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Re: progettare la fotografia |
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Racconto due cose su di me, non voglio andare fuori tema ma penso che il tutto abbia attinenza con il discorso portfolio vs foto singola. Quando anni addietro (molti anni) sono capitato per caso su Fotoavventure (per caso perché stavo cercando tutt’altro), sono stato subito colpito dallo spirito del forum e dalle persone che vi avevo trovato. Tutti immancabilmente, hanno avuto il pregio di esporre le proprie idee e convinzioni motivando i loro perché. Da novellino ho imparato molto e fra le altre cose, il concetto e l’idea di portfolio. Ho da subito fatta mia l’idea che un lavoro articolato, strutturato fosse in grado di comunicare ed esprimere un concetto in modo diverso da quanto potesse fare una singola fotografia. Certamente la creazione di un portfolio fotografico ha in sé un percorso lungo e impegnativo, che ha nella sua realizzazione pratica (gli scatti fotografici) lo step finale e probabilmente quello meno dispendioso. Faccio mia la frase di Duane Michals che ho in firma “I’m not a photographer the moment I pick up the camera. When I pick up one the hard work’s already been done”. Mi riferisco a tipi di portfolio non commerciali ma legati ad una ricerca personale, dove la libertà espressiva è totale. Ultimamente mi è sorta l’idea della singola immagine capace di esistere e completarsi da sola (e ringrazio archifoto per avere intavolato questa discussione). Trovo che abbia il suo fascino anche un mini lavoro, strutturato con due o tre scatti, magari accompagnati da poche parole e frasi, sul modello di quanto fatto da Michals, che addirittura scriveva a mano sul bordo delle sue stampe. Certamente è un’idea molto “difficile”. Trovo sia facilissimo cadere in clichè o generare scatti che virano verso il puro sensazionalismo, convinti in tal modo di distinguersi ed attirare l’attenzione. Una singola foto, dagli esempi visti, è un qualcosa “oltre” al semplice scatto. Si tratta probabilmente di un lavoro di costruzione e in un certo senso performance, dell’autore stesso (verso il luogo o l’ambiente o sé stesso) o di altri attori. Non saprei….probabilmente andiamo al di là del puro concetto di fotografia. La fotografia diviene il semplice mezzo per fermare e testimoniare quanto è stato fabbricato (passatemi il termine, non me ne vengono altri). Ci ravviso altri elementi che, a naso, assumono addirittura un peso specifico, superiore. E torniamo alla frase di Michals….
Marco
Inviato: 26/2 11:13
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Il mio sito "I'm not a photographer the moment I pick up the camera. When I pick one up, the hard work's already been done" “To photograph reality is to photograph nothing.” Duane Michals |
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Beh almeno il mio post un risultato l'ha ottenuto anzi due, avere rivisto Marco Frigerio e avere messo la pulce nell'orecchio a Marco Pastori,(di cui condivido il pensiero) come si dice due piccioni...Anche se dubito che riuscirò mai a fare qualcosa di sensato in questo senso continuerò a studiarci ma forse ho passato troppo tempo, e tuttora lo faccio, a ragionare da fotografo e non da artista e in questo processo la cosa non aiuta.
Inviato: 26/2 12:07
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Mi è tornata in mente una fotografa che offre degli scatti molto particolari e che riescono a reggersi da soli. L’avevo in un angolo della memoria ed è rispuntata in occasione di questa discussione. Si tratta di Dora Maar, nata nei primi anni del ‘900, amante di Picasso, è nota anche per i suoi scatti incentrati sulla depressione del ‘29 dove ha ritratto luoghi e persone dopo le conseguenze della grande crisi economica. La sua fotografia ha assunto poi venature surrealiste, già presenti in embrione nelle creazioni iniziali relative alla grande crisi. Ha operato anche manipolazioni sia in camera oscura che per aggiunta di elementi. Alcune opere le trovo molto affascinanti.
Marco
Inviato: 26/2 16:13
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22/6/2009 11:34 Messaggi:
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Per un (ex) still lifer è il pane quotidiano... Su Jeff Wall (che piace molto pure a me, anche se non in tutte le fotografie) avrei una curiosità: la sue foto sono tecnicamente scatti singoli oppure sono frutto di pesanti elaborazioni in post produzione come quelle di Gursky?
Inviato: 27/2 6:13
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Per scatti singoli intendo fotografie che nascono con un progetto e si esauriscono in una sola immagine finale e non si sviluppano in una serie a tema. Poi come dicevo è ovvio che il pensiero che le genera è spesso collegato. Le sue immagini, come dice nell'intervista che ho messo sopra, sono frutto di messe in scena tipo cinema con attori ed importanti elaborazioni digitali. Questo a mio parere non cambia anzi l'interessante è avere un'idea di partenza e riuscire a realizzarla con tutti i mezzi che hai a disposizione. Lo stesso Crewdson, prima del digitale, si avvaleva di più negativi che poi sovrapponeva per avere esposizioni adeguate nei vari punti della scena. Da questo tema escluderei comunque tutte le elaborazioni più o meno astratte che hanno attraversato la fotografia in anni passati da Paolo Monti a Luigi Veronesi a Nino Migliori etc. fatte con la sovrapposizione di negativi o utilizzo di chimica varia in camera oscura e che in parte ancora oggi si adottano con pesanti manipolazioni digitali vedi Thomas Ruff, perchè penso che in questo tipo di operazioni ci sia una buona parte di casualità e non si riesca a prevedere completamente il risultato finale. Più ci penso e più mi rendo conto che questo è un tema più da artisti che da fotografi...
Inviato: 27/2 8:45
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I lavori di Jeff Wall, che sono notevoli ed esistono e si connotano come opera singola, hanno secondo me un connotato particolare, del quale ho parlato brevemente in un intervento precedente. E proprio per tale motivo non li ho adesso definiti fotografie ma Lavori. Con questo intendo che non li considero pure e semplici fotografie ma “altro”. Con il termine “altro” non voglio sminuire il lavoro, anzi. Lo reputo eccezionale e frutto di grandissima creatività e ricerca. Secondo me è più corretto parlare di performance, oppure di set o quant’altro preferite. Sono infatti momenti, situazioni, scene costruite e plasmate secondo la sua volontà. Che poi tali situazioni vengano fermate nel tempo grazie ad uno scatto fotografico è a mio avviso un dettaglio non basilare e vincolante. Se per assurdo, tali scene fossero immortalate da un pittore o da un disegnatore non cambierebbe molto a livello concettuale. E’ vero che gran parte della fotografia cosiddetta artistica o concettuale possiede elementi che richiedono all’autore di modellare e adattare ai suoi voleri l’ambiente e la scena, adattandola allo scopo di adattarsi al suo fine. Qui, con Wall, siamo oltre. Ad un passo successivo. La scena non è adattata ma costruita. Sia la scena che i personaggi. I personaggi stessi divengono attori. Io trovo più vicino ed affine un film o un’opera teatrale che a delle fotografie al lavoro di Wall. Certamente, come detto, si tratta di lavori sublimi e frutto di un grande lavoro creativo, concettuale e creativo. E torna la domanda iniziale: esiste una singola fotografia in grado di reggersi, essere esaustiva da sola? Uno scatto fotografico nel vero senso del termine?
Marco
Inviato: 27/2 12:46
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Marco non credo sia così perchè lui stesso tra il 7-8 minuto dell'intervista parla proprio di immagine fotografica e come il digitale sia stato lo strumento che gli ha permesso di realizzare certe cose. e al minuto 11 circa dice proprio che solo la fotografia ha un'attrattiva che nessuna altra forma di creazione di immagini possiede compreso la pittura... sarebbe interessante trascrivere tutta la conversazione... L'altro, la performance o il set appartengono alla fase realizzativa del lavoro ma alla fine ti porti a casa (magari!) una fotografia stampata inkjet. A proposito a Bologna al Mast c'è ancora la bellissima mostra di Jeff Wall.
Inviato: 27/2 13:42
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Mi sono fatto scaricare il testo dell'intervista, credo sia un po' lungo da inserire qui ma credo possiate vederlo dal mio dropbox. Se non funziona il link accetto suggerimenti.
E' inglese ma si può facilmente tradurre. https://www.dropbox.com/preview/%5BEnglish%20(auto-generated)%5D%20%23INSIDE%20Jeff%20Wall.%20Photographs%20con%20Jeff%20Wall%20e%20David%20Campany%20%5BDownSub.com.txt?context=content_suggestions&role=personal
Inviato: 27/2 14:26
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Non tutte le foto di Wall sono sono scatti singoli, ad esempio una delle sue immagini più famose, A sudden gust of wind (after Hokusai) è il risultato dell'assemblaggio di oltre 100 scatti, Wall voleva che i fogli di carta che volano in aria fossero in posizioni precise, insomma il più controllati possibile nella composizione, esattamente come nella stampa di Hokusai, e quindi ha fatto molti scatti in cui i fogli venivano sempre lanciati in aria da punti e posizioni diverse e poi li ha assemblati in una unica immagine... Altra immagine la cui progettazione a me ha colpito molto, è View from an Apartment, Wall ha affittato un appartamento vuoto ed ha pagato una donna per viverci ed arredarlo, e Wall ad intervalli regolari andava a visitare questa donna in questo appartamento, osservando come la sua vita quotidiana impattasse gli ambienti dell'appartanento, e solo dopo 1 anno di attesa paziente ha scattato la foto, cioè la macchinazione e il pensiero fotografico si è sviluppato nel corso di un intero anno per una singola immagine...
Inviato: 27/2 15:22
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Ma è bellissimo! conosco la foto ma non conoscevo questa storia! Beh se non è progetto questo! Vabbè datemi un centesimo della sua capacità di progettare immagini!
Inviato: 27/2 18:04
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Vero, ma spesso gli autori dichiarano quanto conviene loro. Comunque a livello concettuale, per il fatto che per "fotografare" le sue idee e creazioni ci sia alla base tutto un lavoro di progettazione ed allestimento, proprio tali elementi mi fanno propendere e dire che è proprio tutta questa parte l'elemento veramente basilare del lavoro. Poi chiaramente il tutto viene immortalato come una singola immagine, una fotografia. Chi non sapesse tutto quanto c'è dietro la sua origine non sospetterebbe che sia altro che un'immagine fotografica, un momento sui generis colto. Invece è ben altro. Marco
Inviato: 1/3 1:03
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All'interno del progetto su Berlino (40 e più foto, prevalentemente BN ma con alcune a colori) ci sono per esempio queste due che potrebbero stare in piedi da sole o addirittura come dittico.
Certo, se uno per progetto considera solo quelli super rigorosi dei Becher di stretta catalogazione allora il discorso puo essere differente, ma io penso che in generale all'interno di un progetto ci siano anche foto che vivano di vita propria, se si vuole. Poi ci sono le considerazione commerciali da fare, ma questo penso sia tutt'altro argomento. Io tipicamente lavoro a progetto, ma quando viaggio o anche solo andando a zonzo trovo liberatorio poter fotografare senza un tema in testa.
Inviato: 2/3 9:44
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ragionamento che mi fa pensare subito ad una domanda: in un lavoro di catalogazione dici che la foto singola può stare in piedi? effettivamente le foto dei Becher funzionano anche singolarmente o a piccoli gruppi ma forse proprio perchè appartengono ad un lavoro infinito di catalogazione con foto che di fatto sono tutte la stessa foto...e allora una vale come tutte ma non so,è un tema interessante ma non so rispondermi... riguardo alle due postate: nella mia ricerca che va sempre più (teoricamente) verso una fotografia meno descrittiva per non dire astratta mi piacciono molto e forse mi piacerebbero ancora di più senza le figurine nella parte illuminata perchè per quanto microscopiche indirizzano lo sguardo in quel punto mentre preferisco che sia libero di muoversi senza direzioni prevalenti. Ma questo, come dico sempre per evitare di essere frainteso, è una mia idea e non vuole dire nulla di più, semplicemente esprimo il mio gusto ma se l'hai fatta così è segno che per te va bene così.
Inviato: 2/3 10:28
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Ma figurati, tutte le critiche o i commenti sono benvenuti. Queste due erano il mio tentativo di fare street photography
Se guardi le altre foto che sono in un lungo video che trovi qui, la maggior parte - come di mia consuetudine - non contiene persone. https://youtu.be/ANnd8Ts66lM
Inviato: 2/3 12:18
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Bella l'idea di presentare le stampe, effettivamente non si usa mostrarle, meno che meno in rete, ma così si ha l'idea che la fotografia abbia una sua fisicità e non sia solo una cosa che si guarda a monitor. Mi piacciono molto quelle bn con prevalenza del pavimento, mi piace anche molto una al minuto 15 che è un notturno a colori ( pochissimo colore) e si fa fatica a capire cosa sia e mi piace proprio per quello.
Inviato: 2/3 14:49
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Luna piena. Strada cittadina ad elevata percorrenza. Edifici a destra e sinistra. In basso le rotaie del tram. Urca, ma vuoi dirmi che sei stato lì a guardare per 15 minuti (almeno) ? Il percorso - per me non è un progetto ma un percorso - porta chi guarda ad una sensazione carsica (ansia/soffocamento ma anche serenità, dipende da chi guarda) durante i periodi di scuro, che si risolve nella salita alla luce (foto a colori con una forte componente naturalistica) per poi ritornare sotto, in un continuo su e giù (soffocamento->gioia->soffocamento oppure serenità->brusco risveglio -> serenità) (*). Per questo la sequenza deve essere studiata con cura. Il progetto è in fase beta, con foto che scompariranno (per esempio il Sony Center, troppo visto e fotografato) ed altre che si aggiungeranno. La sequenza subirà sicuramente delle modifiche. Stampata qui in A4 per risparmiare ma che sarà alla fine in A3. (*) La storia della mia relazione con Berlino.
Inviato: 3/3 19:06
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29/5/2009 11:05 Da Bologna
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si l'ho visto tutto, però confesso che in alcuni momenti scorrevo avanti 5 secondi per velocizzare...ma su alcune foto sono tornato. Il Sony non è male, come il memoriale di Eisenman, sono stravisti ma le tue foto non le ha viste nessuno, e se proprio dovessi togliere una foto (consiglio non richiesto) toglierei la tazzina di caffè anche se nel discorso potrebbe avere un senso ma mi disorienta. se poi il progetto presenta una relazione personale ancora meglio, e forse il modo migliore per raccontarlo sarebbe un libretto, perchè offre una modalità di lettura più intima che una esposizione di stampe A3...
Inviato: 4/3 9:22
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pamar5 ha scritto: Non sbagli, ormai ridendo e scherzando dal primo lavoro pagato son passati... mamma mia, 48 anni (ero veramente un ragazzino). Ultrasinteticamente: sono un fotografo di massima di cose, non di persone. La mia nicchia si è col tempo incentrata su Arte (quella si traduce sopratutto in lavoro di studio in luce artificiale), Archeologia, Architettura. Ma non è quello il punto. Citazione: pamar5 ha scritto: Ma certamente, però se ci pensi siccome stiamo parlando di creatività 1) puoi decidere di "uscire per portare avanti il tema che in questa fase ti sta stimolando" (forse così è più estensivo di "progetto", il progetto sospetto che in molti casi nasca strada facendo) 2) ma non è assolutamente scontato e garantito che se hai in mente un tema, un filo conduttore, un'idea generale gli scatti migliori sortiscano necessariamente da uscite deliberatamente programmate. Citazione: pamar5 ha scritto: A consuntivo... ni. La differenza fra un professionista e un dilettante non è la qualità delle immagini né la preparazione tecnica. Il professionista della fotografia deve poter consegnare delle immagini che soddisfano un'esigenza. Ossia garantire il risultato, come attese del committente e come ripetibilità della qualità del lavoro durante il suo sviluppo. Qualità che deve raggiungere uno standard che è parte dell'aspettativa del cliente. Se poi la superi di slancio, ciò (di cui sei ovviamente consapevole) sei individualmente gratificato, ma non è detto che ciò sia sempre realmente apprezzato perchè quell' "overkilling" di qualità (tecnica e compositiva) magari non produce un ritorno godibile davvero al committente. Per dire: se dovessi realizzare scatti di confezioni di detersivi per un uso pubblicitario su rotocalchi popolari (quelli con un bel retinone manco piccolo, mica Oasis con la sua stampa a 7 colori...) e invece che con una - se parliamo di digitale - buona normale APS-C li realizzi con la full-frame Pentax K1 lavorando a 100 ISO e utilizzando pure il pixel shifting per eliminare gli effetti sulla risolvenza della matrice di Bayer, puoi seriamente aspettarti che la cosa (a parte i .tiff da portare con la carriola ), possa seriamente essere apprezzata? Ma se devi fornire lo scatto da cui stampare a 360 dpi il manifesto ufficiale 100x140 della Biennale di Venezia o di una mostra sulle incisioni di Dürer, allora sì che quel metodo di lavoro è diverso...il feedback arriverà al committente dalla tipografia la prima volta che si sentono... Se dovessi tagliare il discorso Con tante eccezioni, per carità, ma le immagini (secondo il mio standard) più "belle" che in giro nella vita ho visto raramente erano estratte da un lavoro retribuito, ma il più delle volte fotoamatoriali. Escluso il reportage in contesti da WPP, e il settore che di solito chiamiamo fotografia di moda (o diciamo meglio la fotografia di soggetti umani che posano, come modelle professioniste) nonché ovviamente lo still-life nel senso più lato. Perché sono settori (per restare agli esempi che mi son venuti in mente) in cui o da fotoamatore è difficile uno possa affrontare viaggi magari intercontinentali, ed ottenere visti e permessi di accesso a zone difficili di norma ottenibili solo da giornalisti; o non ha la disponibilità di ingaggiare modelle/i professioniste/i, che non sono semplicemente "belle ragazze/i che fanno quel lavoro monetizzando la loro giovinezza che gli ha regalato un aspetto snello e avvenente/aitante, ma persone che hanno in mano un vero mestiere e sanno facilitare per esperienza e formazione il mestiere del fotografo (alla bella fidanzatina meglio fare splendidi ritratti che non provare a improvvisarla mannequin); o perché non possono, non potendola ammortizzare col lavoro, un'attrezzatura di illuminazione veramente adeguata e versatile, e inoltre la ripetizione insegna ad evitare tanti tanti tanti piccoli errori ed ingenuità che difficilmente puoi aspettarti di trovare su testi di divulgazione o formazione. E circa l'ultima affermazione... dipende: un professionista che, che ne so, sta illustrando un libro sulle tracce architettoniche nei secoli della presenza ebraica in una regione, e per far questo la gira quasi ovunque in auto con sul sedile la bozza semidefinitiva del testo... e cerca luoghi, edifici, scorci ed opere d'arte connesse, se mentre lo fa (perlustrando paesi borghi e frazioni) a margine gli capitano un certo numero di piccole fontane e fontanelle non monumentali - e sta portando avanti nel suo archivio un progetto sul tema, magari all'origine stimolato come idea dai "nasoni" di Roma - nessuno gli impedisce di farsi un numero ovviamente contenuto di scatti "extra-committenza". Non timbra un cartellino... specie se lavora da solo e non deve retribuire la giornata a un assistente può attaccare prima e invece di pranzare in una trattoriola portarsi un buon panino e utilizzare il tempo in più per scattare anche ciò che vuole per sé. Professionalità (ed etica verso il committente, che so diciamo nel caso d'esempio un editore specializzato) vuole ovviamente che privilegi i momenti, per quanto attiene qualità e orientamento della luce naturale, funzionali ad ottenere il miglior risultato sui soggetti oggetto del lavoro.
Inviato: 4/3 10:52
Modificato da VRicciardi su 4/3/2026 11:09:20
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| ...io non vorrei mai far parte di un club che accettasse uno come me come socio... (Valerio, lib. tratto da Groucho Marx) | ||
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Ciao Marco,
ho guardato il filmato relativo al tuo lavoro e prima le due fotografie che hai postato. Subito devo dirti un paio di impressioni che mi sono sovvenute. Parto dal tipo di presentazione che hai adottato e mi viene una sola parola: GRANDIOSO. Ci voleva così poco, eppure io mai ci avevo pensato. Trovo che sia un’idea vincente. Io non avevo mai visto una presentazione con stampe fisiche. Esistono, è vero, filmati che mostrano stampe, ma sono per così dire “tecnici”, il loro scopo è illustrare una tipologia di carta o di inchiostri. Trovo che mostrare un portfolio in tal modo mette in evidenza la vera fotografia, introduce la sua fisicità e concretezza e, soprattutto, renda più forte il suo impatto su chi la guarda, a differenza di un file che ha in sé una sorta di astrattismo (perdona il termine, forse non esplicativo ma spero capisca cosa intendo). E non per ultimo, tale presentazione ha il pregio di mostrare come è la fotografia finale. Perché, penso sia palese, le immagini viste a monitor, rispetto che su carta, hanno un look differente. L’unico consiglio che mi sento di darti (ma è dettato dal mio gusto) è quello di essere maniacale in questo genere di presentazioni filmate con stampe. Alcune stampe sono non centrate o hanno il fotogramma non parallelo al bordo bianco; bordo che in alcune stampe non è di uguale grandezza dui lati orizzontali e verticali). Ti dico questo perché è ben presente il confronto con una presentazione classica con i file, dove essi sono tutti (per natura del mezzo) perfettamente centrati, simmetrici e geometricamente perfetti. Visti i preci che ho prima descritto di una presentazione con stampe, non vorrei che tali elementi la penalizzassero. I tempi scelti per ogni foto li reputo invece corretti, sufficientemente lunghi e comunque chi vede ha la possibilità del fermo immagine ove lo volesse. Riguardo al mostrare delle foto a colori in un lavoro di base B&N, ho dei dubbi. Ho letto le tue parole sul perché di tale scelta e devo convenire che hanno un indubbio impatto. Forse (e ripeto forse) però l’impatto voluto, che indubbiamente c’è, si ha comunque (e ben evidente) perché vi sono scatti ricchi di toni medi e chiari immersi in un insieme di scatti ricchi di toni scuri e di neri puri. Probabilmente tale accostamento di opposti sarebbe di per sé adeguato. Si passa senza preavviso da un mare cupo ed oscuro alla visione quasi quotidiana alla quale siamo abituati, per poi, subito, ripiombare nell’oscurità. Certo, le immagini a colori hanno una forza di rottura ben evidente ma sono una sorta di elemento che sporca la coerenza del lavoro. E poi, come ti ho prima detto, bastano e avanzano (secondo me) i repentini cambi tonali dei B&N. Considerando quanto detto c’è uno scatto a colori che reputo un vero elemento anomalo. Si tratta della tazzina, che non tanto perché a colori ma soprattutto per il soggetto stesso: stona, è quasi percepita come incoerente. Allora mi sorge una domanda, ma non è che Marco l’ha messa apposta? Colore + soggetto = punto di rottura. Le due fotografie che hai precedentemente postato come file? A mio avviso la differenza fra file e stampa è ben percepibile. Li reputo ottimi scatti e ritengo che quelle minuscole figure umane siano di importanza inversamente proporzionale alla loro dimensione fisica. Basilare anche il loro essere totalmente anonime e ridotte a sagome nere. Concetto di uomo e basta. Infine una domanda, ma la foto con le due torri rettangolari, una nera a destra e una illuminata a sinistra, si ripetono due volte? Una nella parte iniziale ed una verso il min.17? Marco
Inviato: 4/3 13:27
Modificato da pamar5 su 4/3/2026 15:53:10
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Marco e Oscar, mettete sul piatto un sacco di temi.
La cosa delle stampe è nata da un video precedente che avevo fatto dove lamentavo il fatto che ci sono molti canali Youtube dedicati alla fotografia con pellicola dove la comunicazione con chi li guarda avviene attraverso negativi digitalizzati. Anche il mio era tra questi. Dicevo che si stava mandando un messaggio sbagliato alle giovani generazioni, cioè che la foto a pellicola si esaurisce con il suo sviluppo (fatto fare da un lab) e la sua scansione (fatta dallo stesso lab) per metterla in rete. Più di un operatore mi ha confermato che hanno il back-office pieno di negativi perchè nessuno viene a ritirarli: i giovani clienti pagano online e scaricano i file delle scansioni. Addirittura uno ha messo un cartello in negozio in caratteri cubitali che dice “I negativi verranno distrutti dopo 30 giorni” perchè non sa più dove metterli. Così ho deciso per coerenza che invece di lamentarmi dovevo dare io il buon esempio. E intendo continuare. Il progetto-percorso è in versione “beta”. Questo pensavo giustificasse alcune manchevolezze - alcune foto centrate male o oblique, delle luci spurie che provengono dai softbox, etc - ma a te Marco la cosa non è piaciuta e non sei stato il solo a criticare la cosa. A questo punto non posso che fare il mea culpa: beta o non beta avrei dovuto curare di più la stampa e la presentazione video. La foto della tazzina di caffè - che anche Oscar ha notato - è … mah. A me dice molto - e non sto ad annoiarti sul perchè - ma mi rendo conto che chi guarda il percorso possa rimanere perplesso. Da una parte anche lei vuole essere una rottura. È un percorso dentro Mitte che deve includere la pausa caffè? L’Einstein Cafè è una istituzione a Berlino in quanto anti-Starbucks quindi il berlinese capisce, ma il resto del mondo no. Potrebbe essere una di quelle foto che non sopravvive al passaggio da beta a “produzione”. Anche perchè è proprio la foto che non mi convince al 100%, con degli sfocati che mi irritano un pochino. Le due torri immagino siano quelle al minuto 9:38 e 16:39. Sono un eco visivo, in una si vedono finestre che nell’altra non ci sono. Ma siamo anche qui nel campo del “potrebbero non sopravvivere”, troppo cerebrale la relazione tra le due. L’idea di Oscar del libretto devo valutarla con la dovuta attenzione. Da una parte io amo i libri fotografici, li considero un veicolo molto moderno e pienamente alternativo ad una mostra. Dall’altra un mio amico fotografo di cui apprezzo molto la filosofia e con un curriculum di tutto rispetto - e grande sostenitore dei libri fotografici - ha detto che le foto in A4 soffrivano della dimensione troppo piccola. Immagino che quindi non fosse in favore di una loro ulteriore riduzione per un libro (ma non glielo ho chiesto direttamente). Un libro di A4+? Troppo ambizioso? Anche qui c’è da ragionare. La presenza del colore per me è indispensabile. Capisco il tuo ragionamento Marco del mantenere la tematica “carsica” ma renderla con un alternarsi di chiaro-scuri delicati e violenti all’interno di un “tutto bianco e nero”. Per curiosità voglio provarci, ma purtroppo c’è stato un innamoramento (cosa pericolosissima in un progetto, può portare a decisioni veramente balorde) del concetto di rompere le sequenze BN con la natura combinata al colore, quindi sarà difficile farmi cambiare idea. (Ma rimango aperto, altrimenti perchè fare l’esperimento?). Ringrazio tantissimo tutti e due per i commenti e per averci dedicato così tanto tempo.
Inviato: 5/3 9:46
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