Tutti i post (pamar5)Re: I Becher a Bologna |
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8/1/2005 22:33 Da Varese
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Capisco cosa intendi dire e da questo punto di vista non posso darti torto. Il loro progetto lo hanno portato avanti identico per 40 anni. Il paragone che ho fatto precedentemente dell’attore imprigionato nel suo personaggio non regge. Perché un attore prigioniero ha comunque tentato di fare altro ma senza successo. I Becher non sono rimasti prigionieri ma hanno invece perseguito costantemente quel progetto di loro volontà. Non hanno mai avuto l’intenzione di fare altro.
Hai usato la definizione “progetto scientifico”. Questa definizione rispecchia in pieno i Becher. E qui è il punto, secondo me. A mio avviso c’è una profonda differenza fra scienza ed arte. E comunque, se non vogliamo chiamare arte quella dei Bacher possiamo certamente dire che è parte dell’espressione estetica e/o grafica. I postulati di base di una ricerca scientifica non sono (neppure lontanamente) quelli di un’espressione estetica o artistica. Secondo me è questo uno dei contro del lavoro dei Bacher. L’applicazione pedissequa di un rigore immutabile a qualcosa che non è scienza. Marco
Inviato: Ieri alle 14:31
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Re: Cosa fare delle mie foto |
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Alla fine direi che hai trovato una bella soluzione e ne sei soddisfatto. Io trovo sia buona ma per me non risolutiva, a meno di comprare piu' monitor ...
Questo perche' mi chiedo: e le foto verticali? Marco
Inviato: Ieri alle 12:25
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Re: Kodak riprende in mano le sue pellicole |
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Milto, molto interessante. Grazie Marco
Inviato: 8/5 12:59
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Re: Kodak riprende in mano le sue pellicole |
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Kodak è un caso diverso, commercialmente parlando, da Fujifilm. Le due aziende hanno reagito in modo opposto all’ondata digitale ma entrambe sono uno specchio del periodo attuale e della situazione che hanno dovuto affrontare. Due strategie opposte ma conseguenti all’affossamento della fotografia analogica.
Kodak era un colosso in ambito fotografico. Il suo fatturato era per il 90% in quel settore. Con l’avvento del digitale è fallita. Inizialmente sembrava puntarci (vedi primi sensori ecc.), ma evidentemente senza convinzione e non capendo lo sconvolgimento del mercato fotografico consumer che era in atto. Si è ritrovata nel giro di poco tempo da leader del settore a coperta di debiti. Fallita, si è ripresentata ma oggi punta unicamente sulla stampa fotografica (non sviluppo) e piccole fette in ambito cinematografico. Fujifilm è una multinazionale che non ha nel mercato fotografico consumer la sua fetta di marketing maggiore. Ricercando su Google risulta che il 56% delle attività è in ambito medicale, il 28% in stampanti e fotocopiatrici e solo il 16% in attrezzatura fotografica. Restando in ambito fotografico consumer, ha abbandonato il settore pellicole e affini ed è comunque riuscita ad ammortizzare con politiche furbe. Si è concentrata sulla produzione di macchine digitali ed ha puntato su alcune fette del settore più scoperte e dove vi era minore concorrenza: vedi MF digitale o apparecchi APS-C anche di alto livello, su cui tutte le altre case produttrici non hanno puntato rincorrendo il Full Frame e tenendo l’APS-C come fascia di prodotti entry level e palesemente inferiori al FF. Fuji, conscia della concorrenza schiacciante non ha mai intrapreso la strada FF. E poi, memore dei fasti e fascino dell’argentico ha puntato molto sulle simulazioni pellicola in macchina, direttamente in fase di scatto. Questo, a mio parere, significa che Fuji è ben consapevole dell’appeal dell’argentico fra i vari utenti, ma è ben consapevole che, a livello di fatturato, non è conveniente tornare sul mercato dell’argentico. Troppi costi economici e resa non soddisfacente. Meglio puntare a sfruttare il richiamo chimico puntando su un suo surrogato digitale: ho il look chimico (diciamo look che richiama il chimico) direttamente con i tempi e la velocità di una macchina digitale. Alla fine? C’è Ilford (per il B&N) ma Fuji, a meno di sorprese, non sembra puntare sulla fotografia chimica. C’è Kodak, ma vista la situazione attuale non puo’ fare altro che vendere nomi e marchi a terzi. E questi terzi? Tolte aziende Europee o USA…speriamo nella Cina. Ma si sa, il mondo del mercato capitalistico attuale si impegna solo e soltanto dove vede margini di profitto. Adesso Kodak pare puntare ad una rinascita del “suo” argentico….vedremo. Marco
Inviato: 8/5 10:45
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Re: I Becher a Bologna |
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I Becher. Ai tempi li ho molto apprezzati. Vuoi per la loro ricerca, per la loro pulizia formale e compositiva e per il rigore. A mio parere, parere legato al mio gusto, hanno grandi meriti ma anche una sorta di estrema staticità. Posso infatti apprezzare il progetto iniziale e come lo hanno portato avanti, ma trovo che siano rimasti prigionieri dei binari da loro creati. Mi vengono in mente quegli attori rimasti prigionieri di un personaggio per tutta la loro carriera. Tipo Tom Sellek, tutti lo ricordano per Magnum P.I., poi ha fatto decine di film ma a chi ne viene in mente qualcuno?
Guardando ora le opere dei Becher rimango affascinato, ma dopo averne viste un certo numero inizia a venirmi una certa sonnolenza. Non noia, questo mai, diciamo una eccessiva assuefazione… Marco
Inviato: 7/5 15:59
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Re: Kodak riprende in mano le sue pellicole |
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Ogni tanto, periodicamente, si assiste ad una notizia che riguarda la riproposta di materiale argentico. Immancabilmente si tratta di vecchi articoli riproposti o rimarchiati in modo diverso. Oppure riproposte di articoli da parte di aziende cinesi o russe che tentano di ricreare prodotti preesistenti ma non piu’ fabbricati dai produttori originali. Personalmente trovo che sia un lodevole tentativo volto a rendere piu’ ampia la scelta di materiale disponibile. Tuttavia, di contro, c’è un grande sentimento di delusione e tristezza. Tutti cercano di preservare quanto c’era. Lodevole, ma è completamente assente lo sviluppo e ricerca. Non c’è la minima innovazione. Non stiamo parlando di vecchi sistemi, retaggio del passato remoto quale il collodio o simili. Stiamo parlando di un ramo della fotografia che fino a qualche decennio fa aveva nella ricerca tecnica uno dei suoi punti salienti. A quando risale l’ultimo prodotto innovativo (non nuovo di nome) in ambito argentico? Consentitemi il paragone: è come se il digitale si fosse fermato 25 anni fa, ai primi anni 2000. Vedreste voi una Canon riproporre oggi come novità una macchina con il sensore, la gamma dinamica e le funzionalità di una EOS 10D? Si spinge molto sulla diversità analogico/digitale. E’ vero, sono cose diverse ma hanno una cosa in comune: sottostanno entrambi alla ricerca tecnica.
Marco
Inviato: 7/5 14:43
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Re: Arte Contenporanea |
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Personalmente, ho sempre avuto un’impressione, che con il tempo è diventata una quasi certezza. Riguarda il ruolo del critico d’arte, o dell’esperto d’arte a fronte di un’opera. Sappiamo tutti che il loro lavoro consiste spesso (dico questo senza alcun intento polemico o di sminuirne e criticarne l’operato. Vorrei fosse chiaro) nel versare fiumi di parole e comenti e “spiegazioni” relativi ad un lavoro artistico. Normalissimo. E’ il loro lavoro. Tali osservazioni spesso non risultano completamente palesi a chi non è parte del settore artistico o a chi non ha studiato a fondo la materia. E io in questo gruppo mi ci metto per primo. Quanto detto vale sia per opere d’arte antica che di qualche secolo fa, che contemporanea o moderna. Esistono libri e libri, articoli a non finire su Michelangelo come su Modigliani, come su Warhol. Quanto ho notato è come sovente (non sempre ma molto spesso) le parole di un critico siano superflue per avvalorare l’arte di un Michelangelo o di un Modigliani, mentre svolgano un ruolo indispensabile per “spiegare il perché” di un artista contemporaneo. Probabilmente questo è dovuto ad una non sufficiente cultura del pubblico a fronte della modernità artistica ma, ripeto, sovente serve il supporto e una guida per scoprire le virtu’ di talune opere d’arte attuali. Ne deriva che, al giorno d’oggi o nel passato recentissimo, serve immancabilmente un certo binario e supporto critico. Io per primo, senza un giudizio critico e competente di terze parti, per mia ignoranza, non sarei spesso in grado di formulare un giudizio su certi lavori. Che poi piacciano o meno è discorso diverso e dettato dal gusto personale, ma capire e comprendere è cosa diversa dal semplice piacere o meno.
Marco
Inviato: 7/5 12:52
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Re: Bruce Percy |
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Ho voluto postare questo fotografo perché mi ha colpito positivamente. Mi hanno colpito le sue immagini. Volete la verità? Ho cercato dopo, a posteriori, notizie sulla tecnica e i supporti utilizzati. Quando le ho viste non mi è passato in mente di appurare la sua tecnica o dettagli simili. Certo, come ho detto non è niente di nuovo come scene e soggetti, ma basandomi solo su quanto visto mi hanno impressionato in positivo, e con soggetti paesaggistici tanto “comuni” non è cosa da poco.
Marco
Inviato: 28/4 16:56
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Re: Raghu Rai |
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Grazie Luciano per questa segnalazione.
Non conoscevo questo fotografo. Lo apprezzo ora in un triste momento. Vedendo le sue opere devo dire che ne sono rimasto colpito. Riescono, immancabilmente, a dipingere e raccontare decenni di storia di una terra che era e che è tuttora lontana e diversa dal sentire al quale siamo avvezzi noi occidentali. Scardinano talune convinzioni forse fiabesche che associamo (o almeno io ho spesso associato) a quella terra. Marco
Inviato: 28/4 16:49
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Re: Bruce Percy |
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Scatta a pellicola:
For my landscape work I use Hasselblad V series film cameras and Fuji Velvia 50 and Kodak E100 film. For my portraiture work I use Contax 645 cameras and Kodak Portra 160 and 400 ISO films. I’ve been shooting film since the late 80’s. I guess you could say I’m old-school. I just like the process and it’s become part of me, so I don’t see the need to change. Marco
Inviato: 17/4 10:34
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Bruce Percy |
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Vorrei segnalare il fotografo Bruce Percy. Questo il suo sito:
https://www.brucepercy.co.uk/ Le sue fotografie sono classiche immagini di paesaggio. Niente di rivoluzionario. Formato quadrato e grande cura della pulizia e della composizione. Semplici, colori tenui, non sono immagini urlate o con il classico effetto WOW. Mi sono imbattuto nelle sue opere per puro caso e…mi hanno colpito profondamente. Perché? Come detto nulla di rivoluzionario ma mi hanno dato una grande sensazione di armonia. Marco
Inviato: 14/4 13:08
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Re: Cosa fare delle mie foto |
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Sono rimasto indeciso sul rispondere o meno a questo 3ad che hai aperto. Indeciso perché si corre il rischio di ridurre il commento a una serie di enunciazione di gusti personali ed apprezzamenti (o meno) legati solo al proprio modo di vedere le cose. Un’enunciazione di “posizioni di principio” che tu stesso hai dichiarato che non ti interessano. Quanto mi sento di affermare senza ombra di dubbio è che, esponendo una tua scelta, hai scoperchiato una questione complessa e attualissima, legata al mondo dell’immagine attuale. È palese, per chiunque, che la vita media delle immagini al giorno d’oggi sia istantanea. A fronte di un numero elevatissimo di fotografie, il 99,99999% rimane sepolto in un HD, o smartphone, o social network. E non mi riferisco al numero che viene stampato. Intendo quante vengono semplicemente riviste. Alcuni diranno: “io l’ho postata su un social, non è morta e sepolta”. Sbagliatissimo. I Social sono orientati al presente, ed il presente dura poche ore. Chi mai ricerca sui social una fotografia postata il mese prima? Ma che dico, la settimana prima. Tralasciando la questione puramente generale del mondo dell’immagine odierno, parlando delle opere personali la questione non è poi tanto diversa. A volte rasenta anche il ridicolo (e mi ci metto in prima persona). Fisime infinite di accorgimenti atti a garantire l’archiviabilità massima delle stampe per poi relegarle e perderne la memoria, sepolte in scatole mai aperte. Ma allora che le stampo a fare? Ha senso farlo se finiranno comunque dimenticate? Mxa ha avuto l’idea di renderle vive tramite visione a monitor. Senza dubbio è una pratica che ha la positività di farle riemergere. I contro quali sono? Certamente si perde il fascino del supporto, la fisicità di un pezzo di carta e le sue innumerevoli varianti. Anche il formato stesso di visione è vincolato alle dimensioni dello schermo… D’altro canto vi è un indubbio vantaggio, quello di riscoprire a vedere opere altrimenti “nascoste” e dimenticate. Mettendo pro e contro di fronte, l’unico vantaggio dell’idea di Mxa stravince. Un solo pro a fronte di diversi contro ma che possiede un unico elemento di importanza schiacciante. Alternative? Per me una sola ma che reputo importantissima. Mi riferisco al libro fotografico. Si, è vero, bisogna prenderlo in mano e sfogliarlo. Un monitor è lì, come fosse un quadro. Si passa e basta guardarlo. E poi non è fisso, ad ogni passaggio mostra qualcosa di diverso. Nonostante questo io personalmente opto per un libro cartaceo. Indubbiamente ha molti svantaggi: il formato è per forza di cose limitato. La varietà di carte disponibili esigua rispetto ad una stampa. Tuttavia ha indubbiamente un grande immenso pregio: necessita della volontà di essere consultato. Questo a fronte della grande immediatezza nel farlo e praticità. Non c’è paragone fra sfogliare un libro e togliere dall’archivio scatole di stampe e prenderle in mano una a una. Certo, come dicevo un monitor è immediato, ancora più di un libro. Ma secondo me ha un grandissimo contro. Un contro che non ha nulla a che fare con discorsi su stampa vs immagine digitale o simili. Il rischio che si corre è che diventi parte dell’arredamento e si tenda a vederlo ma non guardarlo. Come quei quadri appesi da una vita su quella parete ma che sono per noi diventati invisibili. Un libro, diversamente DEVI volerlo guardare. Cade nel dimenticatoio e lo ignori? Bene, significa che quanto contiene, in fondo non è un granché. Allora è meglio sparisca e cada nel nulla. Di certo non ne soffrirà il mondo.
Marco
Inviato: 13/4 17:14
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Re: Progettare il dopo fotografia |
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Ringrazio tutti per gli interventi e le testimonianze che avete dato. Da perfetto fotoamatore mi si è aperto un mondo che a tratti ignoravo. Io sono in fondo un hobbista totale; non certamente un fotografo professionista ma neppure un amatore a certi livelli che punta con costanza e convinzione a certi riconoscimenti o traguardi. Certamente non nego di avere sottoposto alcuni progetti a contest e/o manifestazioni di un certo peso e di avere avuto piccoli riscontri (Fotonoviembre, top 200 Critical Mass Photolucida, un paio di pubblicazioni su magazine nazionali…), a fronte di alcuni tentativi. Leggendo le vostre parole ho capito che ho sempre agito nel modo sbagliato: progetto un portfolio, scatto le foto, le organizzo, le sottopongo a qualche concorso, stop. Questo è quanto ho sempre fatto. Come ho detto qualche intervento sopra, per me tutto si riduceva a questo. Poi leggendo che “serve” dedicare il 90% del tempo per promuovere le proprie fotografie invece che semplicemente scattarle…mi si è aperto un nuovo scenario. Ma chi ha tutto il tempo richiesto da dedicare alle public relations? A parte il fatto che per carattere non riuscirei a dedicarmi a fondo alla cosa, il tempo proprio non lo ho. Lavoro in un altro ambito. Ho altri impegni ed interessi, una famiglia. E poi per me la fotografia è in fondo un divertimento. Sentendo l’andazzo che avete illustrato non ho voglia di impelagarmi in talune vie per rendere i miei scatti “visibili”. Traduzione: continuerò come ho fatto finora. Scatto per me e per pochi (fortunati o sfortunati) intimi. Certamente parteciperò ancora a certi contest e simili, ma non ho intenzione di cambiare di una virgola l’approccio. Presento e vedo cosa succede. Avrò il tempo (la voglia è un altro paio di maniche) di presentare il mio nome quando sarò in pensione….a caspita, avete detto che già a 50 anni si è troppo vecchi per emergere. Cavolo a questo punto il mondo perderà l’occasione di conoscermi….
Marco
Inviato: 8/4 13:23
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Re: in viaggio con le usa e getta, un'esperienza interessante |
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Ma guarda chi si vede.... Saluti calorosi Marco
Inviato: 2/4 10:30
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Re: in viaggio con le usa e getta, un'esperienza interessante |
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Ho visto con piacere i filmati composti da foto e musica. Indubbiamente piacevoli. Se devo dirla tutta però, trovo le serie prive di filo conduttore e formate da immagini che, seppur piacevoli, non hanno attinenza le une con le altre. Insomma un susseguirsi di fotografie troppo indipendenti le une dalle altre, sia per luoghi ritratti che per tipologia.
Marco
Inviato: 31/3 23:20
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Re: la vostra foto preferita in assoluto |
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Non posso rispondere a questo tipo di domanda. Non posso rispondere perché non c'è un singolo scatto che reputo il migliore, o almeno non è sempre lo stesso. I gusti cambiano e le preferenze variano con il tempo e con l'età. Sarebbe come chiedere "quale è la tua canzone o il tuo gruppo preferito?".
Quando avevo 18 anni potevo dire una cosa senza ombra di dubbio. A 25 ho cambiato gusti musicali. Idem a 30 e poi a 40 e via così. Marco
Inviato: 31/3 23:11
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Re: scorci urbani |
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Ho visto con piacere le immagini presentate, che reputo buone e riuscite. Ho anche letto con interesse le parole di Oscar. Ne è emersa una convinzione: non esiste la fotografia ma molte diverse sfaccettature di fotografia. Ognuna ha caratteristiche ed aspetti peculiari, legati al loro contesto. Io per esempio, non avendo una formazione architettonica, non mi sarei mai e poi mai sognato di classificare talune tipologie di fotografia di architettura come sinonimo di aspetti ormai sviscerati ed analizzati nel passato recente.
Marco
Inviato: 26/3 23:46
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Re: Progettare il dopo fotografia |
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Citazione:
Grazie Oscar per i complimenti. No, non sono uno scrittore....tutt'altro. Sono un biologo. Tornando al discorso "progettare il dopo fotografia", vorrei bypassare la questione che riguarda il rendere noto il lavoro nel mondo commerciale/artistico. Probabilmente è stato sviscerato l'aspetto peculiare di tale settore, i suoi aspetti e caratteristiche spesso ignorati da chi non è parte di quell'ambiente. Restando nell'ambito piu' personale ed avulso da intenti di affermazione pubblica o notorietà, vorrei sostenere, ai fini della presentazione di un portfolio, la bontà del formato libro. Ho sviluppato nel tempo tale convinzione. Penso che spesso (non sempre ma in molti casi) un libro fotografico abbia caratteristiche ottimali. Prima di tutto è capace di raccogliere un portfolio nella sua completezza e mantenere l'ordine voluto delle immagini. E' indubbiamente comodo nel consentire una presentazione completa di tutto quanto compone il lavoro. Consente inoltre di inserire (volendo) "altro" rispetto alle semplici fotografie. Mi riferisco soprattutto a parti scritte, da semplici frasi a didascalie o titoli. Certo, sono cose avulse dalla pura fotografia ma a volte possono essere indispensabili complementi. Non parlo di spiegazioni pratiche del lavoro fotografico ma di elementi testuali capaci di interagire con le immagini. Ci sono dei contro? Certamente. Un libro, per esempio non consente formati grandi al pari di quanto fattibile con una stampa. Talune fotografie beneficiano senza ombra di dubbio di un formato maggiore e di molto di quanto possibile con un libro. Non esiste la varietà di supporti cartacei possibili con delle stampe fine art. Tuttavia, a mio avviso il formato libro ha un indubbio pregio: la capacità di rendere maggiormente fruibile un lavoro rispetto a stampe songole. E non è un aspetto da sottovalutare. Marco
Inviato: 26/3 23:36
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Re: Progettare il dopo fotografia |
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Argomento interessante e complicato. Convinzioni personali circa il modus operandi ed idee di ognuno spesso si scontrano e non collidono con l’ambiente del mondo fotografico. Secondo me ci sono degli ambiti da distinguere e tenere ben separati. Settori a compartimenti stagni che, salvo pochissime eccezioni, non si sovrappongono neppure di striscio. Premetto che io parlo di quello che conosco, escludo quindi totalmente l’ambito professionale della fotografia, perché non facendone parte direi solo frasi fatte e senza coerenza.
Parlo dell’appassionato di fotografia. C’è chi si limita a fotografare per il piacere di farlo; ferma momenti e situazioni e regala le sue opere ad amici e parenti (regale, non vende, quindi solo spese ed introiti zero). Se poi ci scappasse qualche mostra o evento pubblico tanto di guadagnato a livello di soddisfazione personale, ma non ci perde il sonno se nessuno lo caga al di fuori di amici e parenti. Ho usato il termine “chi si limita”, senza alcun connotato che voglia sminuire. Anche perché probabilmente è il settore più “vero”. Solo ed unicamente gioia e divertimento personale e ,si spera e presume, per un ristretto gruppo di persone vicine. C’è poi chi fotografa per diletto ma vuole qualcosa di più. Non chissà cosa ma una certa visibilità in ambito locale. Solamente a livello di soddisfazione personale, sapendo che introiti economici non ci saranno. Però vorrebbe che le sue immagini fossero viste su scala un poco più ampia della famiglia e amici. Niente di eclatante, non spera in trionfi in ambito nazionale ed oltre. Non ci mira forse perché non si sente all’altezza di così prestigiosi traguardi. C’è infine il non professionista evoluto che ricerca visibilità per il suo lavoro ed ambisce ad eventi, mostre, esposizioni e che il suo nome acquisti un certo peso. Non solo in ambito locale ma ad altri livelli. Solitamente queste persone ambiscono ad eventi di un certo spessore escludendo ambiti per così dire “di paese”. Non perché li disdegnino ma semplicemente perché il loro percorso e ricerca e studio non ha nulla a che fare con l’ambiente dove vivono. Secondo me, se si vuole puntare al nome ad un livello abbastanza “alto”, a fare capolino nel mercato artistico, a concorsi internazionali ecc. c’è un equivoco di fondo (Almeno, questo riguarda la mia personale idea, ma penso valga per molti). L’equivoco di base è forse dettato da un modo “romantico” di intendere un’opera, artistica o meno che sia. L’equivoco deriva dal non conoscere l’ambiente e quanto ruota attorno a quel mondo e come si muove. L’equivoco è la convinzione che se qualcosa ha pregi, se l’autore produce idee ed opere ottime, deve immancabilmente emergere ed essere notato. Ma si, le mie creazioni sono visibili, ho il mio sito, sono su Instagram, le invio ad alcuni concorsi di nome. Valgo e devo essere notato. Cavolo, anche sul forum o al circolo fotografico mi hanno tessuto lodi. Ci ho messo l’anima in quel lavoro. Poi immancabilmente dopo di X anni con questo andazzo, dopo anni senza il minimo riscontro, ti crolla il mondo addosso. Poi vieni a sapere che per tentare di farti largo in quegli ambienti ti serve l’80% del tempo per le pubbliche relazioni e “solo” i restanti rimasugli di tempo per fare e progettare le fotografie. Ma come? Che stiamo dicendo? No dai non ci credo, il quadruplo del tempo per cosa? Fare circolare il mio nome e rendermi presente a chi? E quello che veramente dovrebbe contare, ossia le fotografie, ridotti a un semplice corollario? No dai non ci credo. Allora dovesse presentarsi un autentico genio creativo ma senza lavoro di “presentazione” adeguato passerebbe inosservato? Ma allora se Michelangelo fosse vissuto adesso sarebbe passato inosservato senza l’opportuno tempo dedicato alle pubbliche relazioni? Non può essere vero. Magari però questo spiega come mai certi lavori esposti in certi ambiti prestigiosi io li ho immancabilmente reputati banali. Io ho un altro lavoro. Ritaglio il tempo per fotografare e pianificare. Se dedico l’80% di questo tempo in pubblic relation allora mi riduco a scattare fotografie e progettare un portfolio a 90 minuti a settimana…. Marco
Inviato: 23/3 13:27
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Il mio sito "I'm not a photographer the moment I pick up the camera. When I pick one up, the hard work's already been done" “To photograph reality is to photograph nothing.” Duane Michals |
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Re: livella a bolla per slitta flash (precisa)? |
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