegare il perché, portando la mia esperienza, in qualche modo complementare almeno come ambito a quella di Mxa descritta all’inizio in modo chiaro e vivace.

I miei progetti fotografici non potrebbero mai finire in una galleria o in un concorso, troppo fuori sintonia con i media ed il momento. Però esistono, ci sono, e nel realizzarli provo grande soddisfazione.
Otto anni fa ho conosciuto un Grande Fotografo, purtroppo scomparso recentemente, col quale è poi nata una sincera amicizia. Entusiasmato da alcuni miei progetti in terra francese, mi spinse insistentemente ad intraprendere la strada che aveva percorso lui anni prima (aveva sottoposto alcuni suoi lavori al Ministero della Cultura Francese, erano piaciuti, glieli avevano comprati, avevano inserito le fotografie in alcune mostre, gli avevano affidato degli incarichi, e avanti fino a conferirgli la massima onorificenza, quella di Cavaliere delle Arti e delle Lettere, con tanto di una settantina di sue foto entrate nelle collezioni permanenti del Louvre). Ricordo ancora la telefonata che fece mentre eravamo a casa sua.
Inviai un assaggio via mail alla responsabile del Polo Immagini del Centre des Monuments Nationaux di Parigi, dichiarandomi disponibile ad andare su per far vedere le stampe. Mi arrivò la risposta che iniziava con: Vos photographies ont une qualité artistique indéniable. e proseguiva con la richiesta di un maggior numero di fotografie, dato che Nous travaillons comme une agence photographique, per finire con tutte le indicazioni sui formati digitali e i vari moduli allegati da rimandare compilati per iniziare la collaborazione. Con prezzi da agenzia di stock (almeno credo, perché tali agenzie non le ho mai prese minimamente in considerazione), di cui un 50% sulle vendite al fotografo in caso di esclusiva per 10 anni, altrimenti solo il 30%. Forse qualche caffè mi sarebbe venuto fuori, ma... sono oltre 40 anni che non prendo il caffè.

Cinque anni fa terminai un progetto sulla città di Arles, al quale avevo lavorato per una ventina d’anni. Molto apprezzato dal Grande Fotografo di prima, anche perché ci diede modo di confrontarci intimamente su come avevamo ritratto, in modo differente, una città che entrambi conoscevamo molto bene. Mi fornì nominativi e indirizzi, e scrisse lui stesso delle mail, ma alla gente che invecchia ne subentra della nuova e gli scenari cambiano.
Riuscii comunque a far vedere il lavoro ai nuovi direttori di un paio di musei, che nonostante i trent’anni in meno di me personalmente le apprezzarono molto, forse anche perché arlesiani almeno d’adozione. Il fatto che uno mi abbia concesso sua sponte un permesso permanente per poter entrare al museo e fotografare cosa volevo quando volevo, persino di notte previo preavviso per organizzarsi (cosa che qualche anno prima, quando avevo chiesto per il progetto, mi era stata negata), mi fa pensare che fossero sinceri. Ma la cosa è terminata lì.
Col Grande Fotografo constatammo che i tempi erano cambiati profondamente.

Avrei potuto provare coi Rencontres, ma anche lì gente nuova e orientamenti nuovi. Negli ultimi anni ho sfogliato il catalogo ma non ho sentito il bisogno di visitare mostre, a parte qualcosa del circuito Off. Dalle interviste al nuovo direttore (“la fotografia deve avere un contenuto sociale, politico…”) e dai modi, mi arriva un certo odore di gauche mondaine al quale sono fortemente allergico. Facile indovinare i temi che tirano. Non una sola immagine dove non sia presente almeno un essere umano (in tutte le mie foto di Arles non c’è anima viva). Il supplemento in carta patinata Madame di Le Figaro interamente dedicato all’evento e distribuito ai visitatori negli anni precedenti ha lasciato il posto a Libé in carta riciclata. Alla terza frase sulle malefatte di Trump l’ho buttato in un cassonetto (ero lì per altro, mi dispiace…)

Il mondo va avanti nella sua direzione, mentre io rimango felicemente quel che sono.
Terminata l’attività professionale e conquistata finalmente la libertà di fotografare quel che sento nel modo che mi pare e piace, dovrei farmi indirizzare da altri per avere, forse, qualche probabilità di far vedere in pubblico le mie foto? Ma non scherziamo… restino pure i miei progetti in un cassetto (in realtà si tratta di un armadio https://www.effeunoequattro.net/htdocs ... at&order=ASC&type=&mode=0), con qualche trasferta a casa di una ristretta cerchia di amici che mi chiedono di vederli. Per me va benissimo così.


Vista la Solennità odierna, voglio anch’io chiudere solennemente con due citazioni che ben si addicono al mio essere fotografo:

Io progetto quello che mi interessa, non quello che mi aumenta la probabilità di essere visto - Marco Annaratone (da un post su Effeunoequattro)

Soffro, in generale, di atrofia del presente; non solo non ci vivo, non ci capito neanche di tanto in tanto - Marina Cvetaeva (da una lettera a Boris Pasternak)


Inviato: 5/4 21:37
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Re: Progettare il dopo fotografia

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orso ha scritto:
A differenza di te, Oscar, collezionare progetti che rimangono nel cassetto a me non pesa affatto.


Orso mi è piaciuto molto il tuo racconto, e capisco le difficoltà di cui hai parlato nell'affrontare la diffusione delle foto per pagarsi un caffè etc...
Il fatto di avere un progetto è già una buona cosa, e il piacere di portarlo a compimento di certo è una forma di soddisfazione. Ma avere un progetto però non è sufficiente perchè per ottenere i permessi per fare certe fotografie devi anche indicare a cosa ti serve il permesso, se dici "vorrei fotografare Palazzo Te a luce naturale (come ho fatto ad esempio per il progetto Black Out appunto per Arles) per tenermi le foto nel cassetto nessuno ti dà il permesso e il progetto muore prima di partire. Quindi l'inizio e la fine del progetto devono essere contemplati insieme, poi le cose possono anche andare diversamente dal previsto ma una finalità devo prevederla da subito. Per questo dico che mi genera frustrazione tenere le foto nel cassetto, perchè se faccio un progetto fotografando cose disponibili (che so i portici di Bologna) e per il gusto di farlo, mi sento un po' come il salumiere che compra la mortadella ma anzichè venderla è costretto a mangiarsela. Credo poi, e l'esperienza della Collana Gellner me lo ha confermato, che i progetti migliori siano quelli che coinvolgono anche altre persone motivate a vario titolo a portare avanti una pubblicazione o una ricerca. Che poi anche i progetti realizzati, tipo questo, non generino un'economia particolare è un altro discorso, non si diventa certo ricchi ma già essere agevolati nel fare certe cose e avere qualcuno disposto ad investirci rende tutto più facile perchè puoi concentrarti solo sulla parte di lavoro che ti compete. Per il futuro ora non vedo tante possibilità, mi piacerebbe portare avanti l'idea delle piccole pubblicazioni monografiche di architettura, qualunque essa sia, mi piacerebbe ad esempio fare un libretto su Ronchamp tipo quello che ho fatto sulla chiesa di Borca ma con le mie conoscenze ora vedo impossibile anche solo la partenza, e non quindi non parto.

Inviato: 6/4 15:00
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Re: Progettare il dopo fotografia

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Orso, grazie del tuo racconto, che purtroppo conferma la mia esperienza - con l'aggravante che la tua è a ben altri livelli rispetto alla mia. Quello che ho imparato quindi è che se anche arrivassimi mai al tuo livello mi trovo a relazionarmi con personaggi altrettanto improbabili.

Aiuto!

Oscar, anch'io soffro nel mettere in un cassetto un mio progetto. Chiaramente i motivi sono molto diversi dai tuoi, non fosse altro che tu sei un professionista e io no. Dal punto di vista pratico sto considerando un modo di archiviazione delle stampe che minimizzi lo spazio. Se lo trovassi non avrei alcun problema a stampare tutto quello che mi piace, tenerlo li e ogni tanto guardarmelo. Il mio problema è che ho scattato tantissimo in 6x17 e 6x12 e tutte le foto di questo formato che ho stampato e appeso ai muri sono lenzuoli da almeno 100-150cm su dibond. Per tutte le altre foto che ho un A3 sarebbe sufficiente (e via di scatoloni impilati) ma queste panoramiche sono veramente problematiche da archiviare anche perchè sono state fatte con i 150cm di stampa in mente; stamparle anche su un A2 (al di la dell'orrendo spreco di carta) sarebbe veramente rovinarle. Ne faccio a meno piuttosto.

Posso dire che questa conversazione è una delle più stimolanti che mi sia capitata su un forum da parecchio tempo?



Inviato: 7/4 10:04
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Re: Progettare il dopo fotografia
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Ringrazio tutti per gli interventi e le testimonianze che avete dato. Da perfetto fotoamatore mi si è aperto un mondo che a tratti ignoravo. Io sono in fondo un hobbista totale; non certamente un fotografo professionista ma neppure un amatore a certi livelli che punta con costanza e convinzione a certi riconoscimenti o traguardi. Certamente non nego di avere sottoposto alcuni progetti a contest e/o manifestazioni di un certo peso e di avere avuto piccoli riscontri (Fotonoviembre, top 200 Critical Mass Photolucida, un paio di pubblicazioni su magazine nazionali…), a fronte di alcuni tentativi. Leggendo le vostre parole ho capito che ho sempre agito nel modo sbagliato: progetto un portfolio, scatto le foto, le organizzo, le sottopongo a qualche concorso, stop. Questo è quanto ho sempre fatto. Come ho detto qualche intervento sopra, per me tutto si riduceva a questo. Poi leggendo che “serve” dedicare il 90% del tempo per promuovere le proprie fotografie invece che semplicemente scattarle…mi si è aperto un nuovo scenario. Ma chi ha tutto il tempo richiesto da dedicare alle public relations? A parte il fatto che per carattere non riuscirei a dedicarmi a fondo alla cosa, il tempo proprio non lo ho. Lavoro in un altro ambito. Ho altri impegni ed interessi, una famiglia. E poi per me la fotografia è in fondo un divertimento. Sentendo l’andazzo che avete illustrato non ho voglia di impelagarmi in talune vie per rendere i miei scatti “visibili”. Traduzione: continuerò come ho fatto finora. Scatto per me e per pochi (fortunati o sfortunati) intimi. Certamente parteciperò ancora a certi contest e simili, ma non ho intenzione di cambiare di una virgola l’approccio. Presento e vedo cosa succede. Avrò il tempo (la voglia è un altro paio di maniche) di presentare il mio nome quando sarò in pensione….a caspita, avete detto che già a 50 anni si è troppo vecchi per emergere. Cavolo a questo punto il mondo perderà l’occasione di conoscermi….

Marco

Inviato: 8/4 13:23
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When I pick one up, the hard work's already been done"

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Re: Progettare il dopo fotografia
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13/5/2004 17:25
Da lombardia
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Leggendo questa bella discussione, mi son sentito un poco privilegiato.
A parte una lieve sbandata una quarantina di anni fa, quando per un certo periodo mi era frullato di provare a lanciarmi nella foto di Moda e Beauty, non ho mai partecipato a mostre o concorsi, non mi sono mai proposto a nessun gallerista, non ho avuto ulteriori successive velleità di professionismo e neppure mi sono posto particolari impegni nella realizzazione di progetti o lavori strutturati.

Faccio essenzialmente foto di viaggi e paesaggi/natura secondo le occasioni e lavori di ritratto-figura-nudo sia per mio gusto personale, sia se richiesto da amici/che e conoscenti.

Sono talmente poco interessato all'archivio e alla trasmissione/conservazione dei miei lavori che quando un paio di anni fa per un crash dell' HD persi le immagini realizzate nei 3-4 anni precedenti, non me la presi più di tanto, sebbene da allora abbia inziato a fare dei backup un pochino più seri.

Le foto, tutto sommato le scatto soprattutto per me, e mi interessa assai più il momento e lo studio necessari per realizzarle che non il risultato, il quale è ovviamente importante, ma più che altro quale conferma e verifica di corrette scelte a monte durante lo scatto e la sua preparazione che come opera finita (parlo delle immagini di ricerca - se così si può dire - sulla figura, perchè quelle di viaggio e le altre, le scatto al meglio che mi riesce, ma sfruttando le condizioni date che il più delle volte, non sono ottimali..). Tanto è vero che molto raramente mi capita di riguardare le foto scattate anche solo qualche mese prima ...e se mi capita dopo qualche anno, nel rivederle, spesso neppure le ricordo.

Certo però, tutto questo al prezzo che in Fotografia non ho sogni nel cassetto... e questo non è mai veramente un bene.


Inviato: 10/4 18:06
Tessera C.F.A.O n. 3

"Tempo fa ero indeciso, ma ora non ne sono più così sicuro" Boscoe Pertwee

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