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Ci ha lasciato il grande FOLCO QUILICI

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10/1/2010 10:42
Da Roma
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Pian piano, come è inevitabile, una gagliarda generazione che si è fatta seriamente da sé ed ha ottenuto dei risultati di grande rilievo senza l'ausilio sedativo e demotivante della "facilità" se ne va... è la natura delle cose.

Quilici ha portato avanti e di molto lo stile ed il contenuto dei documentari geografici, antropologici, naturalistici, ha praticamente inventato il documentario subacqueo, ed ha tracciato uno stile personale e innovativo anche in fotografia.

Garbatissima e coltissima persona con cui avevo potuto discorrere decine di volte - la prima volta ero ancora un ragazzo, su un treno Bologna-Roma - ha lasciato veramente una traccia nello stile e nella tecnica dei documentari a sfondo geografico, culturale, antropologico, naturalistico. Era rimasto orfano a soli 11 anni, perché suo padre, giornalista, era sull'aereo pilotato da Italo Balbo che (forse) fu (fatto) abbattere sui cieli di Tobruk "scambiandolo per un velivolo nemico".
Mi raccontò che la sua prima cinepresa 16 mm, ovviamente strausata, se la comprò mettendo da parte i soldi che riusciva a risparmiare... bigiando il biglietto sui tram della Capitale, era ancora un ragazzotto. Sarebbe bastata una multa di un controllore per rinviare di mesi l'inizio della sua storia cinematografica.
I primi, veri, film e documentari subacquei con una finalità di alta divulgazione ed una regia coerente sono stati i suoi. Prima di lui, c'erano le riprese pionieristiche degli apripista, certo degli eroi a modo loro, ma non c'era una capacità narrativa come quella che dimostrò.

In tempi in cui una custodia come la Rollei Marine era ancor da venire, fantascienza per pochi visionari, si era ingegnato per portarsi scafandrato sott'acqua quasi qualunque cosa, con degli accrocchi improbabili che sembravano all'inizio macchine fantastiche di Mordillo.
Sesto Continente richiese qualcosa come 10.000 ore di immersioni fra lui ed altri grandi come l'immenso Raimondo Bucher, che ha praticamente fondato l'immersione subacquea con autorespiratore e contribuito a concepire tutto quel che conosciamo ed uutilizziamo oggi, e oltre i 90 anni ancora si immergeva in aria compressa ...e nonostante tutto quel che ha vissuto e rischiato arrivò a 96 anni, o il grandissimo Bruno Vailati, più grande di lui di 11 anni e che ci ha lasciato nel '90. Il primo a colori, in 16 mm, bellissimo, con difficoltà logistiche nelle riprese inconcepibili in anni in cui le biciclette devono pedalare da sole e noi quasi far solo finta, l'autoscatto dev'essere gestibile via Wi-Fi e l'autofocus deve saper intuire se la folaga virerà a destra o sinistra, se no minacciamo minimo di riprendere a fare la pipì a letto.

Era anche un valido fotografo, con uno stile giornalistico ma efficace, forse un po' condizionato dal gusto del NG ma personale; autore di innumerevoli libri con illustrazioni bellissime - incidentalmente, a parte la SWC da cui non si staccava mai sul medio formato aveva finito per preferire la Pentax 6x7 per la qualità delle sue dia nell'editoria di elevate pretese, ma solo quando il bagaglio lo permetteva (la Hassy V ingombrava e pesava meno). Sul 35 mm quando era arrivata con le sue belle ottiche amava più delle macchinose F2 la RTS prima generazione (quella che... funzionava). Quando poteva privilegiava l'uso della Kodachrome 64, combattendo corpo a corpo con la sua dinamica compressa, perché si era reso presto conto che era stabile nel tempo, a differenza delle pellicole E6 che tendevano chi più chi meno a virare verso il magenta. Un fotografo che conoscevo, L. Zerboni, per lui riprodusse in 6x6 a Roma con la Mamiya C330 e il 65 migliaia di foto stampate. Lasciò all'Archivio Alinari quasi un milione di immagini quando si rese conto che non avrebbe avuto le forze per scattarne altre.

Ti-Koyo ed il suo pescecane fu il film che da bambino mi fece scoprire i Mari del Sud, e l'idea astratta di fuggire in un mondo semplice, naturale e lontano dalle nostre miserie, quella fuga positiva che poi non si verifica mai, anche se qualcuno ...dentro di sé ci riesce. Fu in fondo abbastanza colpa sua se iniziai molto presto a cercar metodicamente di portarmi la mia prima SP1000 nei posti più strani, in cima a scogli alti su cui nessuno aveva interesse apparentemente ad arrampicarsi, poi su vulcani in piena eruzione o appena quiescenti e ancor superficialmente caldissimi.

Penso di dovergli in fondo davvero qualcosa sul piano della formazione... lui, Richard Attemborough, Piero Angela, Ansel Adams, Bertrand Russell, quattro dei miei professori alla Sapienza son stati parte strutturale di quel che ho indegnamente cercato di diventare, un work in progress sempre sistematicamente in ritardo sulla vita che non so a che livello - almeno di coscienza - sarà arrivato a consuntivo.
Mio padre lo ha anticipato di quasi tre mesi giusti, va a sapere, vigliaccamente mi piace pensare che magari si conosceranno e si faranno qualche lunga chiacchierata, eran coetanei.

Inviato: 24/2 23:00
...io non vorrei mai far parte di un club che accettasse uno come me come socio... (Groucho Marx)
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Re: Ci ha lasciato il grande FOLCO QUILICI
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13/5/2004 17:25
Da lombardia
Messaggi: 5851
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Che belle parole hai usato! E che però Folco Quilici e gli altri che hai nominato meritano ampiamente.
Anche per me da ragazzo, i documentari ed i film di Quilici sono stati una scoperta di mondi sconosciuti, puri ed all’epoca ancora quasi incontaminati, Mururoa, BoraBora, l’arcipelago delle Taumatou e tanti altri,
Posti che non ho mai visto dal vero e che credo mai vedrò, un po’ perché ancora oggi sono per noi remoti, ma anche perché dai documentari e servizi - ormai frequenti- che ora mi capita di vedere degli stessi luoghi in televisione, ho maturato la convinzione che sarebbe una mezza delusione.
Ormai son posti da turisti, sia pure di un turismo elitario visti i costi. Temo sia rimasto ben poco del mondo magico, semplice, primitivo descritto da Folco Quilici tra la fine dei ‘50 e l’inizio dei “60 , quando ogni ripresa era un’avventura sospesa tra scienza e goliardia, resa possibile - come hai giustamente ricordato - anche da alcuni eccezionali compagni come Bucher, Vailati ed altri.
E francamente la delusione sarebbe tale che quasi preferisco non andarci e conservare nella mia mente le sensazioni e le immagini, magari ancora in bianco nero, di “come dovrebbe essere”.
E poi sì, come non ricordare il garbo, direi quasi la dolcezza con cui Quilici raccontava le sue storie in tanti documentari televisivi ormai sepolti penso e spero, negli archivi RAI? Anche queste, cose di un’altra epoca e di un altro mondo, quando ci si poteva recare in posti strani e sconosciuti senza correre il rischio di essere rapiti e sgozzati o peggio. Quando - come scriveva Waugh - “ viaggiare era un piacere”.

Inviato: 25/2 4:12
Tessera C.F.A.O n. 3

"Tempo fa ero indeciso, ma ora non ne sono più così sicuro" Boscoe Pertwee

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Re: Ci ha lasciato il grande FOLCO QUILICI
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8/9/2005 0:10
Da Lazio
Messaggi: 2361
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E' stato un mito, l'evoluzione 'scientifica' di Bruno Vailati che pure ci fece conoscere terre e mari sconosciuti, ma con uno stile più cinematografico. Posso solo immaginare che splendida vita ha avuto.

Inviato: 25/2 10:22
Mauro-Tessera C.F.A.O. n°12
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E Dio creò il gatto in modo che l'uomo potesse accarezzare la tigre....
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Re: Ci ha lasciato il grande FOLCO QUILICI
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8/2/2005 19:08
Da Vigevano, Milano, Asso
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Ricordo di averlo “scoperto” alle elementari e divenne un mito per il bambino che ero, affascinato dalle immagini delle sue imprese.

Inviato: 25/2 16:49
sono moderno, non contemporaneo
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Re: Ci ha lasciato il grande FOLCO QUILICI

Iscritto il:
10/1/2010 10:42
Da Roma
Messaggi: 374
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Ho ritrovato un ritratto che gli feci molti anni fa, direi attorno al 2007-8. Forse pure un anno prima, ma certo non dopo.
Me lo chiese il direttore di Archeologia Viva perché serviva per la IV di copertina di un DVD con L'impero di marmo, che era allegato alla rivista.
Ne ho ritrovato e scansionato la locandina (ne avevo sorprendentemente da qualche parte una...).
Sicuramente Provia 100F, direi Pentax MX coll'85/2 M. Rammento che gli feci mettere un'incerata gialla tipo "sto sul ponte della nave oceanografica in Artide" e poi lo feci mettere di fronte ad una zona molto in ombra del giardino di casa sua, per giocare col contrasto fra lui illuminato lateralmente da una lama di sole ancora basso e lo sfondo scuretto (sottoesponendo un po' per chiuderlo ancora) per tentare una luce un po' caravaggesca.
Si, lo so, l'ho reso un po' alla "Indiana Jones con la macchina fotografica in mano", ma non è una mistificazione, perché lui in fin dei conti ha fortissimamente voluto, ed è riuscito con tenacia a vivere, proprio come "Indiana Jones con la macchina fotografica in mano".

Allega:



jpg  ©V.Ricciardi-Folco Quilici-RID .jpg (156.12 KB)
2013_5a97b251bb9ca.jpg 950X1200 px

Inviato: 1/3 9:05
...io non vorrei mai far parte di un club che accettasse uno come me come socio... (Groucho Marx)
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Re: Ci ha lasciato il grande FOLCO QUILICI
Moderatore
Iscritto il:
4/11/2005 13:12
Da Roma
Messaggi: 9878
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Bel ritratto e bel racconto.

Fer

Inviato: 1/3 14:03
Tessera C.F.A.O. n°14
Gallery (pBase)

** Si ricorda di leggere bene il REGOLAMENTO ** ....
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Re: Ci ha lasciato il grande FOLCO QUILICI
Moderatore
Iscritto il:
8/9/2005 0:10
Da Lazio
Messaggi: 2361
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Molto bello il ritratto

Inviato: 1/3 14:55
Mauro-Tessera C.F.A.O. n°12
Leggere con attenzione il REGOLAMENTO

E Dio creò il gatto in modo che l'uomo potesse accarezzare la tigre....
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