Tutti i post (pamar5)Re: ISO elevati ? Non hanno piu' peso |
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8/1/2005 22:33 Da Varese
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Si, Adobe e DxO fanno bene il denoise e in modo simile. Io non uso Adobe per scelta da quando devo pagare l'affitto ad oltranza, tuttavia niente da dire sulla bonta' dei sw. Prima di acquistare PureRAW ho cercato ampiamente in rete e da varie review ho trovato leggermente superore Pure RAw, ma cose da poco. Io poi uso Fujifilm e ha un motore di demosaicing (fra gli altri) dedicato ai sensori X-Trans.
https://youtube.com/watch?v=BDFi0NXl7W0&is=BPpJ5E60pXzTKjaF Poi per capire come funziona il denoise nei sw moderni puo' essere utile leggere questo, se volete: https://share.google/c2noER14wXkfJAlSB Marco
Inviato: 2/8 13:31
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Il mio sito "I'm not a photographer the moment I pick up the camera. When I pick one up, the hard work's already been done" “To photograph reality is to photograph nothing.” Duane Michals |
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Re: nuove funzionalità davinci |
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Leggevo anche io che DaVinci ora include implementi per i raw fotografici. L'unica remora e' che si tratta di un sw video e non saprei se vale la pena usare un sw abbastanza pesante quando la parte foto e' una piccola parte del tutto.
Comunque io ho abbandonato Adobe da un pezzo ed uso Affinity Photo che e' gratis e DxO Pure raw che pago una volta sola. Marco
Inviato: 14/7 11:49
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Re: Mostra: "Insieme, accanto" di Alfonso Quaglia |
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Allora Alfonso come e' andata? Tutto bene?
Marco
Inviato: 2/7 18:35
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Re: fotocamera 6x9 stampa 3d |
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Tralasciando il fascino dello strumento...ho seri dubbi su quanto successo possa avere nel meecato odierno...ma magari mi sbaglio. E poi mi pare un telaio base base. Mancano tutti i pezzi per usarlo e sono ben costosi, analogico o digitale che sia l'uso finale.
Marco
Inviato: 2/7 18:33
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Re: Problemi con il sito? |
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A me funziona bene
Marco
Inviato: 2/7 18:29
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Re: I Becher a Bologna |
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No, dai, non ho detto che non è arte. L’ho accostato al metodo scientifico, è vero ma se vuoi posso precisare che il lavoro dei Bacher è partito come arte. Questo senza dubbio, ma si è evoluto…no, evoluto non è il termine corretto perché non vi è stata evoluzione o sviluppo…diciamo “protratto nel tempo” come una pedissequa (e tale termine non vuole essere negativo) continuazione dei medesimi canoni. E qui’ risiede il richiamo all’approccio scientifico. Quanto intendo è che l’idea iniziale è senza ombra di dubbio assimilabile all’arte. Il suo protrarsi sempre con i medesimi schemi fatico ad assimilarlo all’arte. Marco P.S. perdonami ma poi non sono per nulla d’accordo con la tua affermazione “da decenni vengono esposti nei piu’ importanti musei” quindi è arte. Ti chiedo: secondo te è questo che rende una cosa arte?
Inviato: 18/5 16:25
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Re: Kodak riprende in mano le sue pellicole |
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Ciao Fer,
hai ragione. Quello che dici è vero. Sono stato esageratamente negativo nella mia valutazione. Certo, Kodak esiste e resiste tuttora e ha sempre prodotto pellicole cinematografiche. Vero è comunque che purtroppo oggi gioiamo per piccole briciole di quanto c’era in passato. Vedremo cosa ci riserva il futuro. Io, per mio carattere pessimista, vedo alcune dichiarazioni di futuri prossimi sviluppi. Ma, come si suol dire, fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Una cosa che mi lascia perplesso, fra l’altro, è come si sia potuto smarrire irrimediabilmente il know how di taluni passaggi basilari nella produzione di emulsioni a colori….puo’ starci, ma fatico a capirlo. Marco
Inviato: 18/5 16:15
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Re: I Becher a Bologna |
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Capisco cosa intendi dire e da questo punto di vista non posso darti torto. Il loro progetto lo hanno portato avanti identico per 40 anni. Il paragone che ho fatto precedentemente dell’attore imprigionato nel suo personaggio non regge. Perché un attore prigioniero ha comunque tentato di fare altro ma senza successo. I Becher non sono rimasti prigionieri ma hanno invece perseguito costantemente quel progetto di loro volontà. Non hanno mai avuto l’intenzione di fare altro.
Hai usato la definizione “progetto scientifico”. Questa definizione rispecchia in pieno i Becher. E qui è il punto, secondo me. A mio avviso c’è una profonda differenza fra scienza ed arte. E comunque, se non vogliamo chiamare arte quella dei Bacher possiamo certamente dire che è parte dell’espressione estetica e/o grafica. I postulati di base di una ricerca scientifica non sono (neppure lontanamente) quelli di un’espressione estetica o artistica. Secondo me è questo uno dei contro del lavoro dei Bacher. L’applicazione pedissequa di un rigore immutabile a qualcosa che non è scienza. Marco
Inviato: 15/5 14:31
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Re: Cosa fare delle mie foto |
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Alla fine direi che hai trovato una bella soluzione e ne sei soddisfatto. Io trovo sia buona ma per me non risolutiva, a meno di comprare piu' monitor ...
Questo perche' mi chiedo: e le foto verticali? Marco
Inviato: 15/5 12:25
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Re: Kodak riprende in mano le sue pellicole |
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Citazione:
Milto, molto interessante. Grazie Marco
Inviato: 8/5 12:59
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Re: Kodak riprende in mano le sue pellicole |
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Kodak è un caso diverso, commercialmente parlando, da Fujifilm. Le due aziende hanno reagito in modo opposto all’ondata digitale ma entrambe sono uno specchio del periodo attuale e della situazione che hanno dovuto affrontare. Due strategie opposte ma conseguenti all’affossamento della fotografia analogica.
Kodak era un colosso in ambito fotografico. Il suo fatturato era per il 90% in quel settore. Con l’avvento del digitale è fallita. Inizialmente sembrava puntarci (vedi primi sensori ecc.), ma evidentemente senza convinzione e non capendo lo sconvolgimento del mercato fotografico consumer che era in atto. Si è ritrovata nel giro di poco tempo da leader del settore a coperta di debiti. Fallita, si è ripresentata ma oggi punta unicamente sulla stampa fotografica (non sviluppo) e piccole fette in ambito cinematografico. Fujifilm è una multinazionale che non ha nel mercato fotografico consumer la sua fetta di marketing maggiore. Ricercando su Google risulta che il 56% delle attività è in ambito medicale, il 28% in stampanti e fotocopiatrici e solo il 16% in attrezzatura fotografica. Restando in ambito fotografico consumer, ha abbandonato il settore pellicole e affini ed è comunque riuscita ad ammortizzare con politiche furbe. Si è concentrata sulla produzione di macchine digitali ed ha puntato su alcune fette del settore più scoperte e dove vi era minore concorrenza: vedi MF digitale o apparecchi APS-C anche di alto livello, su cui tutte le altre case produttrici non hanno puntato rincorrendo il Full Frame e tenendo l’APS-C come fascia di prodotti entry level e palesemente inferiori al FF. Fuji, conscia della concorrenza schiacciante non ha mai intrapreso la strada FF. E poi, memore dei fasti e fascino dell’argentico ha puntato molto sulle simulazioni pellicola in macchina, direttamente in fase di scatto. Questo, a mio parere, significa che Fuji è ben consapevole dell’appeal dell’argentico fra i vari utenti, ma è ben consapevole che, a livello di fatturato, non è conveniente tornare sul mercato dell’argentico. Troppi costi economici e resa non soddisfacente. Meglio puntare a sfruttare il richiamo chimico puntando su un suo surrogato digitale: ho il look chimico (diciamo look che richiama il chimico) direttamente con i tempi e la velocità di una macchina digitale. Alla fine? C’è Ilford (per il B&N) ma Fuji, a meno di sorprese, non sembra puntare sulla fotografia chimica. C’è Kodak, ma vista la situazione attuale non puo’ fare altro che vendere nomi e marchi a terzi. E questi terzi? Tolte aziende Europee o USA…speriamo nella Cina. Ma si sa, il mondo del mercato capitalistico attuale si impegna solo e soltanto dove vede margini di profitto. Adesso Kodak pare puntare ad una rinascita del “suo” argentico….vedremo. Marco
Inviato: 8/5 10:45
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Re: I Becher a Bologna |
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I Becher. Ai tempi li ho molto apprezzati. Vuoi per la loro ricerca, per la loro pulizia formale e compositiva e per il rigore. A mio parere, parere legato al mio gusto, hanno grandi meriti ma anche una sorta di estrema staticità. Posso infatti apprezzare il progetto iniziale e come lo hanno portato avanti, ma trovo che siano rimasti prigionieri dei binari da loro creati. Mi vengono in mente quegli attori rimasti prigionieri di un personaggio per tutta la loro carriera. Tipo Tom Sellek, tutti lo ricordano per Magnum P.I., poi ha fatto decine di film ma a chi ne viene in mente qualcuno?
Guardando ora le opere dei Becher rimango affascinato, ma dopo averne viste un certo numero inizia a venirmi una certa sonnolenza. Non noia, questo mai, diciamo una eccessiva assuefazione… Marco
Inviato: 7/5 15:59
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Re: Kodak riprende in mano le sue pellicole |
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Ogni tanto, periodicamente, si assiste ad una notizia che riguarda la riproposta di materiale argentico. Immancabilmente si tratta di vecchi articoli riproposti o rimarchiati in modo diverso. Oppure riproposte di articoli da parte di aziende cinesi o russe che tentano di ricreare prodotti preesistenti ma non piu’ fabbricati dai produttori originali. Personalmente trovo che sia un lodevole tentativo volto a rendere piu’ ampia la scelta di materiale disponibile. Tuttavia, di contro, c’è un grande sentimento di delusione e tristezza. Tutti cercano di preservare quanto c’era. Lodevole, ma è completamente assente lo sviluppo e ricerca. Non c’è la minima innovazione. Non stiamo parlando di vecchi sistemi, retaggio del passato remoto quale il collodio o simili. Stiamo parlando di un ramo della fotografia che fino a qualche decennio fa aveva nella ricerca tecnica uno dei suoi punti salienti. A quando risale l’ultimo prodotto innovativo (non nuovo di nome) in ambito argentico? Consentitemi il paragone: è come se il digitale si fosse fermato 25 anni fa, ai primi anni 2000. Vedreste voi una Canon riproporre oggi come novità una macchina con il sensore, la gamma dinamica e le funzionalità di una EOS 10D? Si spinge molto sulla diversità analogico/digitale. E’ vero, sono cose diverse ma hanno una cosa in comune: sottostanno entrambi alla ricerca tecnica.
Marco
Inviato: 7/5 14:43
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Re: Arte Contenporanea |
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Personalmente, ho sempre avuto un’impressione, che con il tempo è diventata una quasi certezza. Riguarda il ruolo del critico d’arte, o dell’esperto d’arte a fronte di un’opera. Sappiamo tutti che il loro lavoro consiste spesso (dico questo senza alcun intento polemico o di sminuirne e criticarne l’operato. Vorrei fosse chiaro) nel versare fiumi di parole e comenti e “spiegazioni” relativi ad un lavoro artistico. Normalissimo. E’ il loro lavoro. Tali osservazioni spesso non risultano completamente palesi a chi non è parte del settore artistico o a chi non ha studiato a fondo la materia. E io in questo gruppo mi ci metto per primo. Quanto detto vale sia per opere d’arte antica che di qualche secolo fa, che contemporanea o moderna. Esistono libri e libri, articoli a non finire su Michelangelo come su Modigliani, come su Warhol. Quanto ho notato è come sovente (non sempre ma molto spesso) le parole di un critico siano superflue per avvalorare l’arte di un Michelangelo o di un Modigliani, mentre svolgano un ruolo indispensabile per “spiegare il perché” di un artista contemporaneo. Probabilmente questo è dovuto ad una non sufficiente cultura del pubblico a fronte della modernità artistica ma, ripeto, sovente serve il supporto e una guida per scoprire le virtu’ di talune opere d’arte attuali. Ne deriva che, al giorno d’oggi o nel passato recentissimo, serve immancabilmente un certo binario e supporto critico. Io per primo, senza un giudizio critico e competente di terze parti, per mia ignoranza, non sarei spesso in grado di formulare un giudizio su certi lavori. Che poi piacciano o meno è discorso diverso e dettato dal gusto personale, ma capire e comprendere è cosa diversa dal semplice piacere o meno.
Marco
Inviato: 7/5 12:52
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Re: Bruce Percy |
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Ho voluto postare questo fotografo perché mi ha colpito positivamente. Mi hanno colpito le sue immagini. Volete la verità? Ho cercato dopo, a posteriori, notizie sulla tecnica e i supporti utilizzati. Quando le ho viste non mi è passato in mente di appurare la sua tecnica o dettagli simili. Certo, come ho detto non è niente di nuovo come scene e soggetti, ma basandomi solo su quanto visto mi hanno impressionato in positivo, e con soggetti paesaggistici tanto “comuni” non è cosa da poco.
Marco
Inviato: 28/4 16:56
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Re: Raghu Rai |
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Grazie Luciano per questa segnalazione.
Non conoscevo questo fotografo. Lo apprezzo ora in un triste momento. Vedendo le sue opere devo dire che ne sono rimasto colpito. Riescono, immancabilmente, a dipingere e raccontare decenni di storia di una terra che era e che è tuttora lontana e diversa dal sentire al quale siamo avvezzi noi occidentali. Scardinano talune convinzioni forse fiabesche che associamo (o almeno io ho spesso associato) a quella terra. Marco
Inviato: 28/4 16:49
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Re: Bruce Percy |
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Scatta a pellicola:
For my landscape work I use Hasselblad V series film cameras and Fuji Velvia 50 and Kodak E100 film. For my portraiture work I use Contax 645 cameras and Kodak Portra 160 and 400 ISO films. I’ve been shooting film since the late 80’s. I guess you could say I’m old-school. I just like the process and it’s become part of me, so I don’t see the need to change. Marco
Inviato: 17/4 10:34
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Bruce Percy |
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Vorrei segnalare il fotografo Bruce Percy. Questo il suo sito:
https://www.brucepercy.co.uk/ Le sue fotografie sono classiche immagini di paesaggio. Niente di rivoluzionario. Formato quadrato e grande cura della pulizia e della composizione. Semplici, colori tenui, non sono immagini urlate o con il classico effetto WOW. Mi sono imbattuto nelle sue opere per puro caso e…mi hanno colpito profondamente. Perché? Come detto nulla di rivoluzionario ma mi hanno dato una grande sensazione di armonia. Marco
Inviato: 14/4 13:08
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Re: Cosa fare delle mie foto |
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Sono rimasto indeciso sul rispondere o meno a questo 3ad che hai aperto. Indeciso perché si corre il rischio di ridurre il commento a una serie di enunciazione di gusti personali ed apprezzamenti (o meno) legati solo al proprio modo di vedere le cose. Un’enunciazione di “posizioni di principio” che tu stesso hai dichiarato che non ti interessano. Quanto mi sento di affermare senza ombra di dubbio è che, esponendo una tua scelta, hai scoperchiato una questione complessa e attualissima, legata al mondo dell’immagine attuale. È palese, per chiunque, che la vita media delle immagini al giorno d’oggi sia istantanea. A fronte di un numero elevatissimo di fotografie, il 99,99999% rimane sepolto in un HD, o smartphone, o social network. E non mi riferisco al numero che viene stampato. Intendo quante vengono semplicemente riviste. Alcuni diranno: “io l’ho postata su un social, non è morta e sepolta”. Sbagliatissimo. I Social sono orientati al presente, ed il presente dura poche ore. Chi mai ricerca sui social una fotografia postata il mese prima? Ma che dico, la settimana prima. Tralasciando la questione puramente generale del mondo dell’immagine odierno, parlando delle opere personali la questione non è poi tanto diversa. A volte rasenta anche il ridicolo (e mi ci metto in prima persona). Fisime infinite di accorgimenti atti a garantire l’archiviabilità massima delle stampe per poi relegarle e perderne la memoria, sepolte in scatole mai aperte. Ma allora che le stampo a fare? Ha senso farlo se finiranno comunque dimenticate? Mxa ha avuto l’idea di renderle vive tramite visione a monitor. Senza dubbio è una pratica che ha la positività di farle riemergere. I contro quali sono? Certamente si perde il fascino del supporto, la fisicità di un pezzo di carta e le sue innumerevoli varianti. Anche il formato stesso di visione è vincolato alle dimensioni dello schermo… D’altro canto vi è un indubbio vantaggio, quello di riscoprire a vedere opere altrimenti “nascoste” e dimenticate. Mettendo pro e contro di fronte, l’unico vantaggio dell’idea di Mxa stravince. Un solo pro a fronte di diversi contro ma che possiede un unico elemento di importanza schiacciante. Alternative? Per me una sola ma che reputo importantissima. Mi riferisco al libro fotografico. Si, è vero, bisogna prenderlo in mano e sfogliarlo. Un monitor è lì, come fosse un quadro. Si passa e basta guardarlo. E poi non è fisso, ad ogni passaggio mostra qualcosa di diverso. Nonostante questo io personalmente opto per un libro cartaceo. Indubbiamente ha molti svantaggi: il formato è per forza di cose limitato. La varietà di carte disponibili esigua rispetto ad una stampa. Tuttavia ha indubbiamente un grande immenso pregio: necessita della volontà di essere consultato. Questo a fronte della grande immediatezza nel farlo e praticità. Non c’è paragone fra sfogliare un libro e togliere dall’archivio scatole di stampe e prenderle in mano una a una. Certo, come dicevo un monitor è immediato, ancora più di un libro. Ma secondo me ha un grandissimo contro. Un contro che non ha nulla a che fare con discorsi su stampa vs immagine digitale o simili. Il rischio che si corre è che diventi parte dell’arredamento e si tenda a vederlo ma non guardarlo. Come quei quadri appesi da una vita su quella parete ma che sono per noi diventati invisibili. Un libro, diversamente DEVI volerlo guardare. Cade nel dimenticatoio e lo ignori? Bene, significa che quanto contiene, in fondo non è un granché. Allora è meglio sparisca e cada nel nulla. Di certo non ne soffrirà il mondo.
Marco
Inviato: 13/4 17:14
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Re: Progettare il dopo fotografia |
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Ringrazio tutti per gli interventi e le testimonianze che avete dato. Da perfetto fotoamatore mi si è aperto un mondo che a tratti ignoravo. Io sono in fondo un hobbista totale; non certamente un fotografo professionista ma neppure un amatore a certi livelli che punta con costanza e convinzione a certi riconoscimenti o traguardi. Certamente non nego di avere sottoposto alcuni progetti a contest e/o manifestazioni di un certo peso e di avere avuto piccoli riscontri (Fotonoviembre, top 200 Critical Mass Photolucida, un paio di pubblicazioni su magazine nazionali…), a fronte di alcuni tentativi. Leggendo le vostre parole ho capito che ho sempre agito nel modo sbagliato: progetto un portfolio, scatto le foto, le organizzo, le sottopongo a qualche concorso, stop. Questo è quanto ho sempre fatto. Come ho detto qualche intervento sopra, per me tutto si riduceva a questo. Poi leggendo che “serve” dedicare il 90% del tempo per promuovere le proprie fotografie invece che semplicemente scattarle…mi si è aperto un nuovo scenario. Ma chi ha tutto il tempo richiesto da dedicare alle public relations? A parte il fatto che per carattere non riuscirei a dedicarmi a fondo alla cosa, il tempo proprio non lo ho. Lavoro in un altro ambito. Ho altri impegni ed interessi, una famiglia. E poi per me la fotografia è in fondo un divertimento. Sentendo l’andazzo che avete illustrato non ho voglia di impelagarmi in talune vie per rendere i miei scatti “visibili”. Traduzione: continuerò come ho fatto finora. Scatto per me e per pochi (fortunati o sfortunati) intimi. Certamente parteciperò ancora a certi contest e simili, ma non ho intenzione di cambiare di una virgola l’approccio. Presento e vedo cosa succede. Avrò il tempo (la voglia è un altro paio di maniche) di presentare il mio nome quando sarò in pensione….a caspita, avete detto che già a 50 anni si è troppo vecchi per emergere. Cavolo a questo punto il mondo perderà l’occasione di conoscermi….
Marco
Inviato: 8/4 13:23
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