Tutti i post (VRicciardi)Re: progettare la fotografia |
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10/1/2010 10:42 Da Roma
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pamar5 ha scritto: Non sbagli, ormai ridendo e scherzando dal primo lavoro pagato son passati... mamma mia, 48 anni (ero veramente un ragazzino). Ultrasinteticamente: sono un fotografo di massima di cose, non di persone. La mia nicchia si è col tempo incentrata su Arte (quella si traduce sopratutto in lavoro di studio in luce artificiale), Archeologia, Architettura. Ma non è quello il punto. Citazione: pamar5 ha scritto: Ma certamente, però se ci pensi siccome stiamo parlando di creatività 1) puoi decidere di "uscire per portare avanti il tema che in questa fase ti sta stimolando" (forse così è più estensivo di "progetto", il progetto sospetto che in molti casi nasca strada facendo) 2) ma non è assolutamente scontato e garantito che se hai in mente un tema, un filo conduttore, un'idea generale gli scatti migliori sortiscano necessariamente da uscite deliberatamente programmate. Citazione: pamar5 ha scritto: A consuntivo... ni. La differenza fra un professionista e un dilettante non è la qualità delle immagini né la preparazione tecnica. Il professionista della fotografia deve poter consegnare delle immagini che soddisfano un'esigenza. Ossia garantire il risultato, come attese del committente e come ripetibilità della qualità del lavoro durante il suo sviluppo. Qualità che deve raggiungere uno standard che è parte dell'aspettativa del cliente. Se poi la superi di slancio, ciò (di cui sei ovviamente consapevole) sei individualmente gratificato, ma non è detto che ciò sia sempre realmente apprezzato perchè quell' "overkilling" di qualità (tecnica e compositiva) magari non produce un ritorno godibile davvero al committente. Per dire: se dovessi realizzare scatti di confezioni di detersivi per un uso pubblicitario su rotocalchi popolari (quelli con un bel retinone manco piccolo, mica Oasis con la sua stampa a 7 colori...) e invece che con una - se parliamo di digitale - buona normale APS-C li realizzi con la full-frame Pentax K1 lavorando a 100 ISO e utilizzando pure il pixel shifting per eliminare gli effetti sulla risolvenza della matrice di Bayer, puoi seriamente aspettarti che la cosa (a parte i .tiff da portare con la carriola ), possa seriamente essere apprezzata? Ma se devi fornire lo scatto da cui stampare a 360 dpi il manifesto ufficiale 100x140 della Biennale di Venezia o di una mostra sulle incisioni di Dürer, allora sì che quel metodo di lavoro è diverso...il feedback arriverà al committente dalla tipografia la prima volta che si sentono... Se dovessi tagliare il discorso Con tante eccezioni, per carità, ma le immagini (secondo il mio standard) più "belle" che in giro nella vita ho visto raramente erano estratte da un lavoro retribuito, ma il più delle volte fotoamatoriali. Escluso il reportage in contesti da WPP, e il settore che di solito chiamiamo fotografia di moda (o diciamo meglio la fotografia di soggetti umani che posano, come modelle professioniste) nonché ovviamente lo still-life nel senso più lato. Perché sono settori (per restare agli esempi che mi son venuti in mente) in cui o da fotoamatore è difficile uno possa affrontare viaggi magari intercontinentali, ed ottenere visti e permessi di accesso a zone difficili di norma ottenibili solo da giornalisti; o non ha la disponibilità di ingaggiare modelle/i professioniste/i, che non sono semplicemente "belle ragazze/i che fanno quel lavoro monetizzando la loro giovinezza che gli ha regalato un aspetto snello e avvenente/aitante, ma persone che hanno in mano un vero mestiere e sanno facilitare per esperienza e formazione il mestiere del fotografo (alla bella fidanzatina meglio fare splendidi ritratti che non provare a improvvisarla mannequin); o perché non possono, non potendola ammortizzare col lavoro, un'attrezzatura di illuminazione veramente adeguata e versatile, e inoltre la ripetizione insegna ad evitare tanti tanti tanti piccoli errori ed ingenuità che difficilmente puoi aspettarti di trovare su testi di divulgazione o formazione. E circa l'ultima affermazione... dipende: un professionista che, che ne so, sta illustrando un libro sulle tracce architettoniche nei secoli della presenza ebraica in una regione, e per far questo la gira quasi ovunque in auto con sul sedile la bozza semidefinitiva del testo... e cerca luoghi, edifici, scorci ed opere d'arte connesse, se mentre lo fa (perlustrando paesi borghi e frazioni) a margine gli capitano un certo numero di piccole fontane e fontanelle non monumentali - e sta portando avanti nel suo archivio un progetto sul tema, magari all'origine stimolato come idea dai "nasoni" di Roma - nessuno gli impedisce di farsi un numero ovviamente contenuto di scatti "extra-committenza". Non timbra un cartellino... specie se lavora da solo e non deve retribuire la giornata a un assistente può attaccare prima e invece di pranzare in una trattoriola portarsi un buon panino e utilizzare il tempo in più per scattare anche ciò che vuole per sé. Professionalità (ed etica verso il committente, che so diciamo nel caso d'esempio un editore specializzato) vuole ovviamente che privilegi i momenti, per quanto attiene qualità e orientamento della luce naturale, funzionali ad ottenere il miglior risultato sui soggetti oggetto del lavoro.
Inviato: 4/3 10:52
Modificato da VRicciardi su 4/3/2026 11:09:20
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Re: Leitzphone |
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...scusate, una "frittata semplice" la posso vendere a diciamo cinque euro, cinque euro e cinquanta... una "omelette nature" a un po' di più, o no ???
Inviato: 3/3 14:05
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Re: progettare la fotografia |
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[cit.] (...) nascere l’idea di sviluppare un portfolio a partire da una singola fotografia. Una fotografia fatta NON per un portfolio, quelle foto fatte in occasioni non creative ma per “svago” (passatemi il termine). Raramente, ma succede, la tale fotografia “casuale” diventa il seme per la successiva creazione di un lavoro. Magari alla fine non rientrerà nel portfolio ma ha la funzione di fare nascere e sviluppare tutto. (...)
Mi riconosco molto in queste righe. Solo non distinguerei l'occasione più espressamente e intenzionalmente "creativa" dall'immagine realizzata in un momento di "svago"... riesco solo a distinguere, nella vita, immagini realizzate per lavoro, in vista del soddisfacimento dei desiderata di una committenza (sia pure con la libertà espressiva ed esecutiva che mi son conquistato) ed immagini per diletto. Non è che una volta uno esce due tre giorni con la famiglia e siccome passerà per Monteriggioni o per le "crete senesi" che sono posti stimolanti si porta la borsa con un po' di roba, e un'altra volta esce convinto e determinato con l'attrezzatura ed in mente "oggi vado nel posto X e faccio foto artistiche e creative". Lo saprà quando torna a casa, se è successo o no.
Inviato: 21/2 12:47
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Re: Parigi 1978 (foto 09) |
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Immagine complessivamente molto ben colta.
L'attempato cameriere emana, e suscita, empatia. Avrebbe, certo, ragionando in astratto, guadagnato non poco da una minore profondità di campo che facesse intervenire prima il fuori fuoco rispetto al soggetto, evidenziandolo di più (come con una focale moderatamente più lunga a diaframma abbastanza aperto); ciò avrebbe permesso, separando maggiormente i piani, ad altri soggetti di distrarre meno. ma questo è un genere in cui vale come al solito, cosa che in realtà nessuno in questo forum ha mai voluto negare, il principio "Fai quello che puoi, con quello che hai, nel posto in cui sei" (Theodore Roosevelt)
Inviato: 20/2 9:22
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Re: Parigi 1978 (foto 05) |
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Non è acquiescenza.
Tu posta belle foto, e puoi aspettarti questo da me.
Inviato: 17/2 21:29
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Re: Parigi 1978 (foto 05) |
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Tot capita, tot sententiae...
A me invece questo scatto, insieme a quello con la signora anziana (scura) in mezzo ai marinai lindi e pinti tutti bianchi, sembra quello fotograficamente più riuscito, pensa un po'... Su non meno di quattro piani diversi altrettante persone agiscono in modo indipendente, indifferenti l'uno all'altro; il ragazzo spinge il carretto, una donna pare stia per aprire (o forse chiudere ordinatamente da come lo tiene?) un ombrello, l'uomo con la sigaretta in bocca sta trafficando con la tenda, e un'altra donna forse sta gettando un'occhiata alla merce per valutarne i prezzi, o forse no, non lo sappiamo. Una scena di vita reale, normale e genuina. Ciò che è mosso lo è perché in moto, agisce, imperfezione di vita che contrasta con la scritta nitida e rigorosa sulla tenda. Certo, magari sarebbe stato ancora meglio se il muso del camion fosse entrato meno nel campo senza quindi arrivare ad iniziare a coprire la ruota del carretto (forse però in movimento? Era possibile ottenerlo?), ma "funziona" benissimo lo stesso... colta al volo, poca teoria e un bel colpo d'occhio.
Inviato: 17/2 20:19
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Re: Commenti a fotografie |
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Ovviamente, le mie sono considerazioni meditate e convinte, ma di ordine del tutto generale sull'argomento da te aperto; nel caso specifico delle immagini che in futuro dovessi postare tu, non ho una sola ragione al mondo per non rispettare il tuo desiderio, non ne trarrei gratificazione alcuna.
Inviato: 17/2 12:04
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Re: Londra. Una scena fotografata 100000 volte |
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Forse guadagnerebbe da una discreta dose di desaturazione locale (immagino che si possa fare): la cosa che "aggredisce" è la "sfiammata" di luce ai vapori di sodio disperatamente gialla e sovrassatura alla base del campanile, che è aliena al contesto (non per colpa tua).
Se provo a guardare la foto a monitor, e col pollice copro la base del campanile, eco che da Gardaland mi riavvicino a Londra. E' quell'illuminazione scenica che uccide l'atmosfera. Non credo che sia "sleale" fare una correzione locale a quel che, pure, la fotocamera ha registrato.
Inviato: 17/2 10:54
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Re: Commenti a fotografie |
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Un commento non è un pulpito dal quale un'autonominatasi maestrina si arroga col mignolino alzato il diritto di mettere il voto al compitino, ma solo un feedback di ciò che un'immagine - non solo il contenuto e l'intento, ma anche il modo e le scelte operative - stimola in, qui, altre persone che fotografano.
Taglio, prospettiva, inquadratura più stretta o più ampia, scelta della focale, gestione dei toni, fanno anch'essi parte del linguaggio, con cui ciascuno di noi cerca di dar forma visiva a uno spunto nato nella sua mente, il più delle volte dall'osservazione del reale. L'autore sente di "aver qualcosa da dire", o di "aver notato nel mondo qualcosa che gli stimola il desiderio di condividere quell'impressione", ed usa uno strumento (la macchina fotografica invece che il pennello o la penna) per "rendere l'idea". Le scelte operative fan parte del linguaggio che usa, come è un fatto - purtroppo - che uno che conosca più profondamente una lingua e tutte le sue sfumature, come Shakespeare o Georges Simenon o Carlo Emilio Gadda, ha a disposizione una gamma maggiore di aggettivi e di termini specifici per creare immagini mentali precise e suscitare nel lettore la stessa identica sensazione che ha provato lui di fronte a un'immagine un evento, una storia... di quanto non saprei fare io. Non siamo un campione di consumatori di cui si vuol testare solo l'immediata reazione di pancia a un breve spot pubblicitario - e interessa solo quanto funzioni, e si selezionano fra i commenti solo quelli che non citano il fatto che magari sia lo spot che reclamizza una merendina piena di grassi idrogenati e zuccheri che fa male ai bambini. Siamo tutte persone che, per hobby, per lavoro, o tutt'e due, bene o male fotografano. E, delle due, penso si debba essere MOLTO più prudenti nei confronti di un assoluto neofita, che da una stroncatura, magari "tecnicamente" in quell'occasione meritatissima, può trarre una demotivazione - il che non è certo rendergli un gran servigio. MOLTO meno verso un esperto, proprio in quanto tale. Da chi "fotografa da una vita" mi aspetto una consapevolezza di sé e delle proprie capacità che gli impedisca di sentirsi toccato se qualcuno nota qualcosa di migliorabile nel COME ha fatto una foto. Perché tanto per cominciare, se lo nota, deve anzitutto aver notato la foto, il che vuol dire che la ritiene interessante (si dice "degna di nota" per un motivo). Penso che chi veda, qui, una foto completamente priva di interesse (categoria "ma che ha premuto il pulsante di scatto a fare...?") si limiti a non commentarla. Esistono dei limiti rigorosi e doverosi di educazione, rispetto, buon garbo formale e sostanziale, anche nell'ipotesi che chi vede una foto specifica in quel caso non l'abbia apprezzata del tutto per qualche motivo. Che non vanno valicati per principio. (l'eccezione scherzosa occasionalmente ci sta, basta che chi scrive sappia tenere un tono che tiene ben distinta la singola immagine dal fotografo). Per il resto, non è che il ristoratore può risentirsi se in una recensione un visitatore invece di concentrarsi solo sul comprendere a fondo l'intento di ricerca di sapori tradizionali e fragranze di spezie antiche dello chef... nota educatamente anche che i tortellini in brodo sono arrivati in un piatto troppo basso per riuscire a mangiarli facilmente senza rischiare di sbrodolare la tovaglia. Magari dopo averlo riempito di complimenti per il sapore, la qualità delle materie prime e il servizio. Non è il ristoratore che può decidere su cosa verterà la recensione del visitatore. Altrimenti "pubblicare" qualsiasi cosa diventa una operazione del tutto autoreferenziale. Da giornalista, posso fare un parallelo: se a un politico in conferenza stampa dopo una domanda scappa un apparentemente cordiale "la ringrazio per questa domanda, che mi dà l'occasione di...", vuol dire che il giornalista NON ha fatto il giornalista, ma il fiancheggiatore, più o meno consapevole, dell'apparato di propaganda del politico. Negli USA, Trump ha preso l'abitudine di insultare, irridere i/le giornalsti/e che gli facciano domande - o controsservazioni alle sue risposte - che non gradisce, e successivamente da' ordine al suo staff di negargli il pass stampa per la prossima occasione pubblica. Sono molto più che semplicemente certo (molto più che certo, a priori) che costui non sia il tuo modello di riferimento. Si dice "ama il prossimo tuo". Be', per me un corollario dovrebbe essere "NB / il tuo prossimo non te lo scegli".
Inviato: 17/2 9:57
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Re: Scorci Londinesi |
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Buona la seconda, col contrasto fra la struttura molto tradizionale della struttura a traliccio che sostiene la copertura e l'insegna moderna (le luci al neon appese sulla destra si notano meno).
Inviato: 16/2 20:39
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Re: Parigi 1978 (foto 03) |
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Ottimo scatto,
guadagnerebbe da un po' di postproduzione della scansione per tirar fuori qualcosa di più dalle ombre, son scuro che nell'originale si vede meglio
Inviato: 16/2 20:36
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Re: Parigi 1978 (foto 4) |
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gradevole, molto "vera",
il campo inquadrato però per me sarebbe stato ideale fosse stato o proprio frontale (normale alla facciata), oppure ancora un poco più angolato, magari utilizzando una focale appena più corta in modo da dargli un poco più prospettiva. PS/ da noi "Dersu Uzala - il piccolo uomo delle grandi pianure" è un film immenso, la cosa più profonda e poetica di Kurosawa, mi fece venire i brividi lungo la schiena. Ha un posto sicuro fra i primi quindici film che più mi han lasciato un'impressione durevole. "non si butta nel camino il cibo avanzato... si mette fuori... di notte viene la tigre e mangia, viene il lupo e mangia... "
Inviato: 16/2 20:34
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Re: Londra. Una scena fotografata 100000 volte |
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Il bianco e nero ha un suo perché, come composizione, toni, dettaglio, cielo, contrasto fra la stolida simmetrica rigida rassicurante massa del campanile e agilità ardita del traliccio della gru. E' anche postprodotto piuttosto bene (forse sembrerebbe essere stata usata un filo di maschera di contrasto che rende l'effetto del dettaglio "un pochino troppo digitale").
Il colore invece - rigorosamente IMHO - proprio 'un se po' guardà (composizione con simmetria centrale non giustificata da alcunché, taglio, tonalità cromatiche, saturazione, contrasto, tutto... vado a mangiarmi un Pocket Coffee per dimenticarlo)
Inviato: 16/2 20:23
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Re: Troppa Grazia... |
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La foto è gradevolissima e vivace, il portato di un buonissimo colpo d'occhio, a me piace sia per l'ironia non dissimulata, che per il contrasto cromatico, la composizione e tutto.
E' stata aiutata dal contrasto evidentissimo fra i toni delle divise ed il grigio scuro della vecchina. Fossero stati soldati dell'esercito in mimetica grigioverde, avrebbe "funzionato" meno, in questo l'autore ha avuto anche un pizzico di fortuna. Forse mi sarebbe piaciuta ancora di più con una proporzione appena appena più orizzontale (ma non so se ciò che c'era oltre il margine destro e sinistro visibile avrebbe disturbato... magari il taglio finale proposto è il migliore possibile).
Inviato: 28/1 11:43
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Re: Tatsuo Suzuki |
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Quella poi del rispetto della inviolabilità della privacy, legata alla riconoscibilità della persona, può raggiungere a volte sfumature un attimo contraddittorie.
Di recente un certo ristorante X ha realizzato un video promozionale, poi finito in Rete, non so se su YouTube o sul sito Facebook del locale, non importa. Ora nel video viene ripreso - non in modo assolutamente peculiare e focalizzato, ma ripreso "en passant, anche, fra l'altro" -, un tipo che sta a cena un tavolo con una donna. Senonché il tipo era sposato, aveva detto alla moglie che quella sera avrebbe avuto una cena di lavoro con dei colleghi (al plurale, prima ancora che al maschile), e invece era fuori con la tipa. La moglie per puro caso vede con curiosità il video del locale, che già conosceva, scopre il marito fedifrago e chiede il divorzio. E quello, lasciato dalla moglie, fa una grande causa per danni al locale. Giuridicamente ci sta, c'è un rapporto causa effetto fra il video e la situazione legale che ha dovuto affrontare da parte della moglie. Avrebbero dovuto sfocare i volti, la privacy, bla bla. PERO' non posso non chiedermi se eticamente sia davvero davvero davvero da considerare causa primaria della sua crisi matrimoniale l'avventatezza del videomaker che non ha prudentemente pixelato o il fatto che tradisse la moglie. Certo, erano fatti privati suoi, chiarissimo, però la pancia mi dice anche altro. Allora in fondo la moglie dovrebbe risarcire il titolare del ristorante di ciò che dovrà pagare, perché in definitiva le ha fatto un favore manco piccolo... Portato all'estremo per provocazione: se un reporter di agenzia riesce a fotografare degli spacciatori che vendono delle pasticche di droghe sintetiche a minorenni all'uscita dalla discoteca, di quelle che ne fanno morire non pochi, e grazie a quelle foto le FFOO portano a termine un'ottima retata, gli spacciatori dovrebbero poter far causa al giornale perché non ha pixelato le facce?
Inviato: 19/12 10:36
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Re: Tatsuo Suzuki |
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Nel caso della street view, l'abilità del fotografo E', in fondo, concettualmente, proprio esattamente concettualmente congelare in un istante un momento dello scorrere (veloce) del tempo. E' proprio questo desiderio che è alla base del genere.
Lo fa anche il fotografo naturalista che con un 600 mm apocromatico e le possibilità di elevare la sensibilità senza troppo scadimento di immagine riesce ad immortalare l'attimo brevissimo in cui il martin pescatore ghermisce a pelo d'acqua la preda. Solo che al martin pescatore nessuno chiede liberatorie, e nessuno si preoccupa neppure del fatto che l'istante della fine della vita del pescetto, sicuramente somma e assoluta tragedia privata per quest'ultimo, sia immortalato e dato in pasto a generazioni di osservatori. La differenza nella percezione "etica" forse in archifoto (non voglio spiegargli le sue idee senza fargliele capire, cerco di immedesimarmi) sta nel fatto che senti come inaccettabile che ciò avvenga con esseri umani, la cui vita riconoscibile (perché ne potresti riconoscere le identità) diventa oggetto passivo di un brillante colpo d'occhio altrui. E poi, se la foto è riuscita, pubblico dominio di un istante in fondo privato. Probabilmente non disturba archifoto invece la foto con la silhouette nera del ciclista - lievemente mosso e abbastanza sfocato per via del moto - che passa poco sotto la rampa di scale. O quella coi ragazzini che di spalle corrono verso la spiaggia per buttarsi in acqua. Tante foto di HCB, in fondo, senza che ciò sia un suo obiettivo primario per le circostanze dello scatto tutelano di fatto le identità delle persone. Però immagino che quel bambino con quella faccia da impunito, tutto fiero di star portando correttamente a termine la sua commissione - coi suoi due bottiglioni di vino in buone mani, lui è all'altezza di farli arrivare sani!!! - rivedendosi tanti anni dopo non ne sarebbe offeso e non si sentirebbe neppure "invaso". Vedo comunque, nell'ambito del genere, una umana simpatia nel modo con cui HCB gaurdava le persone, come già scritto.
Inviato: 19/12 10:17
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Re: altra triste notizia: Franco Vaccari |
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Un articolo che lo racconta meglio - non è che abbia solo pubblicato un saggio e bòn.
https://www.fotografia.it/news/e-morto-lartista-franco-vaccari/
Inviato: 15/12 11:13
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Re: Tatsuo Suzuki |
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Distinguiamo fra turisti e viaggiatori, però.
Non è che si passi con soluzione di continuità da sofisticati e coinvolti reporter della condizione umana dei più disagiati come Pietro Di Giambattista (spontaneamente molto, molto rigido sull'etica dello scatto), o Francesco Zizola o Paolo Pellegrin... direttamente solo a turisti da MSC Crociere che scendono cinque ore dal multicolore falasterio galleggiante pieno di slot-machine e di Spritz e cercano nella casbah di Tunisi o Marrakesh un batique da regalare fotografando nel contempo gente che sa fargli trovare anche l'immagine dell' "ambiente etnico" che desiderano. Ci stanno tanti termini intermedi. Esistono ancora, i viaggiatori. Che non partecipano al WPP, magari, ma non per questo metterebbero i piedi dentro le orme verniciate a terra per suggerire esattamente "dove mettersi per fare la foto delle cascate" a Niagara Falls. E anche tanti amatori appassionati che cercano di fare street. Certo, HCB andava in giro quando la "fotopiccola 35 mm" (termine delizioso letto su FOTOGRAFARE di Sergio Namias, 1951) 35 mm quasi invisibile era assai poco diffusa, e ciò che girava erano fotocamere box comunque più visibili e apparecchi a soffietto 6x9 con pellicola 620, poi biottiche. Una Leica passava molto più inosservata. E comunque, non è che andava a ficcare quasi l'obiettivo in bocca a un clochard sdentato perché era un sacco pittoresco, si regolava. Tutto sta a regolarsi.
Inviato: 14/12 13:54
Modificato da VRicciardi su 14/12/2025 14:17:39
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Re: addio a un attento osservatore del kitsch |
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Come ho scritto anche altrove, se posso fare un parallelo che spero non scandalizzerà sotto certi aspetti Martin Parr mi ha sempre prodotto sensazioni e veicolato stimoli - in fotografia - paralleli a quelli che mi suscitava Jacques Tati nel cinema. - Mi è sembrato osservare il mondo - o, meglio, l' umanità - con uno sguardo molto, molto affine a quello del geniale attore e cineasta francese.
In certe foto par quasi di immaginare Mr. Hulot al fianco di Parr che, dopo uno sguardo d'intesa fotografa; mentre il primo annuisce appena, compiaciuto. Stesso sguardo analitico ma affettuoso, spietato nel descrivere la realtà della vita - nei dettagli un po' assurda e fantozziana - della "gente comune" ...senza idealizzazioni ma con intima simpatia. ”La gente ordinaria e i posti qualunque ispirano in me la stessa passione che porta altri fotografi a raccontare guerre, carestie ed epidemie: io, però, preferisco andare nel supermarket della mia città” (M.P.) La poetica di Tati ha avuto un vero erede sul piano dello stile? Forse no, perché quel che voleva dire l'ha detto. E poi... è morto. Parr forse ha proseguito troppo reiterando un filone che in fondo aveva eviscerato abbastanza, diventando prevedibile. Ma il buono che ha lasciato resta.
Inviato: 10/12 23:17
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Re: Presenze |
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Perché escludere la presenza (suggerita dall'ombra) del fotografo? In una "serie" di immagini anche molto diverse potrebbe essere manifestazione discreta, meno sguaiata di un selfie, dell' "io narrante"... come la voce fuori campo del grande Francesco Pannofino che doppia Tom Hanks in Forrest Gump.
Inviato: 2/12 16:25
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| ...io non vorrei mai far parte di un club che accettasse uno come me come socio... (Valerio, lib. tratto da Groucho Marx) | ||
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), possa seriamente essere apprezzata?
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(composizione con simmetria centrale non giustificata da alcunché, taglio, tonalità cromatiche, saturazione, contrasto, tutto... vado a mangiarmi un Pocket Coffee per dimenticarlo)


