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Re: progettare la fotografia |
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8/1/2005 22:33 Da Varese
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E te pareva....niente soldi....vada per la pizza e birra
Inviato: 11/3 22:09
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Il mio sito "I'm not a photographer the moment I pick up the camera. When I pick one up, the hard work's already been done" “To photograph reality is to photograph nothing.” Duane Michals |
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Re: progettare la fotografia |
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Sono ancora qui a rompere...
Ci tengo e mi permetto di fare un'ultima valutazione. Non è una critica o un appunto. E' un pensiero ed una sorta di suggerimento non richiesto ma che mi pare doveroso. Penso e sono convinto che il portfolio presentato da Mxa (come da lui stesso sostenuto) non è un semplice insieme di fotografie che dipingono Berlino diciamo da un punto di vista dell'illustrazione "turistica" della città. Non si avvicina nemmeno lontanamente a questo. E' ben altro, una sorta di quanto emerge dal vivere, conoscere, entrare in contatto in modo intimo con un luogo. Qualcosa che emerge, a poco a poco; una piccola simbiosi con i luoghi, la gente, il modo di pensare e vivere il suo intimo. Insomma particolari e dettagli che al visitatore occasionale passano inosservati (perdonami Marco se ho detto cazzate). Proprio per questo, per quanto detto, a mio avviso il portfolio necessita di una presentazione adeguata. Chi vi si approccia aspettandosi quanto non è, ne rimarrebbe immancabilmente deluso. Se qualcuno si aspetta una sorta di presentazione della città dal punto di vista di illustrazione di luoghi e momenti che la connotano dal lato puramente turistico rimarrà prima spiazzato e subito dopo insoddisfatto. Io, personalmente, sono contro le presentazioni troppo esaustive e le parole che vogliono spiegare il come e perchè di un lavoro. In questo caso invece penso ci voglia un piccolo indirizzamento. Non intendo una spiegazione dettagliata ma una piccola "spintarella verso la strada giusta da seguire". Mi vengono in mente quei libri dei quali vengono riportate le prime poche righe per indirizzare il lettore verso l'acquisto. Non dicono molto della trama ma permettono forse di "capire" lo spirito del libro. Come fare in ambito fotografico? Non ne ho la piu' pallida idea. In bocca al lupo Marco. Marco
Inviato: 11/3 22:44
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Il mio sito "I'm not a photographer the moment I pick up the camera. When I pick one up, the hard work's already been done" “To photograph reality is to photograph nothing.” Duane Michals |
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Re: progettare la fotografia |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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E come no? e io che ci contavo! Vabbè dovrò anch'io accontentarmi però credo sarebbe davvero piacevole una pizza insieme peccato che siamo tutti molto distanti!
Inviato: 12/3 8:04
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Re: progettare la fotografia |
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25/8/2005 8:38 Messaggi:
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Io ho fatto dei progetti in cui *dovevo* spiegare il perchè. Nel mio progetto "Ritratti di un algoritmo" ho dovuto spiegare perchè le foto erano di frutta e verdura ma tutte "strane" (perchè processate appunto da un algoritmo) e ne rappresentavano il "ritratto". Altrimenti chi guardava le foto poteva pensare ad un giochino da quattro soldi di computer graphics. Premetto questo perchè la mia prima reazione invece è di non accompagnare foto e progetti con spiegazioni. La foto o il progetto dovrebbero stare in piedi (o crollare) per conto loro. Qui siamo in una via di mezzo. Ci devo ragionare sopra. Forse la cosa migliore è proprio quella che proponi tu: poche parole calibrate, ma non *zero* parole. Anche Fer ha detto che la mia spiega ha aiutato.
Inviato: 12/3 9:45
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Re: progettare la fotografia |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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Guardo spesso collector daily e (Cercando di guadagnarmi la pizza
), ho pensato di segnalare questo libro https://collectordaily.com/stanley-wolukau-wanambwa-index-2025/ secondo me molto interessante come progetto grafico, anche molto elogiato dal testo della recensione, le foto invece non mi entusiasmano ma non fa fatto. Credo sia relativamente economica la produzione perchè la rilegatura a spirale dovrebbe costare meno della cucitura anche se le foto su due pagine sono a mio parere penalizzate. Mi piace invece la dinamica dei testi a corpo variabile, delle imamgini piccole, delle foto ripetute etc...
Inviato: 13/3 8:28
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Re: progettare la fotografia |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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Un altro grande artista che progetta meticolosamente le sue opere fotografiche con mezzi impossibili per comuni mortali è Stan Douglas. Questo video rende l'idea della complessità nella costruzione delle foto. https://www.davidzwirner.com/exhibitio ... ign=STUDIOSDDZON2021&utm_
Ci vedo una certa affinità con Jeff Wall anche se è di 15 anni più giovane. Sarà l'aria di Vancouver!
Inviato: 13/3 9:01
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Re: progettare la fotografia |
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25/8/2005 8:38 Messaggi:
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Si, le foto su due pagine sono penalizzate. Trovo la realizzazione del libro alquanto elegante, ma non lo adotterei per il mio progetto perchè gli anelli non mi appartengono, la rilegatura giapponese invece si.
Inviato: 13/3 14:16
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Re: progettare la fotografia |
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25/8/2005 8:38 Messaggi:
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Assolutamente impressionante e interessantissimo, grazie! Un'unica considerazione polemica: nessuna delle fotografie rappresenta una scena effettivamente accaduta. I soliti puristi da forum griderebbero alla lesa maestà (post produzione! computer graphics!). Il mondo e il mercato dell'arte dimostra chiaramente che tutti questi pipponi mentali sono stati superati da tempo.
Inviato: 13/3 14:21
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Re: progettare la fotografia |
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8/1/2005 22:33 Da Varese
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Interessante questo Stan Douglas ma....ho dei dubbi. Non legati a quanto dice Mxa circa scena costruita o computer graphic, reale o meno. Con reputo queste cose in grado di elevare o affossare una fotografia. Indipendentemente dall'avere visto o meno cosa c'è alla basa di questi scatti, vedendo e valutando solo lo scatto finito e basta c'è qualcosa che me li rende meno efficaci rispetto a quelli di Jeff Wall. Non so se sono in grado di esprimere perchè...forse l'insieme generale, non saprei. Parlo di "atmosfera" che permea il risultato finale....non saprei...semplicemente reputo i lavori di Jeff Wall su un altro livello. Quelli di Douglas hanno qualcosa di artificiale che fa capolino. Sappiamo che i lavori di entrambi sono costruiti. Quanto è differente è la capacità maggiore dell'uno di non fare emergere tale elementi. Se ho di fronte due immagini, una di Douglas ed una di Wall non avrei dubbi, nel 99% dei casi, quale scegliere come piu' efficace.
Marco
Inviato: 14/3 0:02
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Re: progettare la fotografia |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Ho rivisto tutte le foto con attenzione (che poi è ciò che faccio sempre almeno due volte quando vado ad una mostra fotografica).
Mi piacciono molto le foto in BN, stupenda la luce su quella al min 5, di grande effetto quelle esposte per il cielo o per i forti riflessi di luce in basso che mi fanno pensare a chi cammina assorto in pensieri profondi, guardando in alto o a terra senza curarsi troppo dell’ambiente ben conosciuto che sta attraversando. Ed in quest’ottica si alternano bene quelle a colori, diversissime, con i dettagli del paesaggio urbano che si hanno davanti agli occhi come soggetto, presentato in modo sobrio, rilassato, non enfatizzato da effetti di luce particolari. Mi piace molto, dunque, il lavoro nel suo insieme, che trovo rappresenti molto bene quel che volevi rappresentare. Non conosco le eventuali aggiunte in più o in sostituzione, ma personalmente toglierei pochissimo da questa versione beta. Tocco alcuni punti scrivendo cose che riguardano esclusivamente i miei gusti, quindi da leggere e voltare pagina. Presentazione in video Indubbiamente una presentazione originale. A fronte di una indubbia perdita di qualità rispetto ai file originali, mostra però che sono state fatte delle stampe, non mostra delle stampe. Mi viene in mente la pipa di Magritte. Il Sony Center troppo visto e fotografato. Per me non sarebbe una ragione sufficiente per escluderlo. Dipenderebbe da quanto/come lo guardavo io, dal rapporto evocativo che ha per me quell’immagine rispetto alle altre. Mancanza della base di alcuni edifici A me non da alcun fastidio in un lavoro del genere, anche perché è cosa che faccio abitualmente nei miei lavori, accanto ad immagini architettoniche dove cerco il maggior rigore possibile. La foto della tazzina di caffè che a te dice molto. Qui devo alzare la voce. Tienila!!!Ma scherziamo? Una foto che a te dice molto, in un progetto che è un tuo percorso, ci deve assolutamente stare. Chi guarda, se consapevole di cosa sta guardando, dall’anomalia ed unicità dell’immagine, capirà che si tratta di un qualcosa di importante, di fortemente evocativo, di intimo. E se non lo capirà, pazienza. Alla domanda “Per chi scrivi?” Igor Stravinskij rispose “Per me stesso e per il mio ipotetico alter ego”. Non ti convince al 100%? Torni su e la rifai. Per me sarebbe la cosa più naturale del mondo. Nel giro di un anno sono tornato tre volte a Salamanca per fotografare un particolare dell’Escalera del Conoscimiento con la luce che volevo e lo sfocato che cercavo. Quest’estate, se Iddio vuole, tornerò a Lisbona per rifare una foto con più ombra in basso rispetto a quella che ho già fatto. E se mia moglie crede che sia una scusa per tornare ancora una volta a vedere il Trittico delle Tentazioni di Sant'Antonio di Bosch o per mangiare il Polvo à lagareiro in una taverna dell’Alfama, pazienza. La presenza del colore per te indispensabile. Fai bene a mantenerla. Io però la penso come Marco. Il misto colore/BN non riesco a concepirlo. Lo stacco complessivo che vedo è troppo forte, tanto da suggerirmi un altro autore. L’avevo anche detto a Fabio commentando il suo lavoro I Custodi del Borgo, dove ne aveva messe due a colori alla fine per via degli affreschi antichi. Ammetto di essere stato tentato su una foto di un mio lavoro, che rappresentava un quadro dove i colori avevano una certa importanza, ma non ho ceduto… li ho descritti nella didascalia. (manie, non farci caso )L’idea del libretto Ho già scritto prima, ma rivedendo la sequenza di foto lo trovo ancor più il modo migliore di presentarle Parole di accompagnamento. Anche qui quoto Marco. Magari un breve scritto di introduzione che non sia una spiegazione esplicita ma che in qualche modo suggerisca il Percorso. Io faccio così in ogni mio lavoro. Quello su Arles, il più corposo finora, svolto nell’arco di vent’anni, è suddiviso in 3 album. Nella prima pagina di ognuno ho raccontato qualche fatto vissuto in quella città, non necessariamente legato alle immagini che seguono, ma che da l’idea che la “Balade” del titolo si è svolta in modo capillare e sentito. Oppure poche parole calibrate più dirette, al limite anche condensate nel titolo… qualcosa tipo “Dreizehn Jahre rikken kontrastanten emozionen in Berlin Mitte” Le due foto che potrebbero stare in piedi da sole o addirittura come dittico. Da sole le trovo stupende, in dittico stratosferiche. Se esposte, le metterei una sopra l’altra e non di fianco. Fossero fatte da me (magari…) sarebbe una di quelle rarissime eccezioni dove lascerei senz’altro le figure umane. PS: perdona le continue citazioni di lavori o modus operandi miei, ma era per dire che ciò che ho scritto non sono cose improvvisate, ma facenti parte da tempo del mio modo consolidato di essere. PS2: bellissimissima la foto "fatta in casa" da Oscar.
Inviato: 14/3 18:22
Modificato da orso su 14/3/2026 18:37:54
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Re: progettare la fotografia |
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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Accidenti! complimenti per la chiarezza di idee, questo è progettare la fotografia senza i mezzi milionari dei Canadesi citati. grazie per l'apprezzamento alla foto del libretto.
Inviato: 15/3 18:26
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Re: progettare la fotografia |
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Ne avevo parlato qui https://www.effeunoequattro.net/htdocs ... id=133934#forumpost133934
Inviato: 15/3 19:45
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Re: progettare la fotografia |
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25/8/2005 8:38 Messaggi:
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Non so come ringraziarti per tutto il tempo che ci hai investito. Consigli preziosissimi, sopratutto sapendo che dici quello che pensi e non stai a fare giri di parole I tuoi commenti, aggiunti a quelli di Marco e Oscar, mi spingono ad evitare di rimetterlo in ordine per poi infilarlo in una scatola. Voglio investirci del tempo e vedere di farne qualcosa. Esperienza che ho già fatto in passato e che mi ha deluso, ma assolutamente non per gli scarsi risultati ma per i personaggi con cui mi sono trovato a interagire. Personaggi improbabili, con cui mi relazionavo con un misto (da parte mia) di tristezza, stanchezza e irritazione. Egualmente distribuiti. Anche qui ... comunicazione: magari loro non hanno capito me e io non mi sono spiegato bene. A rifamo ...... magari stavolta casco meglio. Grazie ancora.
Inviato: 16/3 8:34
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